10 lug 2009

Note del secondo giorno di G8 a L’Aquila.

1. Ma il G8 serve davvero?
Il concetto degli 8 grandi paesi; delle 8 grandi economie dà l’idea che tutti gli altri siano piccoli, secondari: insomma un peso per tutti. È fin troppo ovvio che non tutte le economie sono uguali, esistono paesi più ricchi e paesi più poveri, ma sancire di fatto che i più grandi ed i più forti economicamente si riuniscono nel club esclusivo, è un po’ come ritornare indietro di qualche secolo.

Mi dà l’idea di quei ragazzi che per esprimere la loro virilità, il loro essere maschio devono fare l’uscita solo uomini col rutto libero. Dimostrare di essere indipendenti e in qualche modo superiori, una sorta di capobranco.

Senza contare che i tempi cambiano ed anche le economie: si parla di G14, o anche di G20. Comunque sia sempre grandi e piccoli, emergenti e moribondi. Se volessero, potrebbero vedersi in ambito ONU con tutte le contraddizioni del caso: come per esempio il diritto di veto dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, manco a dirlo: USA, Cina, Russia, Regno Unito e Francia.

Se volessero prescindere dall’ONU potrebbero fare tranquillamente una riunione a cinque: il presidente della Commissione Europea; il presidente della lega Africana; il presidente della lega araba; il presidente della lega dei paesi dell’America Latina; ed un rappresentante dei paesi asiatici e mediorientali. C’est plus facile.

2. Gheddafi nuovamente in Italia.
L’ultima volta tra ritardi ed amenità varie, Gheddafi aveva affermato che in Africa le donne sono trattate come mobilio. E tutte le donne che da 25 anni gli fanno da guardia del corpo, una sorta di amazzoni, hanno applaudito in modo silenzioso ma convinto. Gli avranno forse poi spiegato che in fondo in fondo anche in Italia c’è un concetto analogo senza che venga considerato poi tanto più ciarpame senza pudore, salvo qualche sparuta quanto pervicace sacca di comunisti.

Tuttavia penso al povero Obama che s’è trovato di fianco Berlusconi ed appresso ancora Gheddafi: lo immagino tesissimo in attesa di qualche gesto inconsulto e qualche improvvisata, che so una foto con Gheddafi ed Obama che si abbracciano, cose così.

3. Novità.
Dunque da un lato le first ladies in giro per il centro storico disastrato, altre ladies accorse a farsi baciare, abbracciare ed autografare da George Clooney, ed al Tg3 si parla della protesta degli aquilani, mentre un’altra inviata chiede al Clooney di cui sopra se il film che intende fare con un richiamo all’Abruzzo serve a richiamare l’attenzione su QUELLI NELLE TENDE. Le ladies (forse le più vere insieme a diversi veri gentlemen) continuano a protestare (la «reazione civile» di cui ho già detto ieri).


Sul clima si parla della riduzione delle emissioni da ottenere entro il 2050 (e non tutti sono d’accordo, si parla comunque di passi avanti), senza dimenticare che per alcuni catastrofisti moriremo il 21 dicembre 2012 (ma già sto preparando un mega Capodanno 2013: amo essere in anticipo); e senza dimenticare che purtroppo, a parte scherzi e previsioni dubbie, la situazione è considerata ad un punto di non ritorno. Il 2050 potrebbe essere troppo tardi. Sono convinto che su diversi temi (vedi le auto elettriche per esempio) si potrebbe risolvere il problema in pochi anni.

Sulla fame nel mondo, dinanzi ad una tavola super imbandita i leader mondiali hanno concluso che la fame nel mondo esiste, che i povirazzi sono più di un miliardo ed entro il 2010 dovrebbero concludere gli accordi di Doha sugli aiuti ai paesi più poveri.

4. See the difference.
Silvio Berlusconi: Sconfitti i disfattisti, grande leadership italiana.
Barack Obama: Spesso in passato il mio paese non si è fatto carico delle proprie responsabilità (tema ricorrente in Obama nda) … dobbiamo fare di più.

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