17 gen 2014

Due paroline sulla democrazia diretta.

È il caso di dire due paroline sulla democrazia diretta, cavallo di battaglia dei pentastellati, ma concetto noto da 2500 anni. Non è tutto oro quello che luccica.

Al di là degli slogan, ci sono un po' di cose su cui la ditta Casaleggio & Grillo non hanno risolto, né forse considerato.

In primo luogo, nella parvenza di democrazia diretta che hanno applicato (ad esempio alle parlamentarie), non sono riusciti ad evitare che arrivassero in Parlamento persone che credono alle sirene, ai complottisti, alle scie chimiche. Tre sono le caratteristiche per sedere in Parlamento: onestà, competenza e presenza sul posto di lavoro. Un parlamentare competente ed onesto, ma mai presente in Aula, è perfettamente inutile al pari di un incompetente e/o disonesto ma sempre presente. Ed al pari di uno che pensa che esistano le scie chimiche e che veda complotti ad ogni pié sospinto.

In secondo luogo dovete pensare chi dovrebbe usare la democrazia diretta digitale. La gran parte delle persone che usano i social network fatica a non farsi fregare la propria password (che sarà 1234) o fatica a capire la gestione della privacy su Facebook. E poi ci sono le persone che il pc non sanno nemmeno come si accende. Procediamo prima ad una radicale alfabetizzazione informatica dai 0 ai 99 anni, poi discutiamo di voto on line, di ID e di compagnia cantante.

Nondimeno bisogna garantire che ad un identificativo corrisponda un voto: ognuno di noi può possedere più cellulari o può accedere a più identificativi. Quindi chi li distribuisce? Chi garantisce che ad una persona corrisponda uno ed un solo identificativo?

Sia i problemi di privacy, sia degli identificativi, comportano il rischio di un attacco hacker, sia del sistema di voto che del nostro singolo pc che in quel momento diventa cabina elettorale: d'altronde il caso di Alex Halderman, esperto di sicurezza informatica applicata alle scelte di politica pubblica, e dei suoi studenti del Michigan è sintomatico di un problema che i pentastellati non considerano. Il distretto di Columbia aveva avviato un sistema pilota per il voto on line. Halderman e i suoi studenti l'hanno violato dopo 36 ore per alterare gli esiti del voto ed inserire il motivetto sonoro dell'istituto: suggerimento che ha permesso di comprendere, comunque dopo ore di lavoro, che il progetto era fallito. Per citare le parole dello stesso Halderman: «il problema è che piccoli errori possono avere conseguenze enormi».

Non esiste, poi, un sistema per controllare che il voto sia andato a buon fine. Cito da Paolo Attivissimo: «se con l'e-banking mi fa piacere se la banca mi chiama e mi dice “scusi, è regolare questo suo pagamento di 10.000 euro alla Bassotti Banda snc?”; mi fa meno piacere se mi chiama l'ufficio elettorale e mi chiede “Scusi, è regolare questo suo voto per il Partito dell'Unicorno Petomane?”».

In ultimo: avete voi un sistema per sapere che i tecnici addetti alla struttura non vengano corrotti? Ma soprattutto: avete un sistema per garantire che, quando tutto sia risolto, non ci sia una persona che mentre votate da casa vi punta una pistola alla tempia minacciando il vostro voto?

5 commenti:

  1. ciao, alcuni spunti:

    1) la democrazia diretta non si insegna...si fa! quindi aspettare una futuribile alfabetizzazione è inutile..solo la pratica realizzerà questo sogno :)

    2) sulle scie chimiche esiste un segreto NATO, leggiti le risposte alle 5-6 richieste fatte da PD e IDV sul tema

    3) Estonia vota via internet dala 2005 per elezioni e referendum..ma è vero, ci sono problemi, molto meglio il progetto di "salento e-voting"

    Ciao!

    RispondiElimina
  2. 1) Ribadisco che pretendere una corretta gestione della propria password e una corretta applicazione del voto telematico da parte di chi non sa nemmeno accendere un pc è fantascienza.

    2) Dove le trovo queste risposte che tanto sarebbero importanti? Le leggo con piacere, anche se spero veramente che tu non creda alle scie chimiche, perché sono una teoria assurda.

    3) Il progetto Salento e-voting dimostra solo che l'idea è in via di perfezionamento, ma non è subito applicabile

    RispondiElimina
  3. Che belle parole: la democrazia diretta la si fa non la si insegna:
    Splendido, io però non intendo farmi governare da degli imbecilli che certamente sono più dei competenti e quindi maggioranza.
    Prima tutti a scuola, tutti promossi e poi democrazia diretta.

    RispondiElimina
  4. E' vero che la democrazia in Italia, dove il 60% della popolazione non ha mai acceso un pc è quantomeno difficile, ma è anche vero che se mai cominciamo mai arriveremo ad un risultato, le vecchie generazioni prima o poi ci lasceranno (io auguro loro altri 100 anni di vita, ma la natura fa il suo corso); quindi tocca insegnare alle nuove generazioni. Nella democrazia di oggi non serve puntarti una pistola alla tempia quando voti, basta fare come in sicilia: se non esce Tizio o Caio tu domani ti ritrovi con la casa bruciata. E la posta certificata non è così difficile da estendere a tutta la popolazione, basterebbe far lavorare veramente quelli della pubblica amministrazione che oggi si grattano i cosiddetti. Se poi usi la password 1234 sono problemi tuoi, la banca non chiama quasi mai quando le vittime del phishing si vedono i conti svuotati. In definitiva, i pentastellati almeno ci provano (una mela marcia capita in ogni cesto), gli altri partiti, complici gli italiani idioti, nemmeno se lo sognano, sennò poi come fanno a rubare?

    RispondiElimina
  5. Sulla posta certificata concordo pienamente. Il problema è che la democrazia diretta pone anche problemi.

    In primo luogo va stabilito il grado di democrazia diretta: se intendiamo la partecipazione di chi lo ritenga, e meglio ancora delle persone competenti per materia, a grandi progetti di riforma, sono estremamente d'accordo. In tal caso andrebbe incentivata la pratica di inserire sui siti governativi le proposte di modifica, aprendole per un periodo di alcune settimane al confronto con gli utenti. Una seria scrematura/sintesi di tutti i rilievi posti in essere potrebbe tranquillamente comportare un vantaggio qualitativo ed una maggiore partecipazione.

    Se invece per democrazia diretta stabiliamo che s'intenda il votare on line ogni provvedimento singolo, diventa impensabile anche sul piano filosofico. Ci sono provvedimenti da votare e discutere ogni giorno, spesso pieni di tecnicismi che non interessano, né son compresi, da quasi nessuno. E non è un caso che lo stesso Beppe Grillo critichi, giustamente, tutti quei politici che votano quegli emendamenti del tipo: con riferimento all'art. 2 comma 234 della legge XY/1234. Senza contare che ciò comporterebbe la sostanziale sostituzione degli utenti ai parlamentari.

    Chi pone poi i temi all'ordine del giorno? Chi decide chi è competente? Cosa ne è dell'eletto-burattino vincolato al mandato?

    RispondiElimina

Pubblicherò tutti i commenti che non insultino me o altri, nemmeno se le persone che insultate mi stanno antipatiche.

Piuttosto se volete la mia eterna riconoscenza .... condividete, please.

Backlinks su Pensare è gratis.

StatsCrop