10 dic 2009

Il limite è massimo, non minimo.

Di seguito pubblico la mail che ho inviato oggi a Michele Serra, in cui commento l'Amaca (la rubrica che tiene quotidianamente su Repubblica) di ieri. Vi darò notizia di eventuali risposte.

Gentile Serra,

vado subito al nocciolo della questione: nell'Amaca del 09 dicembre 2009, l'argomento è la proposta di portare il limite di velocità a 150 km/h. Premesso che ritengo che al volante (e non solo) la perfezione non esiste, ma esistono solo guidatori più capaci-attenti-prudenti, e guidatori più spericolati-disattenti-incapaci, vorrei riflettere su un paio di cose: aumentando il limite di velocità, in Italia subito verrà arrotondata a 160. Ritengo che chi se ne frega delle regole e dei limiti difficilmente approfondirà quali essi siano. Il problema non è il limite alzato (sul tema vorrei ricordare che migliora la qualità delle automobili e diminuiscono i consumi), ma il problema è che venga superato. Per molti il rispetto dei limiti è dovuto ai controlli, non al fatto che sia pericoloso correre (le porto in tal senso l'esperienza della Tangenziale di Napoli: prima dell'installazione del tutor era una succursale di Indianapolis, adesso sembra un posto modello), o che vi siano limiti più restrittivi (ma assenti i controlli). E così è per ogni obbligo di sorta. Personalmente appartengo alla schiera, anch'io in minoranza, di chi ritiene che ognuno dev'essere il giudice di se stesso: a me non importa se vi siano controlli o meno, io cerco sempre di rispettare i limiti e le regole in generale, anche se ritengo che un limite non sia perfettamente appropriato.

C'è un secondo aspetto che vorrei sottolineare, perché non ne sento parlare da nessuno, ma è un concetto che mi ha inculcato mio padre quando ero piccolo: mi ricordo come se fosse ieri nella nostra 127 andando in vacanza al mare con i miei genitori, il limite sul tratto di strada che percorrevamo era di 90 km/h. Mio padre si "ostinava" a non mantenere la velocità limite ma ad andare un pò meno, ed io, da sempre appassionato e soprattutto curioso di macchine, non mi capacitavo del motivo, chiedendogli di andare più veloce (ho l'attenuante generica che non avevo però nemmeno dieci anni). La sua risposta era sempre la stessa: «Guarda che quello è un limite massimo, non minimo. Nè devo per forza andare a quella velocità. Guarda quante macchine ci sono». Sono passati quasi vent'anni, ho la patente quasi da dieci, ma non dimentico quell'insegnamento. Non dimentico soprattutto l'esempio di entrambi i miei genitori che mi hanno insegnato, prima con i fatti e poi a parole, il rispetto delle regole indipendentemente dai controlli.

Tutto questo per dire che la discussione di questi giorni mi ha riportato indietro a quando ero bambino: non penso ci voglia molto a capire che i 150 è il limite massimo e non il limite minimo. Non ci vuole molto a sottolineare che la velocità va determinata anche in base al traffico, al veicolo che si guida, alla stanchezza accumulata, alla visibilità, al fatto che piova. Anche questi fattori, insieme giustamente alla velocità, determinano molte volte incidenti mortali. La vedo come una sorta di conformismo: la possibilità diventa dovere, perdendo la capacità di valutare autonomamente la situazione.

Penso che molto si potrebbe fare, oltre a dire di andar piano, se si decidesse di ritirare definitivamente la patente (senza possibilità di riprenderla per almeno dieci anni) a chi per più di tre volte fuori dai centri urbani supera i limiti di velocità di oltre 30 km/h: se non otteniamo il rispetto dei limiti e quindi una maggiore sicurezza, risolveremmo quanto meno il problema del traffico su strade ed autostrade e dell'inquinamento atmosferico.

Che poi sia più giusto il limite dei 150 o dei 125 non lo so: temo che un incidente a quelle velocità comporti comunque gravi conseguenze. Con tutta probabilità forse ha anche ragione a dire che un limite più basso è più sicuro ... se però fosse rispettato (e fatto rispettare) da tutti.

Quello che intendo segnalare è che la questione del limite è solo la punta dell'iceberg: la vera questione è che ci troviamo dinanzi a (troppe) persone che non comprendono l'importanza (o peggio non hanno il senso) del limite; che non sanno adeguare la velocità (il comportamento) alla situazione che si trova in autostrada (nella vita). E questo provoca danni in autostrada e non solo.

Personalmente ho una sola certezza: rispetto i limiti previsti dalla legge, ed entro i limiti cercherò di essere il giudice di me stesso, adeguando la velocità a tutti i fattori sopra elencati, ed indipendentemente da Tutor, Autovelox e controlli vari. Essendo uno dei principali insegnamenti che si ha a scuola guida, non vedo perché trascurarlo. Se il limite raggiungerà i 150 km/h, memore degli insegnamenti genitoriali, non è assolutamente detto che ci si vada tutti.

Dimenticavo: ritengo che un ottimo modo per consumare meno benzina è utilizzare spesso i mezzi pubblici e pretendere che questi vengano incentivati oltre che le rottamazioni delle autovetture.

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