27 dic 2008

Presidenzialismo e province. Discussioni inutili e buon governo.

In principio girava voce che Berlusconi volesse aspirare alla carica di Presidente della Repubblica. E tutti a dar voce ad un chiacchiericcio fastidioso quanto inutile.

In seguito si è pensato che se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto. Giacché devono aver spiegato a Berlusconi e ai suoi che se diventa Presidente della Repubblica, materialmente non può fare alcuna legge ad hoc (come la Legge Gasparri, ma l’elenco sarebbe più lungo) e giacché non può correre il rischio che a farle sia qualcuno per lui (meno disposto a sputtanarsi in prima persona), occorre, quindi, che il presidente del Consiglio abbia più potere. E giù con il presidenzialismo all’americana; il semipresidenzialismo alla francese e via discorrendo. Ma qualcosa all’italiana (nel senso migliore della locuzione) no? Abbiamo le migliori menti in quasi tutti i campi dello scibile umano e non si riesce a partorire una riforma che non copi gli altri? E se dovessero essere gli altri, forse, a copiare noi?

Se volessimo attuare il presidenzialismo, per intenderci un presidente come negli USA, dovremmo riscrivere la costituzione da zero, dati i riflessi sulle più alte cariche dello stato e date le conseguenze, per esempio, sulla promulgazione delle leggi, sul CSM e così via. Quindi non proprio una cosa che si improvvisa dalla sera alla mattina. Per carità, sarebbe anche affascinante, ma molto difficilmente applicabile. Giacché occorre essere pragmatici possiamo anche non interessarci alle cose affascinanti ma inapplicabili. È inapplicabile perché intanto scompare il Presidente della Repubblica nel senso inteso dalla nostra Costituzione. La sua figura è sinonimo di preventiva garanzia costituzionale (la Corte Costituzionale, invece, interviene quando la legge è già in vigore e durante un processo si teme che sia incostituzionale: quindi un intervento posteriore rispetto all'entrata in vigore). Seguendo tale chiave di lettura il Presidente è a capo del CSM (organo di autogoverno della magistratura: organo indipendente). Per come è concepito in Italia il Presidente della Repubblica non può essere eletto direttamente dal popolo perché altrimenti sarebbe espressione di una parte dei cittadini, e non potrebbe rappresentare l’unità nazionale (come previsto dalla Costituzione). Come si sopperisce a tutto ciò con la riforma in senso presidenzialista? Intendo dire: con il presidenzialismo all’americana chi presiederà e secondo quali criteri sarà eletto il presidente del CSM? Certo non può essere eletto dal popolo o dalla maggioranza di governo; né nominato stesso dal Governo, a pena della perdita della suddetta autonomia dell’organo supremo della magistratura.

Il semi presidenzialismo alla francese comporta comunque un presidente della Repubblica eletto direttamente dal popolo (con la conseguenza che anche in non potrebbe essere rappresentante dell’unità nazionale e non potrebbe svolgere funzione di garante) senza contare la possibilità di coabitazione, cioè il Presidente della Repbblica di un partito e il Primo Ministro del partito opposto. In realtà è stato storicamente dimostrato che la coabitazione non è il migliore dei modi per governare un paese.

Cosa, quindi, si può fare? Vantaggi potrebbero profilarsi se la nomina e la revoca dei ministri possa essere effettuata dal Presidente del Consiglio direttamente in modo da potergli conferire una maggiore forza. Deleterio sarebbe abolire, o depotenziare fortemente, la figura del Presidente della Repubblica.

Suggerirei, poi, piuttosto che discutere del Presidente della Repubblica, si cominciasse a discutere di snellire la macchina della Pubblica Amminsitrazione. Dov’è Lamberto Dini e dove sono tutti coloro anche del centrodestra che volevano l’abolizione delle province? È inverosimile che in Italia, solo 9 province su 107 hanno una popolazione maggiore ad un milione di abitanti. I comuni sono 8101. Ci si lamenta, giustamente, degli stipendi dei politici, ma non dimenticatevi della pletora di governanti locali.

Se proprio si vuol reperire fondi e fare una riforma seria, strutturale e duratura, si cominciasse a sfoltire quest’inutile abbondanza di governanti che passa sotto silenzio e che viene ripresa spesso a fini elettorali.

21 dic 2008

Questione morale. È questione di fatti.

La questione morale che tanto ha imperversato nei giorni scorsi è una questione ridicola se non ributtante, non tanto per la problematica in sé e per sé, ma per i soggetti che l’hanno proposta.

Intanto chi parla da anni e periodicamente di questione morale (e mi riferisco sia al PD che al PDL) non ha avuto il coraggio di presentare liste scevre di pregiudicati in Parlamento. Solo Di Pietro (IdV) fa eccezione. Così il Presidente del Consiglio non potrebbe essere eletto, perché detentore di una concessione dello Stato di rilevante entità economica.

A Napoli alcuni assessori sono agli arresti, altri sono indagati (e ad onor del vero è indagato anche Bocchino che della Jervolino fu lo sfidante per il posto di sindaco alle ultime elezioni). La Jervolino sostiene di non saper nulla, e per dovere di cronaca mi risulta che nulla penda a suo carico; ma credo che lo smacco politico sia forte e debba indurla a porsi più di una domanda su chi a scelto come assessori; a chiedersi come mai lei non sapesse nulla delle presunte irregolarità dei propri assessori e a chiedersi come mai proprio alcuni esponenti del suo stesso partito (vedi per esempio Cacciari) le dicano di andarsene.

Non dimentichiamoci di Villari (che il PD ha espulso) e di tutta la questione della Commissione di Vigilanza RAI, ora spedita nel dimenticatoio. Un attaccamento alla poltrona degno dei peggiori politicanti.

Nel frattempo Veltroni apre il dibattito, promette che discuteranno della questione morale e del rinnovamento (come hanno già fatto?); Berlusconi, dal canto suo, per garantire la “legalità” vuole restringere le possibilità di utilizzo delle intercettazioni e sembra che la questione morale non lo riguardi. Ma finché non vi saranno atteggiamenti concreti e mirati a risolvere la questione morale (ed uno di questo sarebbe proprio candidare al Governo e in Parlamento persone al di là di ogni sospetto) la nostra classe politica farà prevalentemente chiacchiere, per di più inutili.

26 nov 2008

La via Crucis per la scomparsa dei crocifissi.

Il tribunale amministrativo di Valladolid ha, meritoriamente, sancito che nella regione non vi fossero simboli religiosi negli spazi pubblici (nel caso di specie una scuola). Il tema presenta svariati aspetti che meritano tutti attenzione, e con la premessa che in nessun caso è giustificabile l'intolleranza religiosa, come nessun'altra sorta di discriminazione ingiustificata e violenta, e che questo non vuole essere un modo per denigrare la religione cattolica, così come nessun'altra religione.

Il principio di laicità dello stato in teoria.
In Italia, come in Spagna e in tutto il mondo occidentale, Stato e Religione sono due aspetti distinti e separati. Così come morale e diritto. Una sentenza simile sarebbe accettabile in Italia? Molto probabilmente sì. In Italia, lo Stato è per costituzione laico e quindi aconfessionale: non impone, cioè, l’identificazione con alcuna religione (per contro non può imporre neppure l’astensione dall’identificazione con alcuna religione). In sostanza ognuno di noi è legittimamente libero di poter esprimere, qualora lo desiderasse, la propria religiosità, in pubblico o in privato, senza subire discriminazione né limitazione alcuna, con l’unica eccezione (limitazione) relativa al buon costume.

Il principio di laicità dello stato in pratica.
Laicità/aconfessionalità/libertà di culto dovrebbero tradursi in neutralità dello Stato nei confronti delle scelte religiose dei singoli. Vuole intendersi che, quindi, per lo Stato non è - non dovrebbe essere - rilevante la religione del singolo in ogni piega del proprio operato. Il Papa è persona sacra ed inviolabile, a differenza degli altri capi di Stato e di Governo (e il Papa è anche capo dello Stato del Vaticano). In Italia, Stato laico, per mezzo secolo ha governato un partito denominato democrazia cristiana (!!!), mentre in ambito europeo si parla di Partito Popolare.

Libertà di manifestare pubblicamente la propria fede e le radici cristiane.
Quanto finora detto non vuol negare l'esistenza di un legame, territoriale e storico, con la chiesa cattolica, nè vuole affermare che sia vergognoso. Il legame storico, tuttavia, non dev’essere un alibi per acconsentire alla violazione dei principi comuni, o ad una disciplina incoerente degli stessi. Ognuno rimane fedele della religione che crede, ma in ambito statale occorre operare nell’interesse di tutta la comunità anche se non fedele. E in una comunità che si riconosce in una costituzione che prevede uno Stato laico, occorre che, ancorché si sia cattolici, si governi lo Stato evitando di imporre, per certi versi, la propria morale religiosa. Chi è cattolico, per esempio, non divorzierà anche se è consentito dalla legge, perché va contro la propria morale religiosa, ma deve far sì che chi non è credente possa divorziare e deve far sempre in modo che, sotto il profilo del diritto, la disciplina sia la migliore possibile.

Ciò che andrebbe affermato con convinzione è che la manifestazione eventuale, anche pubblica, della propria fede, ancorché legittima, resta qualcosa di maggiormente connesso alla persona, rispetto che al Governo dello Stato ed alle sue esplicazioni. In quanto tale dev’essere libera senza dubbio, ma separata dalla vita dello Stato.

Insegnamento della religione.
L’insegnamento della religione, indipendentemente se effettuata da preti o da laici, dovrebbe essere finalizzata alla formazione della cultura religiosa dell'alunno, non all’insegnamento esclusivo della religione cattolica; esattamente come dovrebbe essere l’educazione civica (meglio ancora sarebbe insegnare a tutti gli studenti almeno i rudimenti di diritto). Ho avuto, peraltro, la fortuna di conoscere un prete, mio insegnante di religione in quarto ginnasio, che insegnava non solo le fondamenta della religione cattolica, ma anche quella delle altre religioni. La scuola deve fornire cultura anche religiosa, non inculcare nelle menti questa o quella religione.

Il crocifisso a scuola o nei tribunali limita la libertà di religione? Vanno tolti dalle scuole e dagli edifici pubblici come ha stabilito in Spagna il tribunale di Valladolid? Può, qualcuno, legittimamente sentirsi offeso dal crocifisso?
In generale, finché nessuno è costretto a praticare una determinata religione e non un’altra (o anche finché nessuno è costretto ad essere ateo), non deriva una vera e propria limitazione/costrizione dalla presenza del crocifisso in aula scolastica o di tribunale. Così come non ci si può sentire offesi o limitati dalla presenza di un simbolo religioso, giacché questo non sarebbe dimostrazione di tolleranza, ed andrebbe contro quella libertà di manifestare la propria religione anche pubblicamente.

L’unico motivo per cui ritengo che sia più che legittimo evitare la presenza di simbolismi religiosi nelle aule scolastiche è la suddetta neutralità dello stato nei confronti di tutte le religioni (che con pochi esempi abbiamo visto quasi non esserci nella pratica). Il fatto che nella scuola pubblica vi siano i crocifissi non dovrebbe offendere nessuno, ma è incoerente con i principi laici dello Stato italiano.

Ma la pura, semplice e soprattutto la sola affermazione di principio non serve a molto. Stabilire che i crocifissi non vanno esposti in scuole o tribunali non ha molto senso se poi lo Stato rimane neutrale anche nell’insegnamento di tutti i valori di tutte le principali religioni. Così come non occorre discriminare, temere o sentirsi offesi dai simboli, il miglior modo per cominciare a non aver paura di chi non ha la nostra stessa religione (manifestandola a volte con modi e simboli diversi) è studiarla e comprenderla da ragazzi. Inutile dire che questa è utopia finché vi sarà qualcuno che chiede le classi separate per gli extracomunitari, in barba ad ogni principio integrativo, tollerante e multietnico.

21 nov 2008

Commissione di vigilanza RAI

La questione della presidenza della Commissione Parlamentare di Vigilanza della RAI è un chiaro segnale della decadenza partitica attuale. Da un lato non si ha la furbizia nemmeno di dare l’impressione di rispettare le consuetudini parlamentari, dall’altro il Partito Democratico sembra perennemente scoprire da zero come si comporta Berlusconi e come si comportano i democristiani, e sembra che di volta in volta ci ricaschi. Irriguardoso nei confronti dell’opposizione è stato Berlusconi a non rispettare la consuetudine parlamentare di votare un candidato alla presidenza scelto dai primi (Leoluca Orlando).

Ingenuo è stato il Partito Democratico nel fossilizzarsi su un singolo nome, ricordandosi di trattare solo dopo che la maggioranza avesse eletto come Presidente il senatore Villari (democristiano del PD). Non so quanto sia proficuo adesso inseguire Berlusconi con il nome, pur prestigioso, di Zavoli. Mi chiedo come mai non ci si potesse arrivare in precedenza evitando queste scene patetiche con Villari che non ha la seppur minima intenzione di andarsene da quella poltrona, a costo di smentire se stesso. Difatti in precedenza, sottovalutando forse le possibilità di accordo bipartisan e forte di una elezione comunque da considerarsi valida seppur in parziale spregio delle consuetudini, Villari aveva sostenuto di volersi far da parte allorquando si fosse trovato un nome condiviso. Spunta dal nulla, si fa per dire, Sergio Zavoli. Nome condiviso: Villari improvvisamente si ricorda di essere democristiano, e la vecchia regola aurea. I democristiani non si dimettono mai. Cosa sfuggita ai più nonostante che per cinquant'anni la DC ha governato in Italia.

Ora come ora, quindi, ci troviamo con una Commissione di Vigilanza RAI che per 5 mesi e più non ha avuto un presidente. Ora il presidente c’è, ma questa problematica certo non consente certo di sbloccare la situazione.

Non vorrei essere pedante e noioso, ma nel frattempo, a quanto pare, ci sono argomenti più importanti da trattare e certo se la classe politica non sa scegliere in tempi brevi un presidente della Commissione Parlamentare di Vigilanza della RAI ciò comporta delle due l'una: o è reale incapacità (fatto anche abbastanza grave); oppure non sanno come e a chi dare le poltrone (fatto ancor più grave se è possibile). Comunque sia, sarebbe il caso che tutti i soggetti in campo avessero l'opportunità istituzionale di darsi una mossa, per dirla in gergo politico, e di dedicarsi in tempi brevi a cose ben più importanti.

9 nov 2008

È tutta una questione di stile.

Ad ognuno di noi può esser capitato di fare una gaffe, di dire qualcosa di inopportuno, o di pronunciare parole di cui poi ci si deve scusare. Lo stesso Obama ha fatto una mezza gaffe, ma forse su un tema meno grave. Stando ai si dice, Nancy Regan utilizzerebbe le sedute spiritiche per consultare gli ex presidenti USA deceduti. Ebbene Obama, dopo aver detto di aver consultato i presidenti viventi, sottolineando il termine con la voce, ha detto: «non voglio dare l’impressione di un momento alla Nancy Regan con sedute spiritiche».

Non si sottovaluti che tra le frasi inopportune, quelle relative al colore della pelle storicamente suscitano sempre qualche turbolenza in più tra persone che sono più «rigide» e, quindi, sarebbe bene che un presidente del Consiglio non si lasciasse andare a simili «carinerie» se non vuol dare di sé un risalto mondiale in parte negativo. Sarebbe, poi, il caso che si sia (in primis l’opposizione) meno rigidi su queste cose: possibile che in Italia non si abbia altro da fare che sottolineare le battute, per quanto inopportune, di Berlusconi? Evidentemente, per dirla con Veltroni, ci si occupa di ciò che Berlusconi dice ma anche di quello che fa.

Onore ad Obama, infine, che ha aspettato molto poco, e senza definire imbecilli/coglioni chi possa essersi scandalizzato o chi possa aver obiettato circa la battuta inopportuna. Capita che si voglia essere simpatici o che si intenda scherzare, ma che si dia l’impressione opposta. Non è che di Berlusconi mi infastidisca tanto il fatto che possa fare «carinerie» analoghe, né, personalmente, che si possa ironizzare senza cattiveria sul colore della pelle di una persona, anche se son cose forse anche evitabili. Mi infastidisce che invece di scusarsi pubblicamente se c’è qualcuno che s’è scandalizzato, il buon Silvio rincara la dose e li offende.

Spero in un po' di buon senso: ci si scandalizzi e ci si soffermi per le serie discriminazioni razziali ancora presenti, non ci si soffermi su queste, su queste cose piccole.

7 nov 2008

Il punto della settimana: da Licio Gelli a Barack Obama, passando per la Gelmini.

In principio era Licio Gelli ex capo della disciolta (illegale) loggia massonica P2. E giù tutti a gridare allo scandalo che tornasse in televisione, che dicesse che l’unico in grado di poter applicare le sue idee fosse Berlusconi. E nessuno a ricordare la vicenda processuale relativa all’appartenenza o meno di Berlusconi alla P2. E giustamente Berlusconi, invece di prendere le distanze che fa? Trova più di buon gusto ironizzare su Obama "abbronzato". Occorrerebbe spiegare che se a fare una battuta inopportuna (perché è questo, e non una "carineria") è una "persona normale" si può sorvolare; se la fa il premier di uno Stato si fa una figura barbina mondiale. Anche perché Berlusconi queste cose non le racconta davanti al caminetto ad Arcore, ma, siccome è un furbacchione, le dice ai giornalisti.

Nessuno, poi, a dire che la riforma Gelmini, invece di tagliare i fondi alle scuole ed inserire cambi quanto meno opinabili alle elementari, dovrebbe obbligare i professori delle superiori ad organizzare i programmi in modo tale che i ragazzi dell’ultimo anno si spremano le meningi sul -900 e sui cambiamenti epocali che ora come ora sono patrimonio esclusivamente di chi li ha vissuti.

Concluderei, riallacciandomi all'elezione di Barack Obama, con lo stupore della stampa italiana per il primo presidente americano di colore: ciò che dovrebbe essere una cosa normale, all’atto pratico vien fatta passare come una cosa straordinaria. Sicuramente è un gran passo in avanti, rispetto a quando, proprio in America, le persone di colore erano schiavizzate; sicuramente è un fatto che va ricordato, ma non ci vedo nulla di strano o di straordinario. Il prossimo passo per l'umanità, auspicabilmente realizzabile in tempi brevi, giacché dovrebbe essere già sensazione condivisa, è il non meravigliarsi per le cose normali (leggi: una persona di colore presidente USA).

26 ott 2008

Senza parole, ma con violenza.

Introduzione
Il 31 agosto scorso (1° giornata di campionato di calcio) vi furono incidenti alla stazione per la partita Roma - Napoli. E giù a dire il peggio del peggio dei napoletani. Avevano distrutto un treno con non so quante centinaia di migliaia di euro di danni (cifra poi ridimensionata). Poi abbiamo giustamente pensato che dare la colpa ai napoletani era riduttivo, e giacché sia in Italia che nei rapporti all'estero non abbiamo problemi, abbiamo pensato di andare a bruciare una bandiera di uno stato estero in quello stesso stato. E mi riferisco agli incidenti a Sofia in occasione della partita della Nazionale.

Purtroppo di questi eventi ci si ricorda solo quando accadono e difficilmente dopo, si fanno le leggi sull'onda dell'emergenza e, quindi, in tutta fretta e scritte male. Poi magari l'emergenza, fisiologicamente, passa o diminuisce e si è persa un'altra occasione per agire in modo strutturale e completo fino alla successiva emergenza che, proprio perché non si è agiti in modo completo, si ripresenta in modo diversificato quando non in modo più violento. Il tema va, secondo me approfondito sotto vari punti di vista.

1. Eccessivo lassismo e confusione terminologica.
Ogni qualvolta che si verificano eventi violenti o razzisti negli stadi, si utilizzano frasi finalizzate a sminuire quanto è successo: Purtroppo sono alcuni deficienti che non sono tifosi; oppure La maggior parte dei tifosi non sono violenti; ma anche Pochi imbecilli non devono rovinarci. In realtà il tifoso sostiene od esalta una squadra od un atleta. Non credo che tale accezione possa essere smentita da alcuno, né mi pare che tale accezione comprenda la violenza o il razzismo. In genere chi usa violenza, di qualunque stampo essa sia, o il razzismo è punito penalmente: quindi è un CRIMINALE, un RAZZISTA, insomma un essere di cui non si sente per nulla il bisogno. Ma non è un tifoso. Al più potrebbero essere considerati teppisti o vandali, che certo non sono persone che amano la discussione pacifica e pacata. Ma dei vandali o dei teppisti comunque non se ne sente il bisogno. E ben venga lo sfottò o lo scherzo goliardico, ma anche qui siamo in un territorio molto diverso dalla violenza.

2. Misure adeguate finalizzate a combattere la violenza negli stadi.
Il numero di persone ha un’influenza relativa sulla violenza negli stadi, non assoluta: se 100.000 persone sono in uno stesso stadio è più probabile incontrare persone violente rispetto ad uno stadio che ne contiene 1.000. Ma questo discorso è fattibile in relazione a qualunque luogo. Allora è giusto ridurre la capienza degli stadi? No, assolutamente, perché significherebbe ammettere di non essere in grado di controllare il fenomeno. Se, da un lato è statisticamente più probabile che, più è capiente uno stadio, più possono entrare persone violente; d’altro canto il modo migliore per contrastare il fenomeno è la selezione di chi entra. Come avviene nelle discoteche. Senza contare, poi, che sempre più spesso la violenza avviene anche al di fuori degli stadi o negli autogrill.

§ Biglietto nominale e controllo: appunto parlavamo di selezione. Il biglietto nominale consente, da un lato, la prevenzione (concedendo, per esempio, il biglietto solo a chi non si è mai reso colpevole di atti violenti/vandalici/razzisti in campo e fuori) e repressivo (nel caso qualcuno filtrasse comunque ad un determinato posto corrisponde un determinato nominativo). Ma come apparso a settembre 2007 sul Corriere della Sera è possibile aggirare i controlli (anche perché capita che non ce ne siano). La legge occorre farla bene: a ritirare il biglietto nominale dovrebbe essere personalmente il titolare del biglietto munita di documento, o da persona munita di delega e di documento del delegante e proprio. In tal caso verrebbe annotato che il biglietto è stato ritirato da una terza persona munita di delega. Arrivati al prefiltraggio dovrebbe essere obbligatorio presentarsi con documento d’identità valido e biglietto nominale e si deve accettare il passaggio al metal detector. Altrimenti si torna a casa. Ma ovviamente è fondamentale controllare e completare l'opera. Altrimenti è tutto inutile.

§ Proprietà degli stadi da parte delle società calcistiche: è piuttosto ovvio che i privati hanno interesse a non dover riparare le devastazioni dei vandali; hanno interesse che la loro immagine non sia danneggiata (vedi sopra come sminuiscono gli incidenti: in questi casi le società sono responsabili per responsabilità oggettiva) e ciò in misura maggiore rispetto allo Stato. È piuttosto ovvio che, ne consegue, sarebbe un investimento più che conveniente, per le società, avere uno stadio magari con 100.000 persone, ma sul quale, alla fine, possono investire in sicurezza, in negozi, in ristoranti. Un profitto a vantaggio diretto delle società, perché dagli investimenti effettuati avranno un ritorno economico e di immagine; ed anche per lo stato, perché le società pagano le tasse in relazione ai guadagni. Senza contare che lo Stato risparmierà non poco evitando di pagare le forze dell’ordine che, occorre dirlo, con mirabile sprezzo del pericolo, mettono a repentaglio la loro vita per il proprio dovere. In tal caso le società avrebbero anche tutto l’interesse ad attrezzare gli stadi in modo tale che siano confortevoli, coperti, sicuri (nel senso anche che ai controlli non si può sfuggire).

§ Chiusura degli stadi non a norma: sarebbe un provvedimento saggio se gli stadi fossero di proprietà delle società calcistiche. Il fatto è che gli stadi sono di proprietà dello Stato e dati in gestione alle società. Le quali hanno dei vantaggi economici limitati, e subiscono le limitazioni, che sarebbero anche giuste, ma senza poter avere quel margine d'azione necessario per fronteggiare la violenza.

§ Responsabilità oggettiva delle società calcistiche: le regole dell'ordinamento sportivo prevedono che la condotta di un tesserato (giocatore o dirigente) può coinvolgere per responsabilità oggettiva la società. Si parla di responsabilità oggettiva in contrasto a quella soggettiva (come la responsabilità penale). Un po' come i genitori che rispondono, almeno civilmente, per il comportamento dei figli minorenni. Purtroppo l'ordinamento sportivo estende questo tipo di responsabilità anche al comportamento dei tifosi, ma senza che la società abbia i mezzi e gli strumenti dello Stato. Quindi, ho lo Stato dà alle società queste possibilità (proprietà degli stadi=maggiori introiti/investimenti che rientrano) oppure lo Stato interviene con mezzi propri, ma non sanziona le società. Se da domani i genitori non fossero responsabili solo per i figli minorenni, ma anche per tutti i loro compagni di scuola, sarebbe un po' problematico tenere tutti sotto controllo.

3. Conclusioni.
Concludendo la strada intrapresa è la strada giusta, ma l'opera non è completa. I due passi necessari sono: agevolare la proprietà esclusiva degli stadi da parte delle squadre, che saranno responsabili con diverse sanzioni dei danni provocati all'interno dello stadio: anche se è proprietà privata, lo Stato mantiene la tutela dell'ordine pubblico e se le società non hanno sistemi di sicurezza tali, per cui la conseguenza è che si chiama la Polizia è giusto che vi siano conseguenze. Secondo passo: gli agenti che non dovranno presidiare gli stadi, perchè è compito delle società sportive, potranno pattugliare le strade d'accesso agli stadi in modo da garantire la sicurezza in modo territorialmente più esteso.

28 set 2008

Lodo Alfano. Oggi a me, domani a te

Il Guardasigilli ha creato dal nulla il c.d. lodo Alfano che prevede l’immunità da ogni sorta di processo per le cinque cariche più alte dello Stato nel periodo in cui sono in costanza di mandato.

Indovinate tra le cinque cariche più alte chi ha più necessità dell’immunità? Ovviamente lui, il presidente ironico incompreso (ultima incomprensione ironica: paragonare Ahmadinejad ad Hitler dimenticando che nessuno dei due ha mai voglia di scherzare). La norma, comunque, presenta alcuni dubbi di anticostituzionalità in quanto la nostra costituzione prevede il principio di uguaglianza che dice quanto segue:

Tutti i cittadini hanno pari dignità dinanzi sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinione politiche, di condizioni personali e sociali.

Di condizioni personali e sociali dice la Costituzione. Questo principio significa che situazioni uguali vanno giudicate (e legiferate) in modo uguale, e situazioni diverse in modo diverso. E che le differenze non possono essere giustificate dalle distinzioni elencate nell'articolo. Nel caso di specie dalle condizioni personali e sociali. Non può essere immune, seppur temporaneamente, chi per una condizione personale e sociale è tra le cinque cariche più alte dello Stato. Ma volendo anche fare sforzo di elasticità mentale si può anche sostenere la tesi, per certi versi anche corretta, per la quale chi governa (almeno ai livelli più elevati), non deve ricevere interferenze o pressioni nel proprio operato dalla magistratura in virtù della separazione dei poteri. Anche perché si tratta di una sospensione del processo che riprende alla fine del mandato, e non di una totale immunità in virtù della quale chi governa non verrà mai giudicato. Perfetto.

Passiamo per buona tale ultima interpretazione, ma in tal caso, tuttavia, occorre aggiungere una piccola postilla. Piccola quanto fondamentale: Chi ha terminato il mandato non può candidarsi alle cinque cariche più alte dello Stato finché non ha terminato i processi che lo riguardano. Significa che oggi ti do credito e ti lascio governare, domani saldi e ti lasci giudicare. E non si ritorna a governare finché la propria posizione non è chiara.

16 set 2008

Prostitute - Un male necessario?

Ora saranno soddisfatti i residenti delle zone “infestate” dalle lucciole. Il DDL della Carfagna, infatti, promette guai seri sia per i “fruitori” del servizio, sia per le prostitute stesse: che rischiano entrambi – se il disegno dovesse entrare in vigore – una salatissima multa e forse forse anche l’arresto.

In questi giorni, i giornali e le televisioni si sono occupati ampiamente della cosa. Certo, stride un po’ il fatto che, a proporre questo disegno di legge, sia una persona che ha acquisito notorietà anche grazie all’esibizione del suo corpo: basti ricordare che la Carfagna ha posato per dei calendari, come giustamente ricorda Carla Corso, una delle fondatrici del Comitato dei diritti delle prostitute.

Ma non si vuole ora fare della polemica ad un progetto che – in ogni caso – qualche effetto positivo ce l’ha. Soltanto che pare anche questo il classico provvedimento “di facciata”, che ricorda un po’ la munnezza napoletana: togliamo le ragazze dalla strada, e rendiamo reato la prostituzione. Già. Ma si è pensato anche alle conseguenze che tale provvedimento avrà? Ci sono vari soggetti in gioco: le prostitute, i protettori, i clienti. E bisogna avere a che fare quindi con questo triangolo, delicato e infernale allo stesso tempo, ma del quale comunque non si può non tener conto.

La prostituzione, come è noto, è il mestiere più antico del mondo. Non è togliendola dalla strada che si elimina. Anche perché è ineliminabile proprio per natura umana (anzi meglio dire “per natura maschile”, visto che il 95% circa delle prostitute sono donne).

Ma come ben sa chi ha un minimo di apertura mentale sull’argomento, il fenomeno è trasversale, e copre un po’ tutte le categorie sociali: non esistono fasce di età, culture o professioni particolari rispetto ad altre, insomma: i clienti delle prostitute sono “di tutti i tipi”. Si va dall’operaio che guadagna poche centinaia di euro al mese, al professionista in carriera che vuole una notte di trasgressione, passando per tutte le possibili vie di mezzo.

E se, da una parte, può essere giudicato deprecabile il tipico “puttaniere con famiglia a carico”, sicuramente non lo è chi, libero da vincoli sentimentali, sceglie, per desiderio o necessità, di rivolgersi al sesso a pagamento.

Non dimentichiamoci che la prostituzione su strada è soltanto una “porzione” nell’insieme variopinto del fenomeno. Oggi non è più un mistero venire a sapere che, su internet, si trovano centinaia e centinaia di annunci di ragazze che “esercitano” nelle case proprie, o presso l’altrui domicilio.

E cosa succederà, per l’appunto, eliminando le ragazze dalla strada? La classica legge della domanda e dell’offerta: aumenterà il numero delle ragazze che lavoreranno su appuntamento.

In molti dicono che, in questo modo, si agevolerà ancora di più la criminalità che ruota intorno al fenomeno: tratta di esseri umani, sfruttamento, eccetera. Ma a prescindere da ciò, e sapendo che, in ogni caso, la domanda resterà, non sarebbe meglio a questo punto imitare quegli stati che l’hanno resa legale?

A dirlo è Don Andrea Gallo, che giustamente puntualizza: 
«Solo così, seguendo la linea tracciata dall'Olanda, mettendo a disposizione delle aree, lo Stato riuscirà a controllare un fenomeno che non si può debellare. In più, grazie alla denuncia fiscale presunta, ne trarrà anche profitto. Come cristiano e come prete mi indigno di fronte a tanta ipocrisia. Con questo provvedimento siamo nella regressione culturale. Non si può pensare di affrontare un problema come la prostituzione soltanto attraverso la repressione. E invece mi sembra che siano convinti di poter affrontare un problema come questo, senza per giunta creare nessuna alternativa. Un delirio di onnipotenza.»

Quali sono le ipotesi sulle conseguenze di questa legge? Immaginiamo: le prostitute della strada, in parte, se ne torneranno nei paesi d’origine. La parte che invece resterà in Italia, eserciterà in ambienti chiusi, e probabilmente aumentando le tariffe. Con la ulteriore conseguenza che chi non potrà permetterselo, resterà a “bocca asciutta”. Aumenterà quindi l’offerta delle ragazze su appuntamento, con nuovi siti internet e annunci su carta. Si può fantasticare parecchio, ma... il problema è che questa legge dovrebbe debellare il racket, gli sfruttatori e il giro di criminalità di questo mercato, che di fatto invece resterà ancora nelle mani dei delinquenti.

Ecco quindi la necessità di utilizzare misure più ad ampio raggio, agendo non soltanto sulla parte “visibile” (il decoro dei marciapiedi), ma anche e soprattutto su quella “invisibile” che è senz’altro la componente più criminosa di tutta la faccenda.

Qual è la differenza??

Da un lato l'incontro tra Sarkozy ed il Papa (foto AdnKronos/IGN) segnato da una cordiale stretta di mano; mentre a l'incontro tra Berlusconi e il Papa con un ricco baciamano. Aggiungo solo che poi non ci si meravigli del fatto che la Chiesa in Italia pretende di comandare e di giudicare le generazioni politiche e le leggi presenti in Italia. In Spagna Zapatero si rifiutò di presenziare alla Messa del Papa, come avviene per consuetudine; in campagna elettorale a chi gli diceva che la propria politica non era ben vista dai vescovi, rispose: Il mio partito non è il partito dei vescovi. Mastella o Casini fisiologicamente non possono rispondere così, ma nemmeno gli altri mi pare che abbiano questo coraggio.
Lo specchio del comportamento degli Stati nei confronti della Chiesa è come viene ricevuto il Papa. Per il resto a voi le conseguenze.

11 set 2008

Il gioco delle tre carte.

L’accordo bipartisan Violante-Ghedini è preoccupante. La base da cui occorre partire è che la macchina della giustizia, in ogni sua fase, dev'essere indipendente dalla politica. Anche nella fase delle indagini.
Se il Governo controllasse i Pubblici Ministeri sarebbe fuori dalla grazia del Cielo. E ciò accadrebbe se i pubblici ministeri o i giudici fossero dipendenti del Governo. Accadrebbe se fosse il Governo a dire quali reati perseguire principalmente e quali no. Accadrebbe se si sospendessero per un anno e per disposizione di legge alcuni processi ed altri no. Queste misure hanno ricevuto, non appena proposte, una caterva di proteste giustificate dal fatto che una grande conquista dello Stato di diritto è la separazione dei poteri. Chi comanda e chi giudica devono essere soggetti separati.
Ed allora hanno ben pensato di voler controllare le indagini della Polizia specialmente quando queste non sono gradite. Solo che le indagini le dirige il Pubblico Ministero disponendo della polizia. Lo dice la Costituzione ed il codice di procedura penale. Anzi: dare la direzione delle indagini conferita ai PM serve proprio ad evitare questo controllo dei poteri forti sulle indagini.

Ecco che, quindi, non potendo fare altro provano a cambiare l’articolo 327 c.p.p. (che, com’è ora, prevede che la direzione delle indagini spetta al PM). Che succede con la norma com'è ora: la polizia giudiziaria viene a conoscenza di un reato e la comunica al Pubblico Ministero con un'informativa. Il Pubblico Ministero iscrive la notizia di reato nel registro apposito e da quel momento assume la direzione delle indagini. Vuol dire che il PM può dire alla polizia e ai carabinieri cosa fare e cosa non fare per quella relativa indagine (si chiama dipendenza funzionale). Il PM, quindi, può ordinare alle forze dell'ordine di compiere perquisizioni, ispezioni, sequestri o disporre il fermo di una persona etc. Ovviamente il cambiamento della legge consiste nel sottrarre tale dipendenza delle forze dell'ordine, inventando la storiella di dare più autonomia alla polizia. Ciò che non dicono è che, in realtà, l'autonomia d'indagine non l'avranno, perchè la polizia dipenderà poi dal Governo che indirettamente può condizionare le indagini.
Ciò significa che, se passa la proposta, il PM non conterebbe più un tubo, in relazione alle indagini da svolgere, perché viene eliminata la parte in cui si stabilisce che è il PM che dirige le indagini. Ma hanno fatto i conti senza l’oste. L’articolo 109 della Costituzione (non del regolamento comunale di Topolinia, che pure ha un certo valore) dice: L’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria. Quindi una qualunque norma o anche qualunque interpretazione contrastante sarebbe incostituzionale.
Poi c'è la questione relativa a quando le forze dell'ordine devono comunicare la notizia di reato: la normativa vigente dice che non appena viene acquisita la notizia di reato, dev'essere comunicata al PM senza ritardo. Vuol dire che se le forze dell'ordine ritardano la comunicazione in modo tale che il PM non può operare per assicurare i primi elementi di indagine o per disporre i primi provvedimenti (di norma quelli più importanti: se l'assassino scappa o inquina le prove lo fa subito, non aspetta dieci giorni) hanno violato la procedura penale. Ebbene vogliono abolire la locuzione senza ritardo e ciò per fare in modo che siano intuibili prima chi sono i protagonisti delle indagini e con quale tempistica comunicare la notizia.
Non so a voi, ma a me sembra il gioco delle tre carte. Giustizia equivale ad indipendenza dal potere politico; vuol dire equità di giudizio; vuol dire che situazioni uguali vanno giudicate in modo uguale e situazioni diverse in modo diverso. Tutto ciò, con questi cambiamenti, rischia di essere gravemente compromesso.

7 set 2008

La religione (cattolica) per tutti o tutte le religioni per chi vuole?

Elena Donazzan, assessore all’istruzione della Regione Veneto, sta lavorando per inserire l’ora di religione, cattolica, obbligatoria per tutti, sostenendo che le principali regole di comportamento derivano da valori che discendono dalla religione cattolica. La Donazzan, come molte persone indottrinate, dimentica che, a pensarci bene, le regole di comportamento sono previste anche dal diritto. Non rubare, non uccidere e non desiderare le cose degli altri sono un modo diverso, più semplice, per definire il furto/il furto con scasso/il furto aggravato oppure l’omicidio doloso/colposo/preterintenzionale. E un assessore, pagato con i soldi pubblici e non dal Vaticano, dovrebbe trasmettere questo segnale, non mostrare ancora una certa sudditanza al Vaticano. È normale che poi Bagnasco si monta la testa e dice che la Chiesa può fare politica.

Conclusione: non confondiamo le regole di comportamento con le radici e con la cultura. Le regole di comportamento vanno insegnate come educazione civica, spesso trascurata nelle patrie scuole. La cultura presuppone che si conoscano le principali religioni, per non averne paura e per potersi integrare tutti e bene nella legalità e nella civiltà. La religione sicuramente va rispettata, ma è cosa diversa dal diritto; anche se, come il diritto, comporta certo delle regole di comportamento. E se proprio dobbiamo parlare di valori, è bene che tutti ricordino che la nostra Costituzione impone all’Italia di essere uno stato laico. La religione di ognuno di noi è assolutamente un quid privato, riservato. Ognuno di noi dev’essere libero nella scelta consapevole della religione che si vuole praticare (o di non praticare nessuna religione). Ma la consapevolezza deriva dalla conoscenza, da cui l’obbligo per la scuola di insegnare le varie culture religiose principali. Ma questo se si vuol parlare di uno stato laico, concetto che in varie occasioni sento come violentato, cambiato, dimenticato. Questa è una di quelle occasioni.

2 set 2008

Maschere napoletane. Capitolo secondo: l'invadente

Dopo aver affrontato la vajassa, occorre stare ben attenti ai soggetti invadenti, quanto meno perché spesso arrivano quando meno te li aspetti. La figura dell’invadente in cui v’imbatterete può presentare molte sfaccettature. Una prima è quella dell’invadente servizievole: pur di farsi bello dinanzi alla propria vittima, quasi gli strappa le cose di mano in modo ansiogeno/frenetico andante. Frasi ricorrenti saranno: Lasci lasci faccio io, dia a me! Lei si riposi! Per carità. Un atteggiamento simil-lecchino che è giustificato, in parte, solo dal fatto che ci si vuol rendere servizievoli. Ci manca solo che dica: la prego mi frusti, sono sotto i suoi piedi (e la tentazione a volte viene di tenerseli sotto i piedi, almeno stanno un po' fermi!). Alla lunga è estremamente fastidioso per la congenita e continua sottrazione di soddisfazione, finalizzata a mettere in luce la loro bravura, a volte solo presunta. Come se volessero farsi apprezzare ed ammirare, ma che equivale ad andare oltre il voler essere cortesi, perchè la cortesia la si fa, in genere, non per farsi belli, ma perchè si vuole essere gentili.

L’invadente imperativo presenta tratti un po' diversi: se il soggetto in questione ha la seppur minima impressione, talvolta anche sbagliata, che la propria vittima abbia un desiderio o un'esigenza, anche se di dimensioni infinitesimali, quel desiderio diviene un ordine, per l’appunto, imperativo. Difficilmente ci saranno santi in Paradiso così potenti che vi scamperanno da quell’ordine. O avrete la risposta pronta e bene educata (opzione da valutare come miracolo in alcune occasioni), oppure sarete costretti a sottostare, a meno che non vogliate rispondere in modo deprecabile (anche se a volte è seriamente difficile trattenersi).

Ultima categoria è l’invadente richiedente: qualunque cosa dobbiate fare tale figura ve lo chiede, vuol sapere dove andate, cosa fate, perché lo fate in quel modo e non in un altro. Magari vi chiede anche se avete fatto il ruttino dopo pranzo. Se c’è confidenza comincia a chiedere il passaggio o la cortesia. Ma in questo caso, come nei precedenti, la richiesta è fatta in modo tale che sia difficile scampare o divincolarsi.

Il migliore suggerimento che posso dare è quello di imparare a riconoscere l'invadente, in modo da evitarlo, o di colpirlo di striscio. In tal caso mai detto risulta più utile che: prevenire è meglio che curare.

26 ago 2008

Maschere napoletane. Capitolo primo: le vajsse.

Anche se ancora in terra ligure per qualch giorno, parlo della mia terra di origine. In questa prima parte non posso non trattare la figura che più risalta agli occhi di chi percorre i vicoli napoletani: le vajasse: figura semimitologica, esclusivamente di sesso femminile, di aspetto abbruttito da rughe precoci, talvolta da droghe, oltre che (molto spesso) da scarsa cura ed igiene personale. L'abbigliamento è spesso scialbo: potrebbe obiettarsi che son povere, ma se poi vedo nei bassi il televisore al plasma qualche dubbio mi viene. In ogni caso se non son scialbe son volgari: maglie aderenti leopardate per una silhouette di 130 kg per 150 cm. In pratica un comò con la classe di un facocero e la dentatura di un rinoceronte.

Se però dovesse nascere qualche dubbio sul fatto che siano vajasse, occorre sentirle parlare per averne conferma. Per la categoria vajasse, i citofoni sono una tecnologica irraggiungibile: parlano tra balconi, o dalla strada anche fino al 4° piano. Quindi il vicino di casa sa che il nonno ha la diarrea, o che lo zio del fratello del cugino del fidanzato della nipote è a Poggioreale.

Se poi le vajasse invecchiano (ingrassando ancor di più) diventano delle vere e proprie matrone (categoria che ricomprende quella di vajassa). Sarà bene che le matrone non vi salgano su un callo per la sanità del vostro piede.

Ma il clou lo si raggiunge quando due vajasse si picchiano, magari per contendersi per lo stesso uomo, o in generale per motivi assai futili. Oltre a commenti irripetibili attinenti ad atti sessuali compiuti facilmente dai genitori dell'offesa o dall'offesa stessa; applicano lo strascino: si afferrano per i capelli e cominciano a tirarsi reciprocamente, tipo lottatori di sumo. Poi vengono staccate, ed il più delle volte risistemano il risistemabile tra uno sputo, un'offesa come sopra fino ad una calma apparente. A volte vengono i parenti a supporto con catene e mazze ferrate, ma in tal caso si sfora nella rissa.

Fenomeno collaterale, ma non per questo meno interessante, è il formarsi delle bande a sostegno delle contendenti, le quali, per dirla con De Andrè, tendenzialmente, "si limitano all'invettiva". Chiamano saltuariamente in causa qualche morto, o qualche mamma, sempre presente nelle offese, e quel paese più popolato della Cina olimpionica.

Le nuove generazioni un po' si differenziano dal tema, anche se lo stile di fondo è uguale: se non superano i 100 kg mgari sono anche belle ragazze, ma anche qui dovete aspettare che parlino per avere conferma che siano vajasse: non fanno a tempo ad aprire bocca che udirete un'insalata di mare oscenità e volgarità impressionanti, magari espresse ad un cellulare ultimo modello, con un vestito volgarissimo e ciancicando rumorosamente una gomma da masticare.

Bojour finesse.

24 ago 2008

Cosa mi sono perso?

Mi è bastato trascurare il blog qualche giorno, il tempo organizzarmi e di arrivare in quel di Genova, e le assurdità fioccano. Eccone una rassegna, sicuramente, purtroppo, non esauriente.

Ignazio Benito Maria La Russa avrebbe ringraziato doppiamente gli atleti appartenenti alle forze armate che avessero, anche simbolicamente, fatto dichiarazioni pro Tibet, dimenticando che, giova ripeterlo, sostanzialmente ciò è compito della politica e non degli atleti che devono allenarsi, giocare e possibile vincere.

Monsignor Bagnasco sostiene che la Chiesa "rivendica il suo diritto ad occuparsi di politica", dimentica che l'Italia è uno Stato sovrano come lo Stato Vaticano. Bagnasco, come la Chiesa nel suo complesso, farebbe bene ad affrontare le tematiche, beninteso anche seriamente problematiche, non facendo politica, perchè non è questo il ruolo della Chiesa. D'altronde basta ricordare che hanno separato potere temporale e potere divino da un bel po' di tempo. S'informi Bagnasco!! Per certi versi mi sembra anche strano che ci sia stata una Democrazia Cristiana. Chi governa, di qualunque religione sia, deve governare per tutelare anche chi non crede in una determinata religione (o chi sia ateo).


Berlusconi, invece, ha ben pensato di non smentire la sua fama di comico incompreso. Il settimanale Tempi, diretto da Amicone, ha comunque riportato la frase di Berlusconi: "Grazie a Dio il mio amico Putin mi ha ascoltato. Altrimenti col cavolo che i carri armati russi si sarebbero fermati a quindici chilometri da Tbilisi. Abbiamo evitato un inutile bagno di sangue". Bell'amicone. Poi hanno sentito questa frase, sarebbe stata una frase off the records, ma ormai la frittata era fatta.

16 ago 2008

Categorie guidatori.

A chi si mette in viaggio in automobile è possibile imbattersi in un gran numero di guidatori, che bene o male è possibile raggruppare in alcune categorie.
Gli appartenenti alla categoria dei nevrotici sono l'incubo della propria auto e il sogno del proprio meccanico. Partenza a scatto tipo Indianapolis, clacson a manetta e bestemmia sulla punta della lingua, corrono anche senza necessità. Inutile dire che tutti sono una schifezza e loro sono più bravi di Schumacher. Li trovate incollati al didietro della vostra macchina, in scia, pronti per un sorpasso, spesso azzardato. Si propongono sulla noce del collo come se potessero compiere poi chissà quale scatto vincente, salvo poi ritrovarveli appaiati al successivo semaforo.
Gli esaltati sono impegnati a modificare l'auto più che usarla. Comprano una macchina e spendono quasi tutto lo stipendio modificarla in un'altra. A tale categoria si oppongono gli apatici: qualunque cosa accada non se ne accorgono, salvo che un pedone non sia accidentalmente fratturabile.
Nella sezione vorrei ma non posso (o giovani piloti in erba/fumati) partecipano coloro i quali posseggnono un megaSUV/macchinone sportivo/gippone, e li tengono però peggio di una cacca, piena di polvere e della appena citata cacca. Oppure, seconda possibilità, che con i suddetti procedano a 20 km/h anche in rettilineo, o per incapacità o per vantarsi, comunque sia sono un martirio.
Un po' difficile trovare la razza in estinzione: gli automobilisti che sanno adeguare il loro modo di guidare alla macchina, al tempo, al traffico ed alle loro condizioni psicofisiche (si chiama buon senso), e che ricordino che al volante non si smette mai di perfezionarsi (si chiama umiltà).

10 ago 2008

Berlusconi e l'amico Putin.

Che soddisfazione vedere Berlusconi all'opera in politica estera in questi anni. Le corna internazionali sono state la migliore immagine per rendere l'idea di come funziona bene la nostra diplomazia. D'altrone Berlusconi al Consiglio di Caceres era ministro degli Esteri ad interim: nulla di meglio che riformare la nostra diplomazia mostrando a tutti come si portano avanti le riunioni. Metodo Berlusconi: a tarallucci e vino!
Nel settembre 2002 rispondendo alla domanda sul perchè la Polizia avesse usato i pedalò per recuperare gli immigrati ha risposto: "In certi casi i pedalò sono utili. Nessuno (dei cadaveri) si è lamentato" e quattro mesi dopo ai lavoratori licenziati dalla Fiat "I più svegli riusciranno sicuramente a trovare un secondo lavoro, anche non regolare".
Non basta: una delle prime cose che Berlusconi ha pensato di dire dinanzi ad un Consiglio Europeo allibito era di voler proporre Schultz nel ruolo di kapò in un film sui nazisti è una ciliegina di diplomazia.

Dopo aver sostenuto che Mussolini mandava le persone in vacanza al confino senza uccidere nessuno, la sua ironia incompresa ha causato anche una nota ufficiale di protesta quando ha sostenuto di aver dovuto fare il playboy per persuadere il presidente finlandese, Tarja Halonen, a lasciar cadere la richiesta del Paese di ospitare la nuova Authority europea sulla sicurezza alimentare.
Ma niente a che vedere con le gaffe e con gli imbarazzi condivisi con l'amico Putin: la sventagliata del mitra mimata verso una giornalista russa, poi scoppiata in lacrime, con Putin che annuiva. La domanda incriminata era sulla vita privata del presidente. In seguito poi è stato detto che il monito a non impicciarsi della sua vita privata era rivolto a tutta la stampa e non a lei in particolare. Peccato che il Nostro non sia compreso nella sua ironia. Un presidente ironico oltre che un presidente operaio. Peccato che il primo pensiero è stato rivolto ad Anna Stepanovna Politkovskaja, uccisa il 07/10/2006 a Mosca poco prima di pubblicare un dossier sulle torture in Russia.
Non siate maliziosi e di sinistra: quella di Berlusconi è solo ironia incompresa!!
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FONTI.

7 ago 2008

Diritti civili in Cina

Mentre la nostra classe politica dibatte intensamente su un problema di non poche dimensioni (è giusto che i nostri atleti boicottino la cerimonia di apertura che si svolge domani?) in Cina da anni si consumano violazioni ai principali diritti civili, che non solo non dovrebbero consentire lo svolgimento delle stesse Olimpiadi, manifestazione tipicamente pacifica, ma avrebbero dovuto consentire che i principali corpi diplomatici del mondo lavorassero in modo alacre per risolvere queste condizioni disumane. Invece nel dicembre 2007 arriva il Dalai Lama in Italia e sembra quasi una vergogna, sembra che sia arrivato Saddam Hussein o Slobodan Milosevic. Il premier cinese, invece, se arrivasse in Italia, non creerebbe alcun problema.

La realtà dei fatti è che i diritti civili soccombono dinanzi all'interesse economico delle imprese, specie italiane, in Cina. I diritti civili non hanno prezzo, non sono in alcun modo commercializzabili, alienabbili o sottraibili (nè gratis nè a pagamento). In realtà dovrebbero essere un patrimonio acquisito dell'umanità.

So benissimo di essere forse utopistico nel dire che le migliori menti dei paesi civili debbano battersi per abolire ogni sorta di violazione dei diritti civili, beninteso non solo in Cina; so benissimo che forse è utopistico chiedere che i mezzi di comunicazione facciano opera di sensibilizzazione, ma per me è normale sottolineare che i dissidenti non debbano essere minacciati/incarcerati/esiliati, come in Cina e come in ogni dittatura che si rispetti. Altro che Olimpiadi!! Per me è normale che i monaci buddisti possano sfilare pacificamente e silenziosamente senza essere picchiati.

W l'amicizia sincera.

Tanti modi esistono per dimostrare l'amicizia tra le persone, anche se magari non sempre la dimostrazione di affetto a parole corrisponde, poi, ad un reale sentimento di amicizia. Alcuni,per esempio, credono che l'amicizia si compra con i regali. Basta fare un regalo, od una serie di regali, affinchè una persona sia amica. Ma non é così, se poi nell'intervallo di tempo non si dimostra nessun tipo di interesse amichevole.

A dimostrazione di ciò, mi capita di avere splendidi e soprattutto sinceri rapporti amichevoli con persone che non sempre riesco a sentire di frequente, con cui lo scambio dei regali è l'ultimo dei problemi e nei confronti dei quali c'è un mutuo sentimento di amicizia al di là di ogni ragionevole dubbio.

Non c'è nulla di più confortante di trovare un amico per una parola di conforto, senza che ci si debba sentire in colpa di averlo disturbato; nulla di più stimolante di avere a che fare con persone che ti stimolano anche a correggerti; niente di più sereno che frequentare persone che non giudichino i tuoi pensieri o le tue esigenze.

Tali soggetti sono come l'AIDS: se li conosci li eviti. E se per ingenuità non li hai riconosciuti per tempo, l'indifferenza è la migliore arma.

6 ago 2008

W il politicamente corretto.

W la coerenza moralista e perbenista! La gente normale che divorzia non può ricevere la comunione, ma il nostro premier, Silvio Berlusconi, sposato due volte può permettersi di essere ricevuto dal Papa in pompa magna e di baciargli la mano, dimenticando, tra l'altro, che in quel momento è un capo di governo che incontra un altro capo di governo. Per lo Stato Italiano laico fondato sul lavoro è altamente inopportuno che il Presidente del Consiglio baci la mano al Papa in visita pubblica. Ma il mondo pare che giri così ultimamente: l'opportunità politica va a farsi benedire!

Sempre il nostro stato laico dibatte furiosamente se consentire il crocifisso a scuola, dimenticando che dovrebbe incentivare lo studio di tutte le culture religiose, per favorire la tolleranza e l'integrazione. La conoscenza reciproca è il migliore strumento contro l'intolleranza, i pregiudizi e la paura reciproca.

W i politici cattolici che governano il nostro stato come se dicessero messa, che prendono spunto dalla clemenza voluta da Papa Woityla (pace all'anima di questo grande Uomo) per i carcerati. Il miglior atto di clemenza nei confronti di questi ultimi, sarebbe fornire strutture carcerarie migliori e una migliore reintegrazione nella società dopo aver scontato la pena.

Ma soprattutto sono da elogiare tutti quei cristiani cattolici, politici e non, che si incaponiscono a parlare a chi cristiano non è, dimenticando che il miglior insegnamento che si poteva ricevere da Gesù era quello di parlare ai propri fedeli, senza voler assolutamente convincere nessuno a seguirlo.
Il miglior esempio di tolleranza che tutti dovremmo seguire: ognuno parla a chi lo ascolta, e chi governa lo fa anche nell'interesse di chi non la pensa come lui.

3 ago 2008

Claudio Scajola.

Oggi parlerò del Ministro Claudio Sajola. Un uomo un mito (si fa per fare ironia). Cresce all'interno del partito e nel 2001 finalmente la sua consacrazione politica: ministro dell'interno nel Governo Berlusconi II.



Da subito la vita non è facile. Il G8 di Genova si rivela un fallimento su più fronti (vedasi per tutto il blitz alla scuola Diaz, in relazione alla quale i Pm hanno recentemente chiesto la condanna di 28 poliziotti per un totale di 109 anni). Berlusconi stesso disse che a quel G8 si era deidcato lui stesso (ma forse s'era distratto con le fioriere). Dopo il G8 di Genova, il buon ministro dichiarò, in modo infelice, che era stato costretto (da chi? Da cosa?) a dover ordinare di sparare sui manifestanti che avessero infranto la zona rossa. Bah! Sarà stato frainteso.

Un po' di tempo dopo Scajola definì Marco Biagi un "rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza": presenti giornalisti del Corriere della Sera e del Sole 24 ore. Per fortuna si dimise il 04 luglio per quest'ulteriore uscita infelice.
Il redivivo Scajola nel 2003 diviene ministro per l'attuazione del programma (ministero che, davvero, è tutto un programma: l'attuazione del programma spetta, per norma costituzionale, al Presidente del Consiglio e non c'è nessuna pratica necessità di delegare questa competenza); salvo passare, nel Berlusconi III (2004) alle attività produttive (altra inutilità dato il ministero dell'economia).

Nel 2008 (Berlusconi IV) Scajola diviene ministro dello sviluppo economico (vedi il ministero delle attività produttive) dopo qualche anno in cui sembrava proprio che il buon ministro avesse imparato ad evitare le gaffe, ecco che all'inaugurazione della centrale elettrica di Torrevaldaliga Nord a Civitavecchia se ne esce con un'altra gaffe: "Dopo tanti sacrifici, anni di lavoro e qualche vita umana si è costruito questa modernissima centrale dove tutto è controllato e tutto è sicuro".

Ma io mi domando e mi dico: ma un ministro della Repubblica può sempre uscirsene spesso con queste gaffe? Magari se glielo chiedete vi risponderà che è per compiacere un altro eccellente gaffeur, e suo presidente del consiglio, Silvio Berlusconi. Ma in quel momento avrà commesso un'altra gaffe (e rettificherà che scherzava).
P.s. la foto è tratta dal sito della Camera dei deputati.

30 lug 2008

Omogeneità di atteggiamento, anzi conformismo.

Quando penso ai conformisti penso inevitabilmente alla canzone di Giorgio Gaber (“Il conformista” appunto) e per definire prendo in prestito alcune parti del testo della sua canzone per poterlo definire:

Il conformista s’allena a scivolare dentro il mare della maggioranza … vive di parole da conversazione … che vola sempre a bassa quota in superficie ... si sente realizzato, vive e questo già gli basta.

Nella società cosiddetta civile, il conformismo è qualcosa di dilagante. Penso, per esempio, al periodo in cui la società 3 lanciò il videofonino presentandolo come la novità del secolo: le videochiamate in realtà sono qualcosa di riciclato. Vent’anni fa esisteva il video telefono che è stato un fallimento assoluto. È stato acquistato da pochissime persone, perché per poter utilizzare il video telefono dall’altro capo dev’esserci qualcuno che ha la videocamera per farsi vedere o uno schermo per vederti. Stessa cosa nel caso del videofonino. Molte coppie di fidanzati (che magari si vedono spesso e volentieri) hanno comprato due videofonini al prezzo di uno (prezzo che comunque è comprensivo di un paio di cellulari assolutamente normalissimi) salvo poi dover constatare che per la videochiamata pagavano soldi a non finire, che la videocamera e la fotocamera digitale, per quanto grandi tecnologie che apprezzo molto, se integrate in un telefonino perdono una buona parte della loro qualità. Diverso sarebbe stato affrontare la spesa per una fotocamera digitale, che raggiunge standard qualitativi abbastanza alti, permette di vedere in anteprima la riuscita della foto e quindi ha un suo perché anche il costo.

Oppure l’iPhone con connessione ad internet senza fili. Lo scorso 11 luglio c’erano file interminabili nelle rivendite Tim e Vodafone. Quasi un evento mondiale, peccato che in Italia la connessione senza fili è scarsamente diffusa. Quindi molte persone che, sentivo al telegiornale, si dichiaravano soddisfatte di essere le prime persone in Italia ad avere l’iPhone ora come ora utilizzeranno un oggetto che costa l’ira del Padreterno ma che forse non vale la spesa, date le molte perplessità che comunque l’iPhone ha suscitato. Perplessità relative appunto principalmente alla scarsa disponibilità della rete wireless in Italia ed ai costi delle tariffe ed al prezzo completamente omogeneo in ogni parte di Italia dell’iPhone. Ma penso che se ci si sente realizzati completamente dal possedere l'iPhone, ma anche qualunque altro oggetto di cui si può fare anche a meno, nella vita si può essere tranquillamente considerati dei falliti che camminano.

Alla fin fine credo che la definizione di Gaber sia decisamente aderente alla realtà: il conformista si adegua all'apparenza, e non alla sostanza (che comporta la necessità di approfondire le cose): vive, e questo già gli basta.

16 lug 2008

Spreco di risorse.

Quando mi capita di girovagare quasi quotidianamente per Napoli la mia attenzione capita più volte al giorno anche sui semafori il cui uso incide non poco sulla spesa per l'energia elettrica, sovente sono molto poco utili, se non totalmente inutili o inadeguati, nel posizionamento più che nei tempi di attesa.

Analizzando la prima parte del problema (risparmi energetici) mi chiedo come mai, specialmente in una città come Napoli che spesso e volentieri ha splendide giornate di sole, i semafori non siano dotati di pannelli solari (come spesso capita di vedere per le segnalazioni lampeggianti in autostrada) e soprattutto vien da domandare conto e ragioni del mancato uso di semafori con lampade a led. Questi due investimenti abbatterebbero radicalmente la spesa energetica per gli impianti semaforici (magari sarebbe da fare anche per l’illuminazione pubblica). Secondo la Fire (Federazione Italiana per l'uso Razionale dell'Energia) i semafori a led, rispetto alle lampadine a filamento, hanno un consumo fino all'80% in meno, una durata fino al 20% in più, e quindi una riduzione della manutenzione ed infine una maggiore sicurezza (essendo maggiormente visibili).

Sotto altro aspetto, tuttavia, talvolta i semafori regolano poco traffico, e quindi sono sostanzialmente inutili. Mi riferisco, in prima battuta, a tutti quei semafori che si trovano a disciplinare il traffico di una strada principale con le stradine laterali.

Essendo stato a Genova per motivi personali, ho notato anche lì una proliferazione di semafori, con problematiche analoghe a quelle già accennate, ma ho pure notato l’utilizzo, in alcune parti strategiche, dei sottopassaggi, per di più attrezzati: in pratica a Genova i sottopassaggi sono un piccolo mondo che consente l’attraversamento sicuro di grandi arterie, senza pregiudizio per il corretto scorrere del traffico veicolare, ma anche la presenza di piccoli punti vendita di ogni sorta (abiti, libri, edicole). A Napoli i pochissimi sottopassaggi presenti sono chiusi e forse anche ricettacolo di immondizia; i sottopassaggi che collegano funicolari e metropolitane sono spogli sia di tabelloni pubblicitari, che porterebbero soldi ai gestori delle metropolitane, sia di quel particolare micromondo che non sarebbe poi così cattivo.

In ultimo vorrei fare solo una considerazione in parte piacevole in parte paradossale: percorrendo il lungomare di Pozzuoli, oggetto di restyling, gradevoli ed eleganti illuminazioni fanno da cornice ad uno splendido golfo, sul cui sfondo si stagliano Procida e dietro Ischia. Ogni lampione ha un pannello solare. Peccato che fino a qualche tempo fa poco vicino l’immondizia trabboccava abbondantemente dai cassonetti. Sarei ben felice di constatare che, come pare intenderà Berlusconi, l'emergenza finisca anche a Pozzuoli, oltre che nel resto di Napoli.

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FONTI

9 lug 2008

Gli ingenui e le persone bene educate.

Recentemente ho parlato sia dei lecchini sia degli scemi per non andare alla guerra. Ebbene voglio continuare sul filone, distinguendo da questi le persone ingenue e le persone bene educate. Dunque capita, nella vita, di trovare persone che solo e soltanto per ingenuità si comportano in stile scemi per non andare alla guerra. Ebbene queste persone sono persone non cattive, ma che devono semplicemente fare un po’ d’esperienza per non essere ancora ingenue. Purtroppo da un lato si confondono questi due aspetti, e d’altro canto se sei un ingenuo cresciuto certo non fa piacere avere di fianco qualcuno che perennemente sembra cadere dalle nuvole. Fermo restando che preferisco mille volte chi è ingenuo a chi fa lo scemo per non andare alla guerra, il principale tratto distintivo tra gli appartenenti a queste due categorie sta nel fatto che chi è ingenuo non si rende conto di alcuni eventi che gli capitano attorno, ma magari quando se ne rende conto non ha nulla da invidiare a nessuno sotto il profilo dell’intelligenza; chi fa lo scemo per non andare alla guerra semplicemente sa e fa finta di non sapere, abusando di questa sua condizione.

Si dice che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire: diciamo che si adegua bene alla categoria degli scemi per non andare alla guerra. Mentre gli ingenui non sentono solo perché hanno un tappo di cerume nelle orecchie e non se ne accorgono: quando va qualcuno a toglierglielo allora sentono perfettamente, talvolta anche meglio degli altri.

Le persone bene educate sono persone dotate di gentilezza e cortesia nei confronti di chi li circonda e ciò che dicono e ciò che fanno è dovuto solo a queste nobili caratteristiche. Anche qui non deve confondersi. I lecchini utilizzano una finta cortesia per ottenere un risultato reale. Girato l’angolo non esiste più nulla di quella finta cortesia, più nulla del personaggio, talvolta banale, talvolta perennemente in tiro ma sempre irritante, che si sono creati, anche se il risultato reale così ottenuto rimane. E allora occorre capire che le persone bene educate sono tali perché non si aspettano nulla in cambio, magari se non la stessa educazione forse, ma certo non sono così in modo interessato.

È raro, per fortuna, che questi soggetti possano far strada nel lungo termine, anche se talvolta succede. Ma spesso e volentieri succede proprio l’effetto contrario: quelli più lecchini possano rimanere impelagati e non ottenere nessun vantaggio, nessuna promozione, nessuno scatto di carriera: semplicemente perché magari chi non li ha più in un rango sottoposto rischia di perdere qualcuno da schiavizzare.

L’immagine che mi viene in mente è quella anche un po’ paradossale di Fantozzi 2000, la clonazione: Fantozzi è morto ed il mega direttore, insieme ad altri decide di clonarlo perché non esistono più lecchini come lui, anzi i dipendenti ormai pretendono pure i loro diritti. Ecco il ragionier Fantozzi è sempre stato impiegato sfigato e servile. Ma se mai ha fatto strada è per il servilismo non certo perché sfigato.

7 lug 2008

Le impronte ai bambini rom.

In Italia vige il principio di uguaglianza, in base al quale le situazioni uguali vanno regolate in modo uguale, e le situazioni diverse in modo diverso. Il giudice, o il legislatore non possono valutare due situazioni uguali distinguendole solo per l’etnia, o la religione o nei casi previsti dall’articolo 3 della Costituzione. Tale principio è previsto anche dalle leggi europee, che tra l’altro, in base all’articolo 117 della Costituzione, hanno pieno valore nel nostro ordinamento per espresso riconoscimento costituzionale. Cioè è la legge fondamentale del nostro stato che dice questo, non è che ce lo si inventa dalla sera alla mattina.


In base a questo, stabilire con le impronte digitali un censimento, anche se io la chiamerei schedatura, dei bambini rom, che sono cittadini europei, potrebbe seriamente esser considerata una violazione del principio di uguaglianza, in quanto sono sottoposti ad un dovere (farsi censire) che altri cittadini europei non hanno, e ciò solo per la loro etnia. Bene Maroni (Ministro degli Interni del Governo Italiano) sostiene che è per la sicurezza degli italiani, e che vi sono rom che abitano in zone abusivamente. Ma la situazione è un po’ diversa: se i rom commettono reati in Italia è nel pieno diritto/dovere dello Stato italiano perseguire questi delitti. Ma ciò indipendentemente dalla razza, dall’etnia, dalla religione, dalle opinioni politiche eccetera. Il processo deve seguire tutte le garanzie previste dalla legge. Se i rom occupano territori abusivamente è giusto che vengano sgomberati, anche se lo stato italiano ha il dovere di metterli in condizione di abitare, anche in Italia se lo vogliono, in condizioni almeno decenti e legali (articolo 3 comma 2 della costituzione). Analogo discorso vale per l’espulsione dei cittadini dell’Unione Europea è vietato se non per ragioni di pubblica sicurezza.

A questo punto occorre spiegare il ruolo della Commissione Europea (cito dal sito europa.eu): La Commissione è indipendente dai governi nazionali e il suo ruolo consiste nel rappresentare e tutelare gli interessi dell’UE nel suo insieme. È suo compito elaborare proposte per nuove leggi europee da sottoporre al Parlamento europeo e al Consiglio. Quindi giacché il principio di uguaglianza è regolamentato anche da norme comunitarie, la Commissione Europea ha tutto il diritto di intervenire se uno Stato viola tale (o qualche altra) norma. Come è avvenuto per il caso delle frequenze televisive la Commissione può in primo luogo aprire una procedura di infrazione se ritiene che uno Stato stia violando il trattato, per approfondire la questione e per capire se i trattati vengono violati. In secondo luogo se la chiusura della procedura di infrazione conferma la violazione e ciò non basta a far correggere il tiro allo Stato, si può deferire la questione alla Corte di Giustizia. Il Parlamento, invece, di comune accordo con la Commissione Europea ed il Consiglio può adottare una direttiva, rivolta ad un singolo Stato, la quale direttiva avrà efficacia vincolante per lo Stato.

Tutto quanto detto finora, per quanto in apparenza semplice, ha alcune complicazioni: dunque, ogni cittadino dell’Unione Europea può circolare e soggiornare dove e come crede entro i confini europei, senza limitazioni di trattamento che violino il principio di uguaglianza. Ma è soggetto ad alcuni limiti temporali: fino a tre mesi di permanenza può circolare per tutta l’UE senza problemi purché abbia un documento valido con sé. Dopo i tre mesi si può circolare e soggiornare solo per motivi di lavoro autonomo o subordinato: se sei l’avvocato italiano di un’azienda in Germania o se sei un dipendente di una società in Spagna puoi soggiornare e circolare per più di tre mesi. Devi essere studente, oppure devi essere un familiare di un cittadino dell’Unione che lavora o che è studente per esempio. Il diritto di soggiorno permanente si acquisisce dopo cinque anni. Ma soprattutto si deve stabilire se hai di che sopravvivere.

Tutto ciò in teoria è facilissimo ed è giustissimo, ma in pratica se non ho un controllo doganale (che non c’è all’interno dei confini dell’Unione Europea) i periodi di tempo sono molto più difficili da individuare: che ne so quando sei entrato e quando sei uscito? E soprattutto perché? E che ne so io se hai di che sopravvivere?

Tornando alla questione da cui siamo partiti, dubito che i rom siano qui per turismo, ma di sicuro nessuno tra i rom, attualmente, ha il diritto di soggiorno permanente dopo cinque anni, in quanto la Romania è entrata nell’UE nel 2007.

In conclusione per contemperare il principio di uguaglianza con la tutela della pubblica sicurezza e con le norme comunitarie basterebbe applicare le leggi dello Stato italiano e la normativa europea: chiunque commetta abusi, reati o qualunque cosa vietata deve essere punito, senza distinzioni che violino il principio di uguaglianza. Esercitare un controllo sulla generalità di persone che, fino a prova contraria, non hanno commesso crimini potrebbe secondo me, seriamente configurarsi come un abuso dei diritti di tutela dei singoli stati. Fermo restando che a mio avviso la libera circolazione ed il libero soggiorno delle persone merita una maggiore regolamentazione, almeno finché continueranno a coesistere Stati nazionali ed unione europea

Un particolare ringraziamento va ad Ennio Buonocore, carissimo amico che affettuosamente ed in modo prezioso mi ha aiutato per migliorare questo post. Spero di non aver abusato troppo della sua disponibilità.

2 lug 2008

Libera Ingrid Betancourt con altri 14 ostaggi.

Già da settimane c'erano appelli per la liberazione di Ingrid Betancourt. Non solo appelli proforma, ma da un lato l'impegno della Francia, paese in cui è molto amata, d'altro canto anche la mediazione di Hugo Chavez, presidente venezuelano hanno influito tanto che il 10 gennaio scorso questa ha portato alla liberazione di Clara Rojas e di Consuelo Gonzales De Perdomo.

Il 28 febbraio scorso le Farc hanno liberato un’altra ex parlamentare rapita, Gloria Polanco sequestrata nel 2001 insieme a due dei suoi tre figli, poi liberati nel 2004. Contrario alla mediazione, invece, e più propenso al blitz il presidente colombiano Alvaro Uribe Velez, che non è intervenuto militarmente solo perchè grazie a precedenti analoghi finiti in tragedia hanno fatto sì che i parenti degli ostaggi vi si opponessero. Ingrid Betancourt è una parlamentare con nazionalità francese e colombiana (nata a Parigi a Natale del 1961).

Già parlamentare in Colombia, nel 2002 era candidata alle presidenziali, quando il 23 febbraio 2002 si reca in una sorta di no man's land (una terra di nessuno) concessa alle Farc (Forze Armate della Rivoluzione Colombiana) dal governo come inizio di mediazione. Le FARC sono un'organizzazione di ribelli guerriglieri che mirano ad instaurare, fin dagli anni -60, il comunismo in Colombia.

La Betancourt, che ha dedicato molto tempo alla lotta alla corruzione, doveva incontrarsi con le FARC, quando è stata rapita dalle stesse FARC. I sei anni di prigionia, inutile dirlo, sono stati per la Betancourt un senso unico verso lo stremo fisico e psicologico, al di là dei sospetti sulla sua salute, o sulla vita stessa, della donna. La vita in quella prigionia è stata definita dalla Betancourt una lugubre perdita di tempo. Una frase che non ha necessità di commenti.

La questione del rapimento Betancourt ha portato anche a scambi molto duri in America Latina a partire dal 01 marzo 2008: l'esercito colombiano ha condotto, in territorio probabilmente venezuelano, un raid in cui ha ucciso Raul Reyes (numero due delle FARC). Ma Correa (presidente Ecuador) e Chavez (presidente del Venezuela) hanno accusato Uribe (presidente della Colombia) da un lato di aver sconfinato in Venezuela, ragion per cui Chavez ha espulso l'ambasciatore colombiano.

Senza contare le accuse rivolte al governo venezuelano ed anche ecuadoriano di appoggiare le FARC. Tutto ciò ha avuto ancor più risonanza, perchè a quanto pareva in quel periodo c'erano contatti che avrebbero portato a breve alla liberazione della Betancourt, comunque avvenuta poco fa; e quindi in quel periodo, oltre a spostare le truppe al confine, sia Chavez sia Correa hanno accusato Uribe di non voler liberare la Betancourt. Ora come ora, comunque, ciò che più conta è che, nonostante la forte tensione diplomatica che permane nella zona negli ultimi giorni, siano state liberate 15 persone da un gruppo di ribelli, considerati in UE e negli USA come criminali.

E la cosa che mi rende ancor più felice è che tra questi 15 ci sia una donna coraggiosa e che ha lottato contro la corruzione in un paese difficile come la Colombia, senza che le minacce la intimidissero, avendo anche la possibilità di starsene amabilmente a Parigi. Ora che è libera spero non sia abbastanza distrutta da non combattere più.


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Fonti.

Non dimenticare il passato, vivi nel presente e pensa al futuro.

Questo è un appello a tutti coloro i quali, crescendo, assumono posizioni grazie alle quali conseguono una certa autorità rispetto ad altri soggetti, che ovviamente per forza di cose saranno loro sottoposti. Mi riferisco, quindi, a tutti coloro che diventano professori dopo essere stati studenti; genitori e nonni dopo essere stati rispettivamente figli e nipoti; dirigenti dopo essere stati impiegati e così via per ogni volta che si sale un gradino più su dopo esser stati un gradino più in basso. Passata la soddisfazione e la gioia per tutto quanto è accaduto, ed al di là del merito personale (o della fortuna) che ha determinato il passaggio da una “categoria” all’altra, la prima cosa da fare in ognuno di questi casi è quello in primo luogo di non dimenticarsi mai del passato, in secondo luogo di imparare ad applicare tutto ciò che si sa al tempo presente.

Un padre che si dimentica delle problematiche di quando era figlio, inevitabilmente avrà qualche problema a rapportarsi col proprio di figlio. Così come un insegnante che dimentica di quando era studente. Magari valuterà l’alunno senza tener conto di tutte le problematiche che si possono inevitabilmente incontrare nel preparare una materia e nel sostenere un esame. Ma se non si aggiornerà rimarrà ancorato a standard anacronistici.

Solone diceva una cosa saggia: per saper comandare occorre saper obbedire. Ma mi permetto di aggiungere che occorre non dimenticarlo, perché dimenticare equivale, sotto il profilo dei risultati, a non sapere.

In quanto al pensare al futuro è semplicemente un modo di ricordarsi sempre che per ogni azione che si compie si assiste ad una reazione, e non occorre meravigliarsene. Occorre saper prevedere, nella maggior parte delle volte almeno, cosa può accadere, almeno un ventaglio di opzioni. Poi è ovvio che gli errori capitano a tutti e non si oretende la perfezione: mai perfetto posso essere, provo almeno ad avvicinarmici provando a migliorare laddove è possibile, il mio operato.

28 giu 2008

La casta dei politici - Capitolo 1. L’immunità parlamentare.

L'immunità penale per i parlamentari è stabilita dall'art. 68, comma 2 Cost. che consente di sottoporre ad indagini i parlamentari senza richiedere l'autorizzazione della Camera di appartenenza; arrestare il parlamentare in presenza di una sentenza irrevocabile di condanna; trarre in arresto il parlamentare nel caso in cui sia colto nell'atto di commettere un reato per cui è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza. Mentre non è consentito all'autorità giudiziaria senza la preventiva autorizzazione della Camera: sottoporre a perquisizione personale o domiciliare il parlamentare; arrestare o privare della libertà personale il membro del Parlamento ad eccezione di una sentenza irrevocabile o della flagranza; procedere ad intercettazioni delle conversazioni o comunicazioni e a sequestro della corrispondenza.

Ora voi immaginatevi che io sono un parlamentare accusato, dico per dire, di un reato qualunque. Se ho l’abilità di non farmi beccare in flagrante non posso essere arrestato nè essere sottoposto eventualmente a fermo (se ne ricorrano i presupposti), perché devo essere beccato in flagranza di reato e l’arresto dev’essere obbligatorio (o la sentenza deve divenire irrevocabile) solo perché sono parlamentare, anche se poi si dimostrasse che l’accusa è fondata.

Oppure magari immaginate che io parlamentare sono accusato di associazione mafiosa: ebbene non possono mettermi il telefono sotto controllo senza autorizzazione parlamentare, ma se il Parlamento autorizza io so che ho il telefono sotto controllo e a meno che non sia stupido completamente col mafioso non ci parlo al telefono, semmai effettivamente sono in contatto con i mafiosi (ma non si saprà). Stesso discorso per la perquisizione personale o locale a carico dei parlamentari: la perquisizione è un tipico atto a sorpresa, seppur garantito dal fatto che dev’essere motivata dall’Autorità Giudiziaria, e dal fatto che si può avere una persona di fiducia presente. Invece no: se sei parlamentare deve autorizzarti il parlamento, per cui poi tutti i documenti compromettenti, se ne hai, puoi farli sparire.

Il nodo gordiano della questione è che occorre evitare una persecuzione politica da parte dei giudici. Ma checché ne dica Berlusconi, i provvedimenti di restrizione della libertà, anche se contro parlamentari, devono essere motivati, e non certo perché si è di un’idea diversa dalla propria. Quindi non occorrerebbe un controllo preventivo su atti che producono risultati solo se compiuti a sorpresa, ma magari occorrerebbe la sanzione dell’inutilizzabilità degli atti, oltre che la previsione di una aggravante disciplinare nei confronti di chi ha proposto ed autorizzato perquisizioni o intercettazioni a fini persecutori (da dimostrare ovviamente). In altri casi se il PM che richiede l’intercettazione si sbaglia, perché il parlamentare intercettato non ha fatto nulla, stiano tutti tranquilli che in linea di massima non c’è nulla da temere.

Anche in questo caso, si spara a zero contro una categoria, generizzando e mettendo in mezzo persone che fanno bene il proprio dovere, non si propone alcuna alternativa, sarebbe chieder troppo un'alternativa valida (specie se poi si vuol proporre l'immunità per le più alte cariche dello Stato).

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