28 set 2008

Lodo Alfano. Oggi a me, domani a te

Il Guardasigilli ha creato dal nulla il c.d. lodo Alfano che prevede l’immunità da ogni sorta di processo per le cinque cariche più alte dello Stato nel periodo in cui sono in costanza di mandato.

Indovinate tra le cinque cariche più alte chi ha più necessità dell’immunità? Ovviamente lui, il presidente ironico incompreso (ultima incomprensione ironica: paragonare Ahmadinejad ad Hitler dimenticando che nessuno dei due ha mai voglia di scherzare). La norma, comunque, presenta alcuni dubbi di anticostituzionalità in quanto la nostra costituzione prevede il principio di uguaglianza che dice quanto segue:

Tutti i cittadini hanno pari dignità dinanzi sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinione politiche, di condizioni personali e sociali.

Di condizioni personali e sociali dice la Costituzione. Questo principio significa che situazioni uguali vanno giudicate (e legiferate) in modo uguale, e situazioni diverse in modo diverso. E che le differenze non possono essere giustificate dalle distinzioni elencate nell'articolo. Nel caso di specie dalle condizioni personali e sociali. Non può essere immune, seppur temporaneamente, chi per una condizione personale e sociale è tra le cinque cariche più alte dello Stato. Ma volendo anche fare sforzo di elasticità mentale si può anche sostenere la tesi, per certi versi anche corretta, per la quale chi governa (almeno ai livelli più elevati), non deve ricevere interferenze o pressioni nel proprio operato dalla magistratura in virtù della separazione dei poteri. Anche perché si tratta di una sospensione del processo che riprende alla fine del mandato, e non di una totale immunità in virtù della quale chi governa non verrà mai giudicato. Perfetto.

Passiamo per buona tale ultima interpretazione, ma in tal caso, tuttavia, occorre aggiungere una piccola postilla. Piccola quanto fondamentale: Chi ha terminato il mandato non può candidarsi alle cinque cariche più alte dello Stato finché non ha terminato i processi che lo riguardano. Significa che oggi ti do credito e ti lascio governare, domani saldi e ti lasci giudicare. E non si ritorna a governare finché la propria posizione non è chiara.

16 set 2008

Prostitute - Un male necessario?

Ora saranno soddisfatti i residenti delle zone “infestate” dalle lucciole. Il DDL della Carfagna, infatti, promette guai seri sia per i “fruitori” del servizio, sia per le prostitute stesse: che rischiano entrambi – se il disegno dovesse entrare in vigore – una salatissima multa e forse forse anche l’arresto.

In questi giorni, i giornali e le televisioni si sono occupati ampiamente della cosa. Certo, stride un po’ il fatto che, a proporre questo disegno di legge, sia una persona che ha acquisito notorietà anche grazie all’esibizione del suo corpo: basti ricordare che la Carfagna ha posato per dei calendari, come giustamente ricorda Carla Corso, una delle fondatrici del Comitato dei diritti delle prostitute.

Ma non si vuole ora fare della polemica ad un progetto che – in ogni caso – qualche effetto positivo ce l’ha. Soltanto che pare anche questo il classico provvedimento “di facciata”, che ricorda un po’ la munnezza napoletana: togliamo le ragazze dalla strada, e rendiamo reato la prostituzione. Già. Ma si è pensato anche alle conseguenze che tale provvedimento avrà? Ci sono vari soggetti in gioco: le prostitute, i protettori, i clienti. E bisogna avere a che fare quindi con questo triangolo, delicato e infernale allo stesso tempo, ma del quale comunque non si può non tener conto.

La prostituzione, come è noto, è il mestiere più antico del mondo. Non è togliendola dalla strada che si elimina. Anche perché è ineliminabile proprio per natura umana (anzi meglio dire “per natura maschile”, visto che il 95% circa delle prostitute sono donne).

Ma come ben sa chi ha un minimo di apertura mentale sull’argomento, il fenomeno è trasversale, e copre un po’ tutte le categorie sociali: non esistono fasce di età, culture o professioni particolari rispetto ad altre, insomma: i clienti delle prostitute sono “di tutti i tipi”. Si va dall’operaio che guadagna poche centinaia di euro al mese, al professionista in carriera che vuole una notte di trasgressione, passando per tutte le possibili vie di mezzo.

E se, da una parte, può essere giudicato deprecabile il tipico “puttaniere con famiglia a carico”, sicuramente non lo è chi, libero da vincoli sentimentali, sceglie, per desiderio o necessità, di rivolgersi al sesso a pagamento.

Non dimentichiamoci che la prostituzione su strada è soltanto una “porzione” nell’insieme variopinto del fenomeno. Oggi non è più un mistero venire a sapere che, su internet, si trovano centinaia e centinaia di annunci di ragazze che “esercitano” nelle case proprie, o presso l’altrui domicilio.

E cosa succederà, per l’appunto, eliminando le ragazze dalla strada? La classica legge della domanda e dell’offerta: aumenterà il numero delle ragazze che lavoreranno su appuntamento.

In molti dicono che, in questo modo, si agevolerà ancora di più la criminalità che ruota intorno al fenomeno: tratta di esseri umani, sfruttamento, eccetera. Ma a prescindere da ciò, e sapendo che, in ogni caso, la domanda resterà, non sarebbe meglio a questo punto imitare quegli stati che l’hanno resa legale?

A dirlo è Don Andrea Gallo, che giustamente puntualizza: 
«Solo così, seguendo la linea tracciata dall'Olanda, mettendo a disposizione delle aree, lo Stato riuscirà a controllare un fenomeno che non si può debellare. In più, grazie alla denuncia fiscale presunta, ne trarrà anche profitto. Come cristiano e come prete mi indigno di fronte a tanta ipocrisia. Con questo provvedimento siamo nella regressione culturale. Non si può pensare di affrontare un problema come la prostituzione soltanto attraverso la repressione. E invece mi sembra che siano convinti di poter affrontare un problema come questo, senza per giunta creare nessuna alternativa. Un delirio di onnipotenza.»

Quali sono le ipotesi sulle conseguenze di questa legge? Immaginiamo: le prostitute della strada, in parte, se ne torneranno nei paesi d’origine. La parte che invece resterà in Italia, eserciterà in ambienti chiusi, e probabilmente aumentando le tariffe. Con la ulteriore conseguenza che chi non potrà permetterselo, resterà a “bocca asciutta”. Aumenterà quindi l’offerta delle ragazze su appuntamento, con nuovi siti internet e annunci su carta. Si può fantasticare parecchio, ma... il problema è che questa legge dovrebbe debellare il racket, gli sfruttatori e il giro di criminalità di questo mercato, che di fatto invece resterà ancora nelle mani dei delinquenti.

Ecco quindi la necessità di utilizzare misure più ad ampio raggio, agendo non soltanto sulla parte “visibile” (il decoro dei marciapiedi), ma anche e soprattutto su quella “invisibile” che è senz’altro la componente più criminosa di tutta la faccenda.

Qual è la differenza??

Da un lato l'incontro tra Sarkozy ed il Papa (foto AdnKronos/IGN) segnato da una cordiale stretta di mano; mentre a l'incontro tra Berlusconi e il Papa con un ricco baciamano. Aggiungo solo che poi non ci si meravigli del fatto che la Chiesa in Italia pretende di comandare e di giudicare le generazioni politiche e le leggi presenti in Italia. In Spagna Zapatero si rifiutò di presenziare alla Messa del Papa, come avviene per consuetudine; in campagna elettorale a chi gli diceva che la propria politica non era ben vista dai vescovi, rispose: Il mio partito non è il partito dei vescovi. Mastella o Casini fisiologicamente non possono rispondere così, ma nemmeno gli altri mi pare che abbiano questo coraggio.
Lo specchio del comportamento degli Stati nei confronti della Chiesa è come viene ricevuto il Papa. Per il resto a voi le conseguenze.

11 set 2008

Il gioco delle tre carte.

L’accordo bipartisan Violante-Ghedini è preoccupante. La base da cui occorre partire è che la macchina della giustizia, in ogni sua fase, dev'essere indipendente dalla politica. Anche nella fase delle indagini.
Se il Governo controllasse i Pubblici Ministeri sarebbe fuori dalla grazia del Cielo. E ciò accadrebbe se i pubblici ministeri o i giudici fossero dipendenti del Governo. Accadrebbe se fosse il Governo a dire quali reati perseguire principalmente e quali no. Accadrebbe se si sospendessero per un anno e per disposizione di legge alcuni processi ed altri no. Queste misure hanno ricevuto, non appena proposte, una caterva di proteste giustificate dal fatto che una grande conquista dello Stato di diritto è la separazione dei poteri. Chi comanda e chi giudica devono essere soggetti separati.
Ed allora hanno ben pensato di voler controllare le indagini della Polizia specialmente quando queste non sono gradite. Solo che le indagini le dirige il Pubblico Ministero disponendo della polizia. Lo dice la Costituzione ed il codice di procedura penale. Anzi: dare la direzione delle indagini conferita ai PM serve proprio ad evitare questo controllo dei poteri forti sulle indagini.

Ecco che, quindi, non potendo fare altro provano a cambiare l’articolo 327 c.p.p. (che, com’è ora, prevede che la direzione delle indagini spetta al PM). Che succede con la norma com'è ora: la polizia giudiziaria viene a conoscenza di un reato e la comunica al Pubblico Ministero con un'informativa. Il Pubblico Ministero iscrive la notizia di reato nel registro apposito e da quel momento assume la direzione delle indagini. Vuol dire che il PM può dire alla polizia e ai carabinieri cosa fare e cosa non fare per quella relativa indagine (si chiama dipendenza funzionale). Il PM, quindi, può ordinare alle forze dell'ordine di compiere perquisizioni, ispezioni, sequestri o disporre il fermo di una persona etc. Ovviamente il cambiamento della legge consiste nel sottrarre tale dipendenza delle forze dell'ordine, inventando la storiella di dare più autonomia alla polizia. Ciò che non dicono è che, in realtà, l'autonomia d'indagine non l'avranno, perchè la polizia dipenderà poi dal Governo che indirettamente può condizionare le indagini.
Ciò significa che, se passa la proposta, il PM non conterebbe più un tubo, in relazione alle indagini da svolgere, perché viene eliminata la parte in cui si stabilisce che è il PM che dirige le indagini. Ma hanno fatto i conti senza l’oste. L’articolo 109 della Costituzione (non del regolamento comunale di Topolinia, che pure ha un certo valore) dice: L’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria. Quindi una qualunque norma o anche qualunque interpretazione contrastante sarebbe incostituzionale.
Poi c'è la questione relativa a quando le forze dell'ordine devono comunicare la notizia di reato: la normativa vigente dice che non appena viene acquisita la notizia di reato, dev'essere comunicata al PM senza ritardo. Vuol dire che se le forze dell'ordine ritardano la comunicazione in modo tale che il PM non può operare per assicurare i primi elementi di indagine o per disporre i primi provvedimenti (di norma quelli più importanti: se l'assassino scappa o inquina le prove lo fa subito, non aspetta dieci giorni) hanno violato la procedura penale. Ebbene vogliono abolire la locuzione senza ritardo e ciò per fare in modo che siano intuibili prima chi sono i protagonisti delle indagini e con quale tempistica comunicare la notizia.
Non so a voi, ma a me sembra il gioco delle tre carte. Giustizia equivale ad indipendenza dal potere politico; vuol dire equità di giudizio; vuol dire che situazioni uguali vanno giudicate in modo uguale e situazioni diverse in modo diverso. Tutto ciò, con questi cambiamenti, rischia di essere gravemente compromesso.

7 set 2008

La religione (cattolica) per tutti o tutte le religioni per chi vuole?

Elena Donazzan, assessore all’istruzione della Regione Veneto, sta lavorando per inserire l’ora di religione, cattolica, obbligatoria per tutti, sostenendo che le principali regole di comportamento derivano da valori che discendono dalla religione cattolica. La Donazzan, come molte persone indottrinate, dimentica che, a pensarci bene, le regole di comportamento sono previste anche dal diritto. Non rubare, non uccidere e non desiderare le cose degli altri sono un modo diverso, più semplice, per definire il furto/il furto con scasso/il furto aggravato oppure l’omicidio doloso/colposo/preterintenzionale. E un assessore, pagato con i soldi pubblici e non dal Vaticano, dovrebbe trasmettere questo segnale, non mostrare ancora una certa sudditanza al Vaticano. È normale che poi Bagnasco si monta la testa e dice che la Chiesa può fare politica.

Conclusione: non confondiamo le regole di comportamento con le radici e con la cultura. Le regole di comportamento vanno insegnate come educazione civica, spesso trascurata nelle patrie scuole. La cultura presuppone che si conoscano le principali religioni, per non averne paura e per potersi integrare tutti e bene nella legalità e nella civiltà. La religione sicuramente va rispettata, ma è cosa diversa dal diritto; anche se, come il diritto, comporta certo delle regole di comportamento. E se proprio dobbiamo parlare di valori, è bene che tutti ricordino che la nostra Costituzione impone all’Italia di essere uno stato laico. La religione di ognuno di noi è assolutamente un quid privato, riservato. Ognuno di noi dev’essere libero nella scelta consapevole della religione che si vuole praticare (o di non praticare nessuna religione). Ma la consapevolezza deriva dalla conoscenza, da cui l’obbligo per la scuola di insegnare le varie culture religiose principali. Ma questo se si vuol parlare di uno stato laico, concetto che in varie occasioni sento come violentato, cambiato, dimenticato. Questa è una di quelle occasioni.

2 set 2008

Maschere napoletane. Capitolo secondo: l'invadente

Dopo aver affrontato la vajassa, occorre stare ben attenti ai soggetti invadenti, quanto meno perché spesso arrivano quando meno te li aspetti. La figura dell’invadente in cui v’imbatterete può presentare molte sfaccettature. Una prima è quella dell’invadente servizievole: pur di farsi bello dinanzi alla propria vittima, quasi gli strappa le cose di mano in modo ansiogeno/frenetico andante. Frasi ricorrenti saranno: Lasci lasci faccio io, dia a me! Lei si riposi! Per carità. Un atteggiamento simil-lecchino che è giustificato, in parte, solo dal fatto che ci si vuol rendere servizievoli. Ci manca solo che dica: la prego mi frusti, sono sotto i suoi piedi (e la tentazione a volte viene di tenerseli sotto i piedi, almeno stanno un po' fermi!). Alla lunga è estremamente fastidioso per la congenita e continua sottrazione di soddisfazione, finalizzata a mettere in luce la loro bravura, a volte solo presunta. Come se volessero farsi apprezzare ed ammirare, ma che equivale ad andare oltre il voler essere cortesi, perchè la cortesia la si fa, in genere, non per farsi belli, ma perchè si vuole essere gentili.

L’invadente imperativo presenta tratti un po' diversi: se il soggetto in questione ha la seppur minima impressione, talvolta anche sbagliata, che la propria vittima abbia un desiderio o un'esigenza, anche se di dimensioni infinitesimali, quel desiderio diviene un ordine, per l’appunto, imperativo. Difficilmente ci saranno santi in Paradiso così potenti che vi scamperanno da quell’ordine. O avrete la risposta pronta e bene educata (opzione da valutare come miracolo in alcune occasioni), oppure sarete costretti a sottostare, a meno che non vogliate rispondere in modo deprecabile (anche se a volte è seriamente difficile trattenersi).

Ultima categoria è l’invadente richiedente: qualunque cosa dobbiate fare tale figura ve lo chiede, vuol sapere dove andate, cosa fate, perché lo fate in quel modo e non in un altro. Magari vi chiede anche se avete fatto il ruttino dopo pranzo. Se c’è confidenza comincia a chiedere il passaggio o la cortesia. Ma in questo caso, come nei precedenti, la richiesta è fatta in modo tale che sia difficile scampare o divincolarsi.

Il migliore suggerimento che posso dare è quello di imparare a riconoscere l'invadente, in modo da evitarlo, o di colpirlo di striscio. In tal caso mai detto risulta più utile che: prevenire è meglio che curare.

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