03 mar 2012

Siamo ricchi senza nemmeno saperlo. Come essere pieni di lingotti d'oro e usarli per fermare le porte.

LA STRATEGIA SUICIDA IN CAMPO ARTISTICO
Il turismo e l'arte sono il nostro petrolio. Eppure stiamo sperperando con una strategia suicida questo tesoro da anni a questa parte con l'incompetenza e con l'inerzia di cui troppo spesso siamo maestri. 

Sandro Bondi è solo uno degli esempi più lampanti di ignoranza in campo artistico, quando pagò a suon di milioni un crocifisso ligneo che vale, si e no, qualche centinaio di migliaio di euro, provocando danni non da poco all'immagine, alle casse e al prestigio italiano? Ma poveraccio non è solo colpa sua. 

Possiamo anche riflettere su Diana Danesi Squarzina che sul Sole 24 ore in preda all'entusiasmo si spinse ad affermare la scoperta di un nuovo Caravaggio. Sputtanata da Vittorio Sgarbi, nientepopodimenoche, su Il Giornale. Da andare a nascondersi.

Basti pensare anche, per esempio, Google ha deciso di mettere in rete alcuni dei musei più importanti in Italia. Uffizi e Musei Capitolini già sono in rete, ma il Polo Museale Romano, la Galleria Borghese e Palazzo Barberini che non si riescono a fare. Rossella Vodret, Soprintendente di Roma, evita una valorizzazione non da poco. E con risibili motivazioni e smentite facilmente confutabili.

Non basta. In Italia abbiamo 3000 musei, ma di questi, a detta di Giuseppe Romano (pagina 2 del pdf), il 79% ha un sito internet, ma solo il 9% lo gestisce in proprio. 49 musei hanno un sito internet con versione in inglese e solo 10 in altre lingue. Su 3000 musei. Come speriamo di attrarre persone dall'estero se non usiamo il web? E difatti, secondo Price Washington l'Italia ricava 40 miliardi del suo PIL del 2008 dal settore culturale, mentre il Regno Unito 71 miliardi e la Germania 68. C'è un po' di differenza no? Specie se pensiamo alla differenza di potenziale artistico e culturale a nostro favore. Inglesi e tedeschi sanno valorizzare al massimo quello che hanno. E incassano. Noi no.

Ma non solo. Abbiamo una serie infinita di beni artistici in decadenza o che rischiano di decadere. Per non parlare delle chiese in abbandono. Poi crolla Pompei e le Mura Aureliane e ci si meraviglia. Ma molti di quelli che si meravigliano,  non sanno nemmeno dove voltarsi per vedere le più belle opere della propria città. 

CRISTO VELATO - CAPPELLA SANSEVERO - NAPOLI
Dubito che molti napoletani, per esempio, sappiano dove sia la Cappella Brancaccio e perché si chiami così (oltre che Chiesa di Sant'Angelo a Nilo). Eppure è uno dei nuclei più antichi della città abitato in origine da una colonia di egiziani. E forse non sa nemmeno chi sia Santo Strato (santo protettore del quartiere di Posillipo), e dove sia la relativa chiesa. Troppo complesso ricordare che questa divinità proviene da Santo Stratone a Nicodemia, che la cappella originaria fu costruita nel medioevo sui resti di una fabbrica romana e la relativa chiesa fu costruita a spese di tre medici greci che facevano i giocolieri per la città pur di raccogliere i soldi.

Maximilien Misson, magistrato ugonotto francese, fu autore nel 1691 (321 ANNI FA!!) del Nouveau Voyage d'Italie dove scrisse: 
«La cosa che ci è sembrata più straordinaria, a Napoli, è il numero e la magnificenza delle sue chiese: posso dirvi, senza esagerare, che ciò oltrepassa l'immaginabile».
Nel 1691!! Il fatto è che ormai tra Grandi Fratelli, tronisti, reality, farfalle di Belen ed altre cazzatelle varie, la cultura e l'arte sembrano roba per sfigati.
Il tutto porta ad un impoverimento culturale collettivo che poi vediamo nella vita di tutti i giorni. E anche senza soldi, che se ci fossero non guasterebbe.

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2 commenti:

  1. Non c'è limite allo schifo.
    Mi fa piacere vedere come gli altri paesi, con un patrimonio storico/archeologico/artistico dieci volte minore a quello italiano guadagnino quasi il doppio.

    Magic italy

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  2. Allora non saremmo italiani! Avremo quello che ci meritiamo.

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