08 mar 2009

La festa della donna.

L’08 marzo nasce da una tragedia avvenuta nel 1908 a New York: tragedia da cui morirono più di 100 donne. Ma oggi come oggi la festa della donna è, per alcuni versi, una festa artificiale. Come per il San Valentino o come può essere per alcuni il Capodanno. In alcuni casi si perde in polemiche sterili relative alla presenza di Franco Califano. In altri casi diventa luogo di discussione politica: è rispettoso della donna che lavori fino a 65 anni? Magari ne parlerò in futuro.

Limitandomi ad osservare per oggi un atteggiamento prevalentemente delle ragazze, ho constatato che quasi DEVONO festeggiare, DEVONO sentirsi appagate con un’uscita per sole donne per sentirsi donne. Come se normalmente vivessero recluse, ed ovviamente non mi riferisco a quelle condizioni drammatiche in cui la donna veramente è reclusa/vittima.

Osservando le cricche di ragazze in giro la sera dell’08 marzo ho l’impressione di vedere persone che possono sfogare chissà quale repressione o frustrazione in quel giorno. E se non ce l’hanno DEVONO sfogarla.

Al pari contestabile è, per gli uomini, la necessità (che forse è un luogo comune) di fare la serata con amici con rutto libero, gara di peti, bestemmie sincopate. Insomma il piacere (??) di fare le bestie e di far gruppo così riaffermando la propria mascolinità. Una riaffermazione istintiva del branco e del sentirsi uomo. Come se normalmente fosse represso per chissà quale motivo.

Ho imparato a mie spese che è bene avere il più possibile frequentazioni appaganti (e non ho la necessità del rutto libero per star bene). Male mi sono trovato quando ho fatto contro voglia qualcosa che non desideravo; peggio quando ho scoperto che qualche frequentazione non mi appagava. Non occorre aspettare le occasioni convenzionali per fare (obbligatoriamente) ciò che magari non si desidera neppure.

Quando si perde la carica simbolica di una festa per lasciare spazio all’artificio ed alla costruzione di un’immagine che - magari - non ci appartiene qualcosa s’è perso.

Comunque sia: un augurio a tutte le donne, specialmente a quelle che soffrono o che hanno sofferto per i relativi drammi personali. Offro a tutte una mimosa virtuale, riservandomi ad offrire quotidianamente l’impegno a rispettarle sempre e a contribuire, per quello che posso, al fine di farle sempre rispettare. Una sorta di 8 marzo perpetuo. E se per caso non mi sia riuscito in passato, o non mi riesca, le mie scuse più sincere.

1 commento:

  1. Hai ragione è come se festeggiassero per sentirsi emancipate e trasgressive.
    Come ho già detto un augurio solo a quelle che lo meritano.

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