25 mar 2011

Sallusti è diversamente giornalista.

Alessandro Sallusti dà prova di giornalismo serio ed anticonformista:  tralasciando la pubblicità del febbraio 2011 in cui fa vera e propria pubblicità al federalismo (ed ai guai di Fini), mentre il mondo parlava del terremoto in Giappone, lui ha pensato bene di propinarci, in ordine:
- il 12 marzo, a poche ore dalla tragedia del Giappone, Sallusti trova interessante propinarci la vera storia di Travaglio

- il 15 marzo è d'obbligo lo scandalo di Montecarlo (tema di estrema attualità politica) rosicando perché hanno archiviato la posizione di Gianfranco Fini (sparando l'argomento in prima pagina); 

- Il 16 marzo dispensa consigli alla maggioranza, ma se avesse scritto antani come se fosse antani con scappellamento a destra sarebbe stato  più interessante e soprattutto meno fuffa.

- 19 marzo: meno male che Sallusti ci spiega perché l'Italia dice sì alla guerra e che Gheddafi è un dittatore più pazzo che sanguinario (dimenticandosi quella goliardata del baciamano di Silvio). Meno male che c'è l'ha detto lui, perché quando si tratta di affari col più pazzo che sanguinario, pecunia non olet.

- il 20 marzo Non è facile mettere il premier alla porta in cui si fa la solita esaltazione del premier: vi pareva che forse forse stavamo dalla parte sbagliata, ma Silviuccio è un furbacchione.


- il 24 marzo il colpo di genio: Sallusti si decide di prendersela con i finti profughi. Un articolo in cui, senza alcuna prova concreta, sostiene che in Libia stavano benissimo dove sono (dopo più di 40 anni di dittatura di Gheddafi) e sperano di tornare a star bene al più presto e che tra chi chieda asilo politico vi siano criminali o presunti tali.


- il 25 marzo il solito attacco a Fini e ai suoi: ma rispetto al colpo di genio di ieri non è niente di che.


Beninteso: il Giornale ha dato spazio alla tragedia in Giappone (ci mancherebbe altro), ma in tredici giorni non ho trovato da parte di Sallusti neanche una parola sulla tragedia in Giappone. E Sallusti, ricordiamoglielo, è il direttore del Giornale e non l'addetto ai necrologi.

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