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15 mar 2009

Anche all'estero conoscono i pianisti italiani

Oggi semplice panoramica dall’estero di come ci tratta la stampa comunista (?). S’è parlato diverse volte dei “pianisti” e del sistema delle impronte digitali in vigore alla Camera.

Sul De Volkskrant il quadro è abbastanza negativo: Eric Arends - già da me citato sul caso Mills - parla testualmente di parlamentari imbroglioni che giustificano malamente la condotta. E come poter dar torto a Inigo Dominguez - corrispondente a Roma per Diario Sur - che dice (nella versione tradotta da Italia dall’estero.info):
Naturalmente, lo scetticismo è generale. Non bisogna sottovalutare il talento innato del politico italiano per le malefatte. Anche se il sistema è rigoroso, in Italia le impronte digitali si prendono solo ai delinquenti.

Ed anche:

Al pari delle altre grandi democrazie, come l’Albania, il Parlamento italiano ha sfiducia, a giusta ragione, dei suoi politici ed è ricorso ad un sistema di controllo delle votazioni mediante impronte digitali. Il problema dei cosiddetti pianisti, deputati che votano per i colleghi assenti, era vergognoso.

Trovate i due articoli completi nell’apposita sezione (Stampa estera sul caso "pianisti"). Non avrei saputo dire di meglio. Purtroppo in Italia è diffuso l’atteggiamento per cui se non c’è un controllo stringente e preciso il rispetto delle regole diventa un optional (per certi versi è così anche sugli autovelox: si rispettano i limiti solo se sappiamo che l’autovelox c'è e funziona).

Anche questa è una questione morale, anche se non se ne parla.

6 mar 2009

La casta dei politici - 2: lo stato dell'arte del rinnovamento a corte.

Rinnovamento e ringiovanimento della classe politica. A volerci credere sembrava seriamente che si apriva una nuova fase. Vediamo un po’ com‘è la situazione.

Nella attuale legislatura alla Camera dei Deputati, su 630 deputati solo 7 hanno tra i 25 ed i 29 anni (1.11%) e 72 (11,43%) tra i 30 ed i 39 (chiudono la classifica in termini di presenze ordinate per classi di età). Quindi, se la matematica non è un’opinione, l’87% dei deputati (551 su 630) ha più di 40 anni; ed il 57% ha più di 50 anni.

La fascia d’età più presente, nell’attuale legislatura, è quella dei cinquantenni (242 elementi, 38,41%); seguita dai quarantenni (192 elementi, 30,48%); al terzo posto con 117 elementi (18,57 %) gli ultra sessantenni. Confrontando le legislature dalla XIII all’attuale (XVI) emerge che - salvo variazioni di poco conto - quarantenni e cinquantenni sono sempre nello stesso numero. Diminuiscono gli ultrasessantenni (-40 unità/-6% circa rispetto alla scorsa legislatura) ed aumentano i trentenni (+11% rispetto al periodo 2006-2008).

Quindi una Camera dei deputati di poco più giovane. Un primo passo per l’applicazione di uno dei modi per far fare politica ai giovani: coinvolgerli nella partecipazione alla vita del paese (il Parlamento in primis). Sono ben convinto che su 630 deputati (comunque un’enormità) almeno il 30% (210 deputati) possa e debba essere di età inferiore ai 40 anni (nell’attuale legislatura siamo fermi al 12.53%). Sorprende, piuttosto, analizzando i dati relativi alla XV ed alla XVI legislatura, che Di Pietro non abbia avuto tra le proprie fila alla Camera nessuno al di sotto dei 40 anni.

Passando ad analizzare i dati sul Senato della Repubblica si può essere eletti dai 40 anni in su, e l’età media in questa legislatura è di 56 anni (dati aggiornati al 06/03/2009). Dalla XII all’attuale l’età media è aumentata (quasi 54 anni dal 1994 al 1996, 56 anni circa ad inizio legislatura; adesso l‘età media è di 57 anni); e comunque non è di molto diversa rispetto all’età media presente dal 1983 al 1992 (X ed XI legislatura: 56 anni circa).

Nel dettaglio sostanzialmente nelle ultime legislature i quarantenni sono sempre meno a dispetto degli ultrasettantenni - la cui rappresentanza numerica è stabile negli anni - mentre la rappresentanza dei sessantenni è notevolmente ampliata di una trentina di elementi (da circa 50 agli 80 attuali) nelle ultime tre legislature.

In relazione al ricambio generazionale (cioè: quanti parlamentari nuovi ci sono), traendo spunto dalla lista formulata da Beppe Grillo ho contato 364 parlamentari su 930 sono alla prima legislatura (il 40% circa); 232 alla seconda (24% circa) e 334 (36%) hanno dalle tre legislature in su. Ma il conforto è solo parziale e numerico: il 64% è in parlamento da meno di dieci anni (e nei limiti di due legislature che chiede Grillo), ma la maggior parte della minoranza cospicua che sono da più legislature sono personaggi di spicco della nostra politica. Sono (ex) ministri, coordinatori di partito, (ex) presidenti del consiglio/ex presidenti della repubblica. Chi alla fine decide è sempre lì da 15/20/25 anni.

Il rinnovamento del Parlamento è parzialissimo perché:
1) continuano ad esserci persone condannate in via definitiva (seppur di meno rispetto alle legislature precedenti), e l’unico partito che non né ha è l’Italia dei Valori di Di Pietro (che con questo riconquista ampiamente tutti i punti persi per non avere deputati dai 25 ai 29 anni)

2) I giovani sono aumentati di molto poco in relazione al complesso dei parlamentari, e si può fare molto di più e molto meglio.

3) La maggioranza dei parlamentari (il 64%) è alla prima od alla seconda legislatura, ma i posti più importanti sono occupati da chi ha già diverse legislature alle spalle. A poco serve rinnovare i gregari, se chi decide sulle problematiche importanti è sempre lì.

4) la proposta di Beppe Grillo delle due legislature parte da una base che condivido (far sì che non ci siano sempre le stesse persone nei posti di comando), ma ha un risvolto che può essere problematico: ammesso che adesso ci sia chi vede nelle elezioni un esame del proprio operato, chi sa già di non poter essere rieletto perché alla seconda legislatura, non ha interesse a fare bene perché sa che comunque non sarà sottoposto al giudizio degli elettori.

I dati riferiti (alcuni già nel corpo del post) potete controllarli ai seguenti link:
XIII legislatura

XIV legislatura

XV legislatura

XVI legislatura

Dati del Senato

Take a look

Articolo de L'espresso

24 feb 2009

Tanto per gradire.

In relazione agli sviluppi del caso Mills ed all'opportunità delle dimissioni da parte del premier segnalo un post di qualche giorno fa aggiornato proprio recentemente sul blog Non leggerlo che non fa altro che dimostrare di come l'Italia abbia una cultura etica e morale per certi versi arretrata.

Dimostrazione vivente che in altri paesi, per molto meno e personaggi non sempre di primo piano, non solo si sono dimessi, ma sono anche scomparsi dalla circolazione politica. Qua si discute periodicamente della questione morale, ma si risolve molto poco. Oltre che conferma dei commenti arrivati per il post su Iva Zanicchi.

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Nota.
Ho letto che alcuni blogger hanno avuto problemi perdendo dei lettori o non riuscendo a ricevere commenti sul blog. Ho riscontrato anche io questo problema (almeno per i lettori), ed inizialmente ho temuto fosse dovuto ad demerito personale particolarmente grave. Se i lettori che sono "fuoriusciti" hanno piacere a reinserirsi nella lista dei lettori fissi a me può solo far piacere. Se qualcuno ha problemi con i commenti può scrivermi all'email e vedrò di informarmi per capire che problemi possono ulteriormente esserci.

Ad ogni modo attualmente, a titolo personale, ho intenzione di continuare a seguire tutti i blog cui esplicitamente ho "aderito". Indi per cui se dovessi accorgermi di non esser più un lettore fisso di un blog questo non sarà dipeso dalla mia volontà, e provvederò quanto prima a reinserirmi nella lista dei lettori fissi. Anzi se qualcuno tra i blogger che seguo ha riscontrato problemi analoghi può segnalarmelo sarà mia cura controllare ed eventualmente reinserirmi nei rispettivi blog.

21 feb 2009

Rassegna stampa per la sentenza di primo grado per l'affaire Mills.

Dunque sulla sentenza di primo grado sull'affaire Mills tutto il mondo si è espresso, tranne la stampa italiana. Tre considerazioni devo proprio farle:
1) La sentenza è di primo grado, quindi per giudizi definitivi occorre aspettare la sentenza definitiva. Si possono avere perplessità e si può dire che sarebbe opportuno che su un premier non vi fossero di questi sospetti. Ma è un aspetto un po' diverso.

2) La questione morale viene utilizzata ad uso e consumo dei politici: o agitata come una minaccia, o gettata nel dimenticatoio.

3) All'estero per molto meno le dimissioni sono immediate.

Ne approfitto per segnalarvi il post di Beppe Grillo in merito e vi segnalo che inserirò una rubrica con gli articoli dei giornali esteri sulla questione Mills sia nella versione originale (dove era reperibile) che nella versione tradotta. Per ora li trovate sul blog voglioscendere ma presto inserirò i link anche sul blog (le traduzioni sono di Italiadallestero.info)

22 gen 2009

Obama, sempre Obama, fortissimamente Obama

Barack Obama, per Grazia di Dio e soprattutto Volontà della Nazione, ha giurato. Finalmente Bush figlio (e padre) se ne vanno. Spero vivamente che le figlie non decidano di presentarsi tra una quindicina d’anni. Finalmente è il 44° Presidente degli Stati Uniti d’America. Così, oltre a Bush, ci leviamo dalle scatole tutti coloro i quali, non sapendo come commentare l’accaduto, da mesi ormai ci ripetono che Obama è il primo presidente afro - americano.

Certo fino a qualche decennio fa l’apartheid era un problema dilagante. Oggi come oggi certo il razzismo purtroppo non è sconfitto. È un problema globale non solo americano o europeo.

Ma rimango dell’idea che rimane un retaggio medievale dare così tanto risalto al fatto che Obama sia il primo presidente di colore. Così come mi avrebbe dato fastidio l’eventuale altrettanta importanza data ad Hilary Clinton come prima presidentessa degli USA. Sono persone. Come tali meritano la possibilità di candidarsi e di poter fare bene, se possibile. Laddove si mette in risalto una cosa normale come se fosse straordinaria francamente mi lascia perplesso. Beninteso Obama a mio avviso è un ottimo comunicatore, e ha grande stile. Ma francamente preferisco più dedicarmi a quello che fa che al colore della sua pelle.

In Italia si perde tempo a voler scopiazzare a destra e a manca, senza saperlo peraltro fare. E giù il presidenzialismo all’americana, giù le primarie e via considerando. Non so se c‘è qualcuno che l'ha detto, nel mare magnum di dirette televisive, ma parte del discorso di Obama dice: «No change and no hope. Responsability» . Direbbe Peppino de Filippo: «E ho detto tutto» . Responsabilità.

In Italia non guasterebbe. Responsabilità morale e politica di andarsene quando si capisce che non è il caso (penso a Villari e al caso della Commissione di Vigilanza RAI, ma non è solo). Responsabilità politica e morale di farsi giudicare (innocenti sarebbe meglio). Responsabilità dovuta ad atteggiamenti che non fanno stare al di sopra di ogni sospetto.


We can??

14 gen 2009

Politicanti di tutto il mondo, unitevi ... e andatevene!

Quando sento parlare di «distacco dei giovani dalla politica» o qualche variazione sul tema, sento irrimediabilmente un senso di ribrezzo dentro di me. Specialmente se viene detto da chi è in politica. Ciò che sfugge alla classe politica attuale è che spesso sanno far parole e non fatti; sanno costruire bei discorsi che mi lasciano perplesso il più delle volte.

Se un ragazzo volesse far politica attivamente sa che ci sono già in Parlamento figuri che sono inchiavardati alle poltrone da decenni godendo di privilegi economici (e non solo) innominati. Parte della classe politica non ha il senso morale di dimettersi quando non si è più al di sopra di ogni sospetto. E quando parlo di «al di sopra di ogni sospetto» non intendo dire che si sia necessariamente colpevoli, ma intendo dire che si dovrebbe avere il buon gusto di dimettersi dalla propria carica pubblica, o quanto meno di non ricandidarsi a fine mandato (vedi la mia proposta di modifica al Lodo Alfano) per consentire alla legge di fare il suo corso in presenza di seri indizi a carico. Questo è rispetto per la magistratura nella pratica.

E tanto più i politici hanno ruoli importanti (non necessariamente in positivo), quanto più stanno lì da tempo. Non c’è un reale ricambio e quindi le possibilità per un giovane di farsi conoscere diminuiscono. Se anche per puro miracolo qualcuno riuscisse a farsi conoscere, avrebbe a che fare con una parte del Parlamento che è condannata in via definitiva (uno per tutti http://www.beppegrillo.it/).

La legalità talvolta sembra un optional: si può chiedere ai cittadini di rispettare le leggi, se una parte di chi quelle stesse leggi è tenuto a farle in nome e per conto dei cittadini stessi è pregiudicato, e la parte rimanente consente che ciò accada?

Se volessimo stare a guardare il capello, poi, in campagna elettorale tutti a dire che le province vanno abolite, e poi i tagli riguardano sanità, istruzione e ricerca. Mica fessi: mica levano soldi ai loro colleghi/compari! Anzi in merito avevo annunciato che avrei voluto essere più preciso nel riferire i soldi che vengono spesi per le province. Al
sito di Emanuele Pressa, anche se il post è datato 2007 è abbastanza recente da far capire l'entità del problema. Quindi è più che normale che in questo caso (ma anche qui per sintesi ho fatto un esempio tra tanti) certo non si attrae attenzione da parte dell'elettorato più attento. Anzi, lo si allontana.




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21 dic 2008

Questione morale. È questione di fatti.

La questione morale che tanto ha imperversato nei giorni scorsi è una questione ridicola se non ributtante, non tanto per la problematica in sé e per sé, ma per i soggetti che l’hanno proposta.

Intanto chi parla da anni e periodicamente di questione morale (e mi riferisco sia al PD che al PDL) non ha avuto il coraggio di presentare liste scevre di pregiudicati in Parlamento. Solo Di Pietro (IdV) fa eccezione. Così il Presidente del Consiglio non potrebbe essere eletto, perché detentore di una concessione dello Stato di rilevante entità economica.

A Napoli alcuni assessori sono agli arresti, altri sono indagati (e ad onor del vero è indagato anche Bocchino che della Jervolino fu lo sfidante per il posto di sindaco alle ultime elezioni). La Jervolino sostiene di non saper nulla, e per dovere di cronaca mi risulta che nulla penda a suo carico; ma credo che lo smacco politico sia forte e debba indurla a porsi più di una domanda su chi a scelto come assessori; a chiedersi come mai lei non sapesse nulla delle presunte irregolarità dei propri assessori e a chiedersi come mai proprio alcuni esponenti del suo stesso partito (vedi per esempio Cacciari) le dicano di andarsene.

Non dimentichiamoci di Villari (che il PD ha espulso) e di tutta la questione della Commissione di Vigilanza RAI, ora spedita nel dimenticatoio. Un attaccamento alla poltrona degno dei peggiori politicanti.

Nel frattempo Veltroni apre il dibattito, promette che discuteranno della questione morale e del rinnovamento (come hanno già fatto?); Berlusconi, dal canto suo, per garantire la “legalità” vuole restringere le possibilità di utilizzo delle intercettazioni e sembra che la questione morale non lo riguardi. Ma finché non vi saranno atteggiamenti concreti e mirati a risolvere la questione morale (ed uno di questo sarebbe proprio candidare al Governo e in Parlamento persone al di là di ogni sospetto) la nostra classe politica farà prevalentemente chiacchiere, per di più inutili.

28 giu 2008

La casta dei politici - Capitolo 1. L’immunità parlamentare.

L'immunità penale per i parlamentari è stabilita dall'art. 68, comma 2 Cost. che consente di sottoporre ad indagini i parlamentari senza richiedere l'autorizzazione della Camera di appartenenza; arrestare il parlamentare in presenza di una sentenza irrevocabile di condanna; trarre in arresto il parlamentare nel caso in cui sia colto nell'atto di commettere un reato per cui è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza. Mentre non è consentito all'autorità giudiziaria senza la preventiva autorizzazione della Camera: sottoporre a perquisizione personale o domiciliare il parlamentare; arrestare o privare della libertà personale il membro del Parlamento ad eccezione di una sentenza irrevocabile o della flagranza; procedere ad intercettazioni delle conversazioni o comunicazioni e a sequestro della corrispondenza.

Ora voi immaginatevi che io sono un parlamentare accusato, dico per dire, di un reato qualunque. Se ho l’abilità di non farmi beccare in flagrante non posso essere arrestato nè essere sottoposto eventualmente a fermo (se ne ricorrano i presupposti), perché devo essere beccato in flagranza di reato e l’arresto dev’essere obbligatorio (o la sentenza deve divenire irrevocabile) solo perché sono parlamentare, anche se poi si dimostrasse che l’accusa è fondata.

Oppure magari immaginate che io parlamentare sono accusato di associazione mafiosa: ebbene non possono mettermi il telefono sotto controllo senza autorizzazione parlamentare, ma se il Parlamento autorizza io so che ho il telefono sotto controllo e a meno che non sia stupido completamente col mafioso non ci parlo al telefono, semmai effettivamente sono in contatto con i mafiosi (ma non si saprà). Stesso discorso per la perquisizione personale o locale a carico dei parlamentari: la perquisizione è un tipico atto a sorpresa, seppur garantito dal fatto che dev’essere motivata dall’Autorità Giudiziaria, e dal fatto che si può avere una persona di fiducia presente. Invece no: se sei parlamentare deve autorizzarti il parlamento, per cui poi tutti i documenti compromettenti, se ne hai, puoi farli sparire.

Il nodo gordiano della questione è che occorre evitare una persecuzione politica da parte dei giudici. Ma checché ne dica Berlusconi, i provvedimenti di restrizione della libertà, anche se contro parlamentari, devono essere motivati, e non certo perché si è di un’idea diversa dalla propria. Quindi non occorrerebbe un controllo preventivo su atti che producono risultati solo se compiuti a sorpresa, ma magari occorrerebbe la sanzione dell’inutilizzabilità degli atti, oltre che la previsione di una aggravante disciplinare nei confronti di chi ha proposto ed autorizzato perquisizioni o intercettazioni a fini persecutori (da dimostrare ovviamente). In altri casi se il PM che richiede l’intercettazione si sbaglia, perché il parlamentare intercettato non ha fatto nulla, stiano tutti tranquilli che in linea di massima non c’è nulla da temere.

Anche in questo caso, si spara a zero contro una categoria, generizzando e mettendo in mezzo persone che fanno bene il proprio dovere, non si propone alcuna alternativa, sarebbe chieder troppo un'alternativa valida (specie se poi si vuol proporre l'immunità per le più alte cariche dello Stato).

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