15 mar 2009

Anche all'estero conoscono i pianisti italiani

Oggi semplice panoramica dall’estero di come ci tratta la stampa comunista (?). S’è parlato diverse volte dei “pianisti” e del sistema delle impronte digitali in vigore alla Camera.

Sul De Volkskrant il quadro è abbastanza negativo: Eric Arends - già da me citato sul caso Mills - parla testualmente di parlamentari imbroglioni che giustificano malamente la condotta. E come poter dar torto a Inigo Dominguez - corrispondente a Roma per Diario Sur - che dice (nella versione tradotta da Italia dall’estero.info):
Naturalmente, lo scetticismo è generale. Non bisogna sottovalutare il talento innato del politico italiano per le malefatte. Anche se il sistema è rigoroso, in Italia le impronte digitali si prendono solo ai delinquenti.

Ed anche:

Al pari delle altre grandi democrazie, come l’Albania, il Parlamento italiano ha sfiducia, a giusta ragione, dei suoi politici ed è ricorso ad un sistema di controllo delle votazioni mediante impronte digitali. Il problema dei cosiddetti pianisti, deputati che votano per i colleghi assenti, era vergognoso.

Trovate i due articoli completi nell’apposita sezione (Stampa estera sul caso "pianisti"). Non avrei saputo dire di meglio. Purtroppo in Italia è diffuso l’atteggiamento per cui se non c’è un controllo stringente e preciso il rispetto delle regole diventa un optional (per certi versi è così anche sugli autovelox: si rispettano i limiti solo se sappiamo che l’autovelox c'è e funziona).

Anche questa è una questione morale, anche se non se ne parla.

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