16 nov 2009

Due notizie, una analogia.

Nella giornata in cui arrestano il numero due di cosa nostra (Domenico Raccuglia), e in cui c’è forte entusiasmo (compreso il mio) verso le forze dell’ordine, vi riferisco di due notizie che, ancorché non abbiano avuto risalto nazionale, hanno attratto la mia attenzione negli ultimi giorni. La prima: una madre ha aggredito a Secondigliano l’insegnante del figlio, che da questa aveva ricevuto un rimprovero. La seconda: alcuni carabinieri sono stati arrestati mentre, nel legittimo esercizio del loro - spesso pericoloso - lavoro, arrestavano dei criminali.


Entrambe le notizie hanno tra loro un’analogia: entrambi gli eventi rappresentano, al contrario di quanto successo oggi, un rifiuto dello Stato, del rispetto delle regole e della legalità in generale e di chi è tenuto a trasmettere questi valori. E di notizie come queste sono piene le cronache. Ma non solo: basta guardarsi intorno e si vedrà immediatamente che l‘analogia non riguarda solo le due notizie, ma molto di più. Già ne parlai sul blog tempo fa: siamo circondati da maleducazione, insofferenza alle regole anche più elementari. Figurarsi il resto.

Solo in presenza dell’autovelox buona parte degli automobilisti rispetta i limiti, altrimenti una universale rottura di scatole, o peggio, una decorazione delle patrie autostrade. Al semaforo verde Senna e Prost erano due agnellini timorati di Dio.

Noi - più che giustamente - pretendiamo l’onestà dai nostri rappresentanti, ma diamo il buon esempio? In realtà molti dei rappresentati non hanno la minima conoscenza delle regole e la minima intenzione di rispettarle nemmeno per sbaglio. Questo, probabilmente, è il principale motivo per cui - pochi esempi per tutti senza riferimenti «ad personam» - si accettano pacificamente i condannati in via definitiva per reati anche gravi in Parlamento, si consentono amnistie, indulti, condoni e scudi fiscali: figurarsi se ci si può porre il problema degli insegnanti e delle forze dell‘ordine. Tutti esempi sbagliati.

L’esempio che si dà agli altri conta più di mille parole: vi è mai capitato, in auto, di giungere al semaforo (magari di quelli pedonali che scattano senza che nessuno attraversi) dopo diverse macchine che impunemente passano col rosso? Ebbene, permanendo il rosso fermatevi: sicuramente nelle corsie di fianco a voi vedrete qualcuno che inchioda fermandosi anch‘egli. Sono convinto che nella maggior parte dei casi chi fa così, non si ferma per intima convinzione di fare qualcosa di rispettoso del codice della strada, ma perché ha visto voi farlo. Al contrario: se vi fermate a raso del marciapiede dove non c’è nessuno, dietro di voi, tempo una ventina di minuti avrete iniziato la fila (e darete il cattivo esempio nel caso in cui fosse vietato). Magari molti non si accorgono nemmeno del divieto, e pensano: «vuoi vedere che il fesso sono io?».

Analogamente, se i ragazzi hanno l’esempio dei genitori così sprezzanti verso gli insegnanti, verso le forze dell’ordine e verso il rispetto per gli altri e per l‘onestà in generale, se i ragazzi nel migliore dei casi hanno la televisione (spesso spazzatura) dinanzi alla quale sono abbandonati senza controllo, e nelle realtà peggiori e più degradate hanno la strada a fare da maestra di vita, forse occorre allargare di più l’orizzonte perché il problema è un po’ più vasto ed articolato di quel che si pensa.

Forse siamo cambiati tutti: se si parla oggi di buone amicizie, i pensieri che ci sfiorano sono ben diversi. Forse dovremmo dare prima il buon esempio e poi parlare degli altri. Contageremo un po' di civiltà.

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