26 ott 2008

Senza parole, ma con violenza.

Introduzione
Il 31 agosto scorso (1° giornata di campionato di calcio) vi furono incidenti alla stazione per la partita Roma - Napoli. E giù a dire il peggio del peggio dei napoletani. Avevano distrutto un treno con non so quante centinaia di migliaia di euro di danni (cifra poi ridimensionata). Poi abbiamo giustamente pensato che dare la colpa ai napoletani era riduttivo, e giacché sia in Italia che nei rapporti all'estero non abbiamo problemi, abbiamo pensato di andare a bruciare una bandiera di uno stato estero in quello stesso stato. E mi riferisco agli incidenti a Sofia in occasione della partita della Nazionale.

Purtroppo di questi eventi ci si ricorda solo quando accadono e difficilmente dopo, si fanno le leggi sull'onda dell'emergenza e, quindi, in tutta fretta e scritte male. Poi magari l'emergenza, fisiologicamente, passa o diminuisce e si è persa un'altra occasione per agire in modo strutturale e completo fino alla successiva emergenza che, proprio perché non si è agiti in modo completo, si ripresenta in modo diversificato quando non in modo più violento. Il tema va, secondo me approfondito sotto vari punti di vista.

1. Eccessivo lassismo e confusione terminologica.
Ogni qualvolta che si verificano eventi violenti o razzisti negli stadi, si utilizzano frasi finalizzate a sminuire quanto è successo: Purtroppo sono alcuni deficienti che non sono tifosi; oppure La maggior parte dei tifosi non sono violenti; ma anche Pochi imbecilli non devono rovinarci. In realtà il tifoso sostiene od esalta una squadra od un atleta. Non credo che tale accezione possa essere smentita da alcuno, né mi pare che tale accezione comprenda la violenza o il razzismo. In genere chi usa violenza, di qualunque stampo essa sia, o il razzismo è punito penalmente: quindi è un CRIMINALE, un RAZZISTA, insomma un essere di cui non si sente per nulla il bisogno. Ma non è un tifoso. Al più potrebbero essere considerati teppisti o vandali, che certo non sono persone che amano la discussione pacifica e pacata. Ma dei vandali o dei teppisti comunque non se ne sente il bisogno. E ben venga lo sfottò o lo scherzo goliardico, ma anche qui siamo in un territorio molto diverso dalla violenza.

2. Misure adeguate finalizzate a combattere la violenza negli stadi.
Il numero di persone ha un’influenza relativa sulla violenza negli stadi, non assoluta: se 100.000 persone sono in uno stesso stadio è più probabile incontrare persone violente rispetto ad uno stadio che ne contiene 1.000. Ma questo discorso è fattibile in relazione a qualunque luogo. Allora è giusto ridurre la capienza degli stadi? No, assolutamente, perché significherebbe ammettere di non essere in grado di controllare il fenomeno. Se, da un lato è statisticamente più probabile che, più è capiente uno stadio, più possono entrare persone violente; d’altro canto il modo migliore per contrastare il fenomeno è la selezione di chi entra. Come avviene nelle discoteche. Senza contare, poi, che sempre più spesso la violenza avviene anche al di fuori degli stadi o negli autogrill.

§ Biglietto nominale e controllo: appunto parlavamo di selezione. Il biglietto nominale consente, da un lato, la prevenzione (concedendo, per esempio, il biglietto solo a chi non si è mai reso colpevole di atti violenti/vandalici/razzisti in campo e fuori) e repressivo (nel caso qualcuno filtrasse comunque ad un determinato posto corrisponde un determinato nominativo). Ma come apparso a settembre 2007 sul Corriere della Sera è possibile aggirare i controlli (anche perché capita che non ce ne siano). La legge occorre farla bene: a ritirare il biglietto nominale dovrebbe essere personalmente il titolare del biglietto munita di documento, o da persona munita di delega e di documento del delegante e proprio. In tal caso verrebbe annotato che il biglietto è stato ritirato da una terza persona munita di delega. Arrivati al prefiltraggio dovrebbe essere obbligatorio presentarsi con documento d’identità valido e biglietto nominale e si deve accettare il passaggio al metal detector. Altrimenti si torna a casa. Ma ovviamente è fondamentale controllare e completare l'opera. Altrimenti è tutto inutile.

§ Proprietà degli stadi da parte delle società calcistiche: è piuttosto ovvio che i privati hanno interesse a non dover riparare le devastazioni dei vandali; hanno interesse che la loro immagine non sia danneggiata (vedi sopra come sminuiscono gli incidenti: in questi casi le società sono responsabili per responsabilità oggettiva) e ciò in misura maggiore rispetto allo Stato. È piuttosto ovvio che, ne consegue, sarebbe un investimento più che conveniente, per le società, avere uno stadio magari con 100.000 persone, ma sul quale, alla fine, possono investire in sicurezza, in negozi, in ristoranti. Un profitto a vantaggio diretto delle società, perché dagli investimenti effettuati avranno un ritorno economico e di immagine; ed anche per lo stato, perché le società pagano le tasse in relazione ai guadagni. Senza contare che lo Stato risparmierà non poco evitando di pagare le forze dell’ordine che, occorre dirlo, con mirabile sprezzo del pericolo, mettono a repentaglio la loro vita per il proprio dovere. In tal caso le società avrebbero anche tutto l’interesse ad attrezzare gli stadi in modo tale che siano confortevoli, coperti, sicuri (nel senso anche che ai controlli non si può sfuggire).

§ Chiusura degli stadi non a norma: sarebbe un provvedimento saggio se gli stadi fossero di proprietà delle società calcistiche. Il fatto è che gli stadi sono di proprietà dello Stato e dati in gestione alle società. Le quali hanno dei vantaggi economici limitati, e subiscono le limitazioni, che sarebbero anche giuste, ma senza poter avere quel margine d'azione necessario per fronteggiare la violenza.

§ Responsabilità oggettiva delle società calcistiche: le regole dell'ordinamento sportivo prevedono che la condotta di un tesserato (giocatore o dirigente) può coinvolgere per responsabilità oggettiva la società. Si parla di responsabilità oggettiva in contrasto a quella soggettiva (come la responsabilità penale). Un po' come i genitori che rispondono, almeno civilmente, per il comportamento dei figli minorenni. Purtroppo l'ordinamento sportivo estende questo tipo di responsabilità anche al comportamento dei tifosi, ma senza che la società abbia i mezzi e gli strumenti dello Stato. Quindi, ho lo Stato dà alle società queste possibilità (proprietà degli stadi=maggiori introiti/investimenti che rientrano) oppure lo Stato interviene con mezzi propri, ma non sanziona le società. Se da domani i genitori non fossero responsabili solo per i figli minorenni, ma anche per tutti i loro compagni di scuola, sarebbe un po' problematico tenere tutti sotto controllo.

3. Conclusioni.
Concludendo la strada intrapresa è la strada giusta, ma l'opera non è completa. I due passi necessari sono: agevolare la proprietà esclusiva degli stadi da parte delle squadre, che saranno responsabili con diverse sanzioni dei danni provocati all'interno dello stadio: anche se è proprietà privata, lo Stato mantiene la tutela dell'ordine pubblico e se le società non hanno sistemi di sicurezza tali, per cui la conseguenza è che si chiama la Polizia è giusto che vi siano conseguenze. Secondo passo: gli agenti che non dovranno presidiare gli stadi, perchè è compito delle società sportive, potranno pattugliare le strade d'accesso agli stadi in modo da garantire la sicurezza in modo territorialmente più esteso.

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