31 gen 2013

Come ti piazzo il magistrato politico.

Sul rapporto tra magistrati e politica, inutile premettere che anche i magistrati hanno - come tutti noi comuni mortali - le proprie idee politiche ed in nome di queste andranno a votare.

Nè servirebbe granché inibire loro il diritto di voto - ed anche se servisse è diritto non comprimibile come l'elettorato passivo peraltro - senza contare che le idee non si vietano per decreto, e tutto ciò si tramuterebbe in un'inutile prevaricazione ed abuso. 


Occorre solo distinguere - come in ogni categoria - tra tra chi lavora bene e chi lavora male. A tal fine, per i magistrati, c'è il CSM che valuta le sanzioni per i magistrati che lavorano male. Senza contare che capita anche che le forze dell'ordine vengano a conoscenza di abusi di PM o di giudici che per questo vengono indagati: ultimo caso degno di nota quello di Staffa beccato con un trans in ufficio. Tutto il resto è fuffa.

In tutta sincerità, quindi, a parte il divieto di candidarsi nella regione dove si è operato come magistrato negli ultimi 5 anni, divieto necessario per ovvi motivi di opportunità, non vedo nessuna obiezione a che un magistrato decida di impegnarsi in politica. Purché sia onesto, ovvio.

Il problema, semmai, lo vedo nel percorso inverso. Un magistrato che dopo un periodo in politica torni a fare il magistrato potrebbe difettare inconsciamente di quell'imparzialità necessaria.

È forse su questo che una normativa dovrebbe essere articolata.

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