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27 dic 2008

Presidenzialismo e province. Discussioni inutili e buon governo.

In principio girava voce che Berlusconi volesse aspirare alla carica di Presidente della Repubblica. E tutti a dar voce ad un chiacchiericcio fastidioso quanto inutile.

In seguito si è pensato che se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto. Giacché devono aver spiegato a Berlusconi e ai suoi che se diventa Presidente della Repubblica, materialmente non può fare alcuna legge ad hoc (come la Legge Gasparri, ma l’elenco sarebbe più lungo) e giacché non può correre il rischio che a farle sia qualcuno per lui (meno disposto a sputtanarsi in prima persona), occorre, quindi, che il presidente del Consiglio abbia più potere. E giù con il presidenzialismo all’americana; il semipresidenzialismo alla francese e via discorrendo. Ma qualcosa all’italiana (nel senso migliore della locuzione) no? Abbiamo le migliori menti in quasi tutti i campi dello scibile umano e non si riesce a partorire una riforma che non copi gli altri? E se dovessero essere gli altri, forse, a copiare noi?

Se volessimo attuare il presidenzialismo, per intenderci un presidente come negli USA, dovremmo riscrivere la costituzione da zero, dati i riflessi sulle più alte cariche dello stato e date le conseguenze, per esempio, sulla promulgazione delle leggi, sul CSM e così via. Quindi non proprio una cosa che si improvvisa dalla sera alla mattina. Per carità, sarebbe anche affascinante, ma molto difficilmente applicabile. Giacché occorre essere pragmatici possiamo anche non interessarci alle cose affascinanti ma inapplicabili. È inapplicabile perché intanto scompare il Presidente della Repubblica nel senso inteso dalla nostra Costituzione. La sua figura è sinonimo di preventiva garanzia costituzionale (la Corte Costituzionale, invece, interviene quando la legge è già in vigore e durante un processo si teme che sia incostituzionale: quindi un intervento posteriore rispetto all'entrata in vigore). Seguendo tale chiave di lettura il Presidente è a capo del CSM (organo di autogoverno della magistratura: organo indipendente). Per come è concepito in Italia il Presidente della Repubblica non può essere eletto direttamente dal popolo perché altrimenti sarebbe espressione di una parte dei cittadini, e non potrebbe rappresentare l’unità nazionale (come previsto dalla Costituzione). Come si sopperisce a tutto ciò con la riforma in senso presidenzialista? Intendo dire: con il presidenzialismo all’americana chi presiederà e secondo quali criteri sarà eletto il presidente del CSM? Certo non può essere eletto dal popolo o dalla maggioranza di governo; né nominato stesso dal Governo, a pena della perdita della suddetta autonomia dell’organo supremo della magistratura.

Il semi presidenzialismo alla francese comporta comunque un presidente della Repubblica eletto direttamente dal popolo (con la conseguenza che anche in non potrebbe essere rappresentante dell’unità nazionale e non potrebbe svolgere funzione di garante) senza contare la possibilità di coabitazione, cioè il Presidente della Repbblica di un partito e il Primo Ministro del partito opposto. In realtà è stato storicamente dimostrato che la coabitazione non è il migliore dei modi per governare un paese.

Cosa, quindi, si può fare? Vantaggi potrebbero profilarsi se la nomina e la revoca dei ministri possa essere effettuata dal Presidente del Consiglio direttamente in modo da potergli conferire una maggiore forza. Deleterio sarebbe abolire, o depotenziare fortemente, la figura del Presidente della Repubblica.

Suggerirei, poi, piuttosto che discutere del Presidente della Repubblica, si cominciasse a discutere di snellire la macchina della Pubblica Amminsitrazione. Dov’è Lamberto Dini e dove sono tutti coloro anche del centrodestra che volevano l’abolizione delle province? È inverosimile che in Italia, solo 9 province su 107 hanno una popolazione maggiore ad un milione di abitanti. I comuni sono 8101. Ci si lamenta, giustamente, degli stipendi dei politici, ma non dimenticatevi della pletora di governanti locali.

Se proprio si vuol reperire fondi e fare una riforma seria, strutturale e duratura, si cominciasse a sfoltire quest’inutile abbondanza di governanti che passa sotto silenzio e che viene ripresa spesso a fini elettorali.

21 dic 2008

Questione morale. È questione di fatti.

La questione morale che tanto ha imperversato nei giorni scorsi è una questione ridicola se non ributtante, non tanto per la problematica in sé e per sé, ma per i soggetti che l’hanno proposta.

Intanto chi parla da anni e periodicamente di questione morale (e mi riferisco sia al PD che al PDL) non ha avuto il coraggio di presentare liste scevre di pregiudicati in Parlamento. Solo Di Pietro (IdV) fa eccezione. Così il Presidente del Consiglio non potrebbe essere eletto, perché detentore di una concessione dello Stato di rilevante entità economica.

A Napoli alcuni assessori sono agli arresti, altri sono indagati (e ad onor del vero è indagato anche Bocchino che della Jervolino fu lo sfidante per il posto di sindaco alle ultime elezioni). La Jervolino sostiene di non saper nulla, e per dovere di cronaca mi risulta che nulla penda a suo carico; ma credo che lo smacco politico sia forte e debba indurla a porsi più di una domanda su chi a scelto come assessori; a chiedersi come mai lei non sapesse nulla delle presunte irregolarità dei propri assessori e a chiedersi come mai proprio alcuni esponenti del suo stesso partito (vedi per esempio Cacciari) le dicano di andarsene.

Non dimentichiamoci di Villari (che il PD ha espulso) e di tutta la questione della Commissione di Vigilanza RAI, ora spedita nel dimenticatoio. Un attaccamento alla poltrona degno dei peggiori politicanti.

Nel frattempo Veltroni apre il dibattito, promette che discuteranno della questione morale e del rinnovamento (come hanno già fatto?); Berlusconi, dal canto suo, per garantire la “legalità” vuole restringere le possibilità di utilizzo delle intercettazioni e sembra che la questione morale non lo riguardi. Ma finché non vi saranno atteggiamenti concreti e mirati a risolvere la questione morale (ed uno di questo sarebbe proprio candidare al Governo e in Parlamento persone al di là di ogni sospetto) la nostra classe politica farà prevalentemente chiacchiere, per di più inutili.

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