13 feb 2014

Cyberbullismo, nativi digitali e possibili rimedi.

CYBERBULLISMO - 1
Il bullismo non nasce oggi, purtroppo. Ma la Rete fornisce una cassa di risonanza non indifferente. Perché è facile accedervi, perché è facile «produrre» materiale (un cellulare con webcam e collegamento ad Internet può costare anche 70/80 euro e fare filmati decenti).
Al danno si aggiunge la beffa. Vittima di bullismo, violato nella propria privacy e denigrato in Rete, con video che possono avere anche svariate centinaia (se non migliaia di visualizzazioni). È un «successo» per chi pesta e per chi riprende/carica on line.

Save the Children ci dice (qui) che i nativi digitali, coloro nati che Internet era già diffuso nel mondo, passano molte ore on line, che le passano senza il controllo dei genitori e comunque senza nessuno che spieghi (o che sappia spiegare) loro come ci si comporta in Rete.

CYBERBULLISMO - 2
Pif, nel suo film «La mafia uccide solo d'estate» dice: «i genitori hanno due compiti: proteggere i figli dal pericolo e insegnare loro a riconoscerlo». Perfettamente adattabile al comportamento in Rete. Chi insegna ai ragazzi come riconoscere il pericolo? 

Solitudine ed ignoranza giocano brutti scherzi: ci si sente soli ed impauriti se ci si vede su You Tube picchiati o sfottuti. Si ha paura di confidarsi, magari non si sa nemmeno a chi rivolgersi per far rimuovere il video, e ci si sente colpevoli mentre si è solo vittime.

E, paradossalmente, sono vittime anche i bulli, per lo più vittime di un'educazione carente, come nel caso della della bulla intervistata da Luigi Pelazza. Ad ascoltare la madre che l'ha presa a schiaffoni, vi rendete conto dell'esempio pessimo ricevuto. Se la violenza è l'esempio è più facile che ci si abitui a pensare che sia la risoluzione di ogni problema.

CYBERBULLISMO - 3 
Internet, dunque, è solo una poderosa cassa di risonanza, non la causa. Un passo avanti, ad esempio, sarebbe il non dare gli smartphone con annessa webcam ai vostri figli e cominciate a non picchiarli ma semmai a punirli in modo non violento, evitando che ricevano come esempio di risoluzione dei problemi la violenza.

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