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lunedì 23 gennaio 2012

Bossi sr. l'icona imbalsamata.

La storia di Bossi, mi ricorda quella di alcuni dittatori. Per esempio Francisco Franco fu afflitto per diverso tempo dal morbo di Parkinson, la qual cosa lo costrinse a nominare, nel 1969, Juan Carlos come suo successore. Mi rendo conto che le differenze tra Juan Carlos (che forse non tutti sanno essere italiano in quanto nato a Roma), e Renzo Bossi siano notevoli, ma anche il fatto che Bossi sr. voglia imporre il figlio è un dato di fatto. Un nepotismo che scontenta molti della base leghista.

Anche Bossi, come Franco, è malato. Al punto che sempre più spesso i suoi discorsi non sono altro che una serie di suoni gutturali che rendono sempre più difficile la comprensione delle sue parole. È evidente che Bossi non ce la fa più, a seguito dell’ictus celebrale che nel 2004 gli ha provocato danni alla deambulazione e alla parola. È tuttora evidente che Bossi quando parla fa una fatica bestiale, l’eloquio non è chiaro e forte come una volta, al di là dei 70 anni compiuti lo scorso settembre.

Un altro presidente/dittatore che mi ricorda Bossi, fu Tito. Finché fu lui presente la Jugoslavia rimase unita sotto questo presidente amante di alcool e belle donne, che fece del culto della personalità un must (escluso l’alcool, mi ricorda un altro politico nostrano).

Anche Tito fu molto malato gli ultimi tempi, fu costretto a subire addirittura l’amputazione di una gamba, e fu tenuto in vita il più possibile proprio per evitare la possibile dissoluzione della Jugoslavia, come poi puntualmente è avvenuto. Tito negli ultimi anni divenne a modo suo quasi un padre della patria, modificando la costituzione instaurando la presidenza collettiva.

Bossi incarna, ovviamente con crismi molto diversi, la figura di questi dittatori-totem. Ormai unico collante del partito esposto a richiesta nonostante l’età che avanza (ma sarebbe il minimo in una classe dirigente nata nel pleistocene) e la malattia che lo mutila nella parola e negli spostamenti.

L’incapacità di circondarsi di persone di valore, anzi servili (vedi la campagna – fedeltà che recentemente la dirigenza leghista ha lanciato); il nepotismo tipico se non delle dittature militari di Franco e di Tito, ma delle dittature simil-coreane in cui i leader s’imbalsamano da vivi e da morti.

Dittature, quelle di Tito e quella coreana, in cui il culto della personalità t’impone di mostrare il leader nel massimo del suo splendore: il sito della Lega Nord mostra un Bossi sr. di almeno una decina d’anni fa.

La Lega, insomma, dà profondi segni di spaccatura al suo interno: la base non accetta, giustamente, imposizioni centralistiche. E sarebbe il colmo in un partito che combatte il centralismo romano. Bossi è usato, dai suoi pochi seguaci, come spauracchio pur non reggendosi in piedi.

Verrà un giorno in cui Bossi morirà, e forse con lui la Lega Nord.

Su 100 cose così trovate approfondimenti interessanti sul tema. Di seguito i fischi al grande capo rutto imbalsamato.




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