21 nov 2008

Commissione di vigilanza RAI

La questione della presidenza della Commissione Parlamentare di Vigilanza della RAI è un chiaro segnale della decadenza partitica attuale. Da un lato non si ha la furbizia nemmeno di dare l’impressione di rispettare le consuetudini parlamentari, dall’altro il Partito Democratico sembra perennemente scoprire da zero come si comporta Berlusconi e come si comportano i democristiani, e sembra che di volta in volta ci ricaschi. Irriguardoso nei confronti dell’opposizione è stato Berlusconi a non rispettare la consuetudine parlamentare di votare un candidato alla presidenza scelto dai primi (Leoluca Orlando).

Ingenuo è stato il Partito Democratico nel fossilizzarsi su un singolo nome, ricordandosi di trattare solo dopo che la maggioranza avesse eletto come Presidente il senatore Villari (democristiano del PD). Non so quanto sia proficuo adesso inseguire Berlusconi con il nome, pur prestigioso, di Zavoli. Mi chiedo come mai non ci si potesse arrivare in precedenza evitando queste scene patetiche con Villari che non ha la seppur minima intenzione di andarsene da quella poltrona, a costo di smentire se stesso. Difatti in precedenza, sottovalutando forse le possibilità di accordo bipartisan e forte di una elezione comunque da considerarsi valida seppur in parziale spregio delle consuetudini, Villari aveva sostenuto di volersi far da parte allorquando si fosse trovato un nome condiviso. Spunta dal nulla, si fa per dire, Sergio Zavoli. Nome condiviso: Villari improvvisamente si ricorda di essere democristiano, e la vecchia regola aurea. I democristiani non si dimettono mai. Cosa sfuggita ai più nonostante che per cinquant'anni la DC ha governato in Italia.

Ora come ora, quindi, ci troviamo con una Commissione di Vigilanza RAI che per 5 mesi e più non ha avuto un presidente. Ora il presidente c’è, ma questa problematica certo non consente certo di sbloccare la situazione.

Non vorrei essere pedante e noioso, ma nel frattempo, a quanto pare, ci sono argomenti più importanti da trattare e certo se la classe politica non sa scegliere in tempi brevi un presidente della Commissione Parlamentare di Vigilanza della RAI ciò comporta delle due l'una: o è reale incapacità (fatto anche abbastanza grave); oppure non sanno come e a chi dare le poltrone (fatto ancor più grave se è possibile). Comunque sia, sarebbe il caso che tutti i soggetti in campo avessero l'opportunità istituzionale di darsi una mossa, per dirla in gergo politico, e di dedicarsi in tempi brevi a cose ben più importanti.

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