04 apr 2010

È Pasqua, Gesù risorge e se ne va all'estero (Altan).

Per quel poco che ne so, e dando un'interpretazione tutta personale, la Passione di Cristo mi fa pensare alle sofferenze, per lo più penso a quelle grandi, che nella vita possono subirsi, e quindi scartando la maggior parte delle sofferenze umane di cui ci lamentiamo perchè a ragion veduta sono sofferenze di scarsa importanza od entità o addirittura delle finzioni che noi stessi ci imponiamo in un inconscio impeto autolesionista.

Le violenze su donne e bambini, violenze sessuali e non senza distinzione assolutamente dottrinaria tra rapporti completi o meno; gli abusi di ogni tipo sui minori ed il loro sfruttamento, peggio ancora (se possibile) se perpetrati da chi dovrebbe dare conforto o sicurezza o da chi dovrebbe essere una guida (penso ai preti e a chi li ha coperti, e per vero non saprei ancora dire con certezza se le accuse a Ratzinger e a Bertone siano vere o meno); gli aborti; le discriminazioni degli omosessuali e delle lesbiche. Sicuramente dimenticherò qualcosa (liberi di aggiungere altro se volete o altre riflessioni).

Ebbene in questo tipo di sofferenze e discriminazioni non vedo quanto meno le gerarchie più alte della Chiesa vicine ai sofferenti: i preti pedofili per decenni sono stati coperti; gli omosessuali e le lesbiche spesso sono vittime innocenti di discriminazioni, con buona pace della Chiesa che, ancorché condanni la violenza, li considera contro natura; quando abortiscono le donne (o talvolta anche le bambine come successe in Brasile) vittime di vittime di violenze sessuali l'aborto è stato comunque condannato.

Se penso poi ad altri atteggiamenti le incoerenze aumentano: penso una per tutte al divieto di ricevere la comunione per i divorziati (penso prevalentemente a tutte le donne che divorziano da mariti violenti o da coniugi infedeli), ma alla possibilità di continuare ad esercitare il ministero per i citati preti pedofili.

Trovo tutto questo un modo per essere lontani dalle sofferenze dei deboli e degli indifesi; trovo che sia un modo per chiudere gli occhi non tanto dinanzi alla Passione di Cristo in sè e per sè, ma alla passione di tanti poveri cristi (mi perdonerete il gioco di parole ma rende l'idea).

Detto ciò auguro una buona Pasqua a tutti con una dedica speciale a chi è solo e a chi è sofferente per qualunque motivo, a chi, di qualunque credo religioso se ne abbia, è vicino ai disperati, anche se mi rendo conto che non allevierà le vostre sofferenze.

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