07 lug 2008

Le impronte ai bambini rom.

In Italia vige il principio di uguaglianza, in base al quale le situazioni uguali vanno regolate in modo uguale, e le situazioni diverse in modo diverso. Il giudice, o il legislatore non possono valutare due situazioni uguali distinguendole solo per l’etnia, o la religione o nei casi previsti dall’articolo 3 della Costituzione. Tale principio è previsto anche dalle leggi europee, che tra l’altro, in base all’articolo 117 della Costituzione, hanno pieno valore nel nostro ordinamento per espresso riconoscimento costituzionale. Cioè è la legge fondamentale del nostro stato che dice questo, non è che ce lo si inventa dalla sera alla mattina.


In base a questo, stabilire con le impronte digitali un censimento, anche se io la chiamerei schedatura, dei bambini rom, che sono cittadini europei, potrebbe seriamente esser considerata una violazione del principio di uguaglianza, in quanto sono sottoposti ad un dovere (farsi censire) che altri cittadini europei non hanno, e ciò solo per la loro etnia. Bene Maroni (Ministro degli Interni del Governo Italiano) sostiene che è per la sicurezza degli italiani, e che vi sono rom che abitano in zone abusivamente. Ma la situazione è un po’ diversa: se i rom commettono reati in Italia è nel pieno diritto/dovere dello Stato italiano perseguire questi delitti. Ma ciò indipendentemente dalla razza, dall’etnia, dalla religione, dalle opinioni politiche eccetera. Il processo deve seguire tutte le garanzie previste dalla legge. Se i rom occupano territori abusivamente è giusto che vengano sgomberati, anche se lo stato italiano ha il dovere di metterli in condizione di abitare, anche in Italia se lo vogliono, in condizioni almeno decenti e legali (articolo 3 comma 2 della costituzione). Analogo discorso vale per l’espulsione dei cittadini dell’Unione Europea è vietato se non per ragioni di pubblica sicurezza.

A questo punto occorre spiegare il ruolo della Commissione Europea (cito dal sito europa.eu): La Commissione è indipendente dai governi nazionali e il suo ruolo consiste nel rappresentare e tutelare gli interessi dell’UE nel suo insieme. È suo compito elaborare proposte per nuove leggi europee da sottoporre al Parlamento europeo e al Consiglio. Quindi giacché il principio di uguaglianza è regolamentato anche da norme comunitarie, la Commissione Europea ha tutto il diritto di intervenire se uno Stato viola tale (o qualche altra) norma. Come è avvenuto per il caso delle frequenze televisive la Commissione può in primo luogo aprire una procedura di infrazione se ritiene che uno Stato stia violando il trattato, per approfondire la questione e per capire se i trattati vengono violati. In secondo luogo se la chiusura della procedura di infrazione conferma la violazione e ciò non basta a far correggere il tiro allo Stato, si può deferire la questione alla Corte di Giustizia. Il Parlamento, invece, di comune accordo con la Commissione Europea ed il Consiglio può adottare una direttiva, rivolta ad un singolo Stato, la quale direttiva avrà efficacia vincolante per lo Stato.

Tutto quanto detto finora, per quanto in apparenza semplice, ha alcune complicazioni: dunque, ogni cittadino dell’Unione Europea può circolare e soggiornare dove e come crede entro i confini europei, senza limitazioni di trattamento che violino il principio di uguaglianza. Ma è soggetto ad alcuni limiti temporali: fino a tre mesi di permanenza può circolare per tutta l’UE senza problemi purché abbia un documento valido con sé. Dopo i tre mesi si può circolare e soggiornare solo per motivi di lavoro autonomo o subordinato: se sei l’avvocato italiano di un’azienda in Germania o se sei un dipendente di una società in Spagna puoi soggiornare e circolare per più di tre mesi. Devi essere studente, oppure devi essere un familiare di un cittadino dell’Unione che lavora o che è studente per esempio. Il diritto di soggiorno permanente si acquisisce dopo cinque anni. Ma soprattutto si deve stabilire se hai di che sopravvivere.

Tutto ciò in teoria è facilissimo ed è giustissimo, ma in pratica se non ho un controllo doganale (che non c’è all’interno dei confini dell’Unione Europea) i periodi di tempo sono molto più difficili da individuare: che ne so quando sei entrato e quando sei uscito? E soprattutto perché? E che ne so io se hai di che sopravvivere?

Tornando alla questione da cui siamo partiti, dubito che i rom siano qui per turismo, ma di sicuro nessuno tra i rom, attualmente, ha il diritto di soggiorno permanente dopo cinque anni, in quanto la Romania è entrata nell’UE nel 2007.

In conclusione per contemperare il principio di uguaglianza con la tutela della pubblica sicurezza e con le norme comunitarie basterebbe applicare le leggi dello Stato italiano e la normativa europea: chiunque commetta abusi, reati o qualunque cosa vietata deve essere punito, senza distinzioni che violino il principio di uguaglianza. Esercitare un controllo sulla generalità di persone che, fino a prova contraria, non hanno commesso crimini potrebbe secondo me, seriamente configurarsi come un abuso dei diritti di tutela dei singoli stati. Fermo restando che a mio avviso la libera circolazione ed il libero soggiorno delle persone merita una maggiore regolamentazione, almeno finché continueranno a coesistere Stati nazionali ed unione europea

Un particolare ringraziamento va ad Ennio Buonocore, carissimo amico che affettuosamente ed in modo prezioso mi ha aiutato per migliorare questo post. Spero di non aver abusato troppo della sua disponibilità.

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