28 mag 2008

L'altro da sè: esegesi del razzismo e dell'omofobia.

Ero sul treno per Genova, alcuni giorni fa. C'era anche un signorotto sui sessant’anni che insieme a me e ad altri due signori condivideva lo scompartimento con una donna di colore, che aveva un bagaglio, tanto ingombrante quanto pesantissimo, piazzato al centro dello scompartimento. 



Il signorotto di cui sopra, già alla vista della signora borbottava tra l’imbarazzato e l’infastidito (quasi sdegnato) per la sola presenza della signora. Quando è passato il controllo biglietti, ovviamente abbiamo fatto notare che comunque quel bagaglio era ingombrante, nulla a che vedere però, almeno da parte mia, col fatto che la signora fosse di colore. In un italiano spezzettato, la signora disse di essere dolorante alle braccia, che non poteva spostare il bagaglio eccetera. Alla fine, per salvare capra e cavolo abbiamo messo il bagaglio nel corridoio laterale, la qual cosa comunque creava un po’ di problemi al passaggio. 

Inutile dire che questo signorotto non s’è lasciato scappare l’occasione per chiedere di chiamare i carabinieri, prendendosi quasi le pernacchie di tutti (controllore compreso), poi, con me a quattr’occhi, se lasciato andare ad una prosopopea in difesa del suolo patrio, dicendomi di non darle confidenza, “È brutta gente lasciala perdere”. Temevo che cominciasse a difendere la razza ariana e a voler invadere l’Albania o a preparare tutti i mezzi di terra di mare e di aria. Tanto ha finito di blatterare quando è sceso dal treno. 

Ora: le critiche nei confronti di chi è diverso da noi possono anche essere giuste, ma devono derivare da un ragionamento non dal pregiudizio. E quando si porta avanti un ragionamento basato non su pregiudizi, ma su presupposti corretti, non c’è colore della pelle che tenga.

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