4 giu 2008

Il mondo “infantile” dei vicoli di Napoli, e quello multietnico dei carruggi di Genova.

Quando si è bambini ognuno di noi s’è creato un proprio mondo, per certi versi “parallelo” al mondo reale. Ad ognuno di noi, da bambini prima e da ragazzi poi, il mondo dove viviamo ci sembra assolutamente il migliore dei mondi (concetto che richiama al “Candide” di Voltaire). 



SCORCIO DEL CENTRO STORICO
DI NAPOLI - SPACCANAPOLI
SANTA CHIARA
Crescendo, poi, si osserva, o quanto così dovrebbe essere, che c’è anche un mondo reale più esteso rispetto almeno al mondo che abbiamo conosciuto e che riteniamo conoscibile (non tanto al mondo fantasioso che ci siamo creati, perché la fantasia è infinita).


Procedimento analogo avviene negli abitanti dei vicoli di Napoli. Il vicolo è un mondo all’interno del quale s’intrecciano storie e vite. Il vicolo, per molti ragazzi, è tutto, da lì non si scappa (anch
e perché per molti non c’è una reale possibilità legale di scappare).

Così quando a qualcuno capita di vedere posti diversi si tende a mitizzarli, come se fosse il Paradiso in terra, salvo poi magari sentire la mancanza di Napoli, anzi del vicolo magari anche buio. Il problema è che rimanendo il più delle volte chiusi nel proprio mondo si vive in modo eccessivamente limitato, indipendentemente dal fatto che ciò avvenga in modo volontario o meno. Con la conclusione, poi, che quasi ogni posto che si visita diventa il migliore dei mondi; e per chi rimane si rimane nel migliore dei mondi.

La conoscenza apre la mente e permette anche di scegliere nel modo più corretto possibile. La conoscenza consente di aprirsi a nuove esperienze, senza necessariamente mitizzare ogni cosa. Ma la conoscenza può anche permettere di scegliere se e quali esperienze avere. In tal senso non occorre cadere nell’equivoco per cui scegliere di non avere un’esperienza debba essere visto come chiusura mentale: non occorre per forza mettere la mano nel fuoco per sapere che brucia, anche se i sostenitori della teoria opposta dicono che non puoi sapere che una cosa non ti piace se non l’hai sperimentata. 

Al fine di evitare che il cane si morda la coda, occorre inevitabilmente evitare di rendere assoluta ognuna di queste due tesi, in quanto ciò le rende inevitabilmente sbagliate, in quanto ognuna delle due presenta un lato molto giusto. Avendo elencato la tesi e l’antitesi di memoria aristotelica, è giusto tirare la sintesi: ogni esperienza fa storia a sé, secondo una serie di variabili oggettive e soggettive, e rende possibile poter scegliere secondo una delle due affermazioni sopra citate, che quindi sono da intendersi in senso relativistico - fenomenico.
CARRUGGIO

Per fare un parallelo, i vicoli del centro storico di Genova, i c.d. carruggi, invece, sono una moltitudine labirintica di etnie, di lingue e di tradizioni, di case, di suggestioni. Si va dai carruggi caratteristici (per esempio le facciate dipinte di via del Campo, resa famosa anche da De Andrè), a quelli un po’ più pericolosi, a quelli strettissimi in cui due persone che si incrociano potrebbero anche passare a fatica. 

È un’atmosfera instabile e discontinua, con un unico fattore comune: la bellezza. Ho sempre considerato Napoli e Genova per certi versi molto simili, (per i motivi svariati sono legato anche a Genova) ma sotto il profilo dei vicoli a Napoli ogni vicolo è un mondo singolo, chiuso per certi versi ed unicamente napoletano; a Genova ogni vicolo presenta una pletora di mescolanze etniche.


SPECIAL THANKS: LORENA



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