1 mag 2009

I sistemi complessi e la libertà d'informazione.

Seconda puntata delle lettere al blog. Il tema dell'informazione libera - ed in modo collegato, dell'editore puro presenta diverse sfumature: oggi le riflessioni ruotano attorno alla questione relativa alla verità oggettiva.

Caro Sandro,

quest’oggi voglio parlarti di un argomento che mi ha sempre affascinato, e che ha molto a che vedere con i temi che tratti sul tuo blog. Parliamo cioè dei “sistemi complessi”. E’ un concetto matematico, ma vedremo in seguito che può essere esteso a molte realtà odierne.

Intanto diamo una definizione: un sistema complesso, è un sistema composto da molteplici elementi, i quali subiscono nel tempo continue modifiche che sono singolarmente prevedibili, ma del quale non è possibile - o è molto difficile - prevedere l’evoluzione generale nel suo insieme.

I sistemi complessi quindi sono entità il cui comportamento non può essere compreso in maniera semplice, a partire dal comportamento dei singoli elementi che lo compongono, in quanto essi sono continuamente interagenti tra loro: ovvero la cooperazione dei singoli elementi, determina il comportamento “in toto” del sistema, con risultati che possono essere completamente estranei agli elementi singoli che costituiscono il sistema stesso.

A partire dai comportamenti semplici e ben definiti dei singoli componenti del sistema, emerge quindi un “comportamento globale” spesso non previsto dallo studio delle singole parti (a riguardo si dice infatti che “il Tutto è maggiore della somma delle singole parti”).

Bene: dopo questa definizione così fumosa, diamo qualche esempio di sistema complesso:

- Il traffico
- Il cervello umano

Più in generale, i sistemi economici e i sistemi sociali, vengono convenzionalmente considerati dei sistemi complessi.

Ti dico la verità: tutta questa storia mi ricorda molto da vicino la situazione politica italiana!
Ma, ancora di più della politica, esiste un'altra disciplina che, al giorno d’oggi, è quanto di più complesso possa esistere a livello di sistema.
Sto parlando dell’informazione.

Ultimamente si parla molto di informazione, di libertà di informazione, e di tutte le tematiche connesse a questa complicata realtà. Cominciano anche ad uscire fuori in forma “ufficiale” alcuni concetti che anni fa la maggior parte delle persone sconosceva. Ad esempio, nella scorsa puntata di Annozero, è stato detto e ridetto chiaro e tondo che, l’informazione su carta stampata, è controllata (e quindi vincolata) dagli editori e dai proprietari delle società che detengono o in qualche modo controllano le aziende giornalistiche. Una fitta rete di intrecci, poteri e contropoteri, che fanno sì che le notizie arrivino “filtrate” da un modus operandi più o meno variopinto, a seconda di chi sia il “controllore” di turno.
Ma questa, in realtà, è la conferma oggettiva di qualcosa che le persone intelligenti oramai immaginavano e ipotizzavano già da molto tempo.

La questione dell’editoria è vicenda complessa, ma al lettore finale interessa solamente leggere e apprendere le notizie nel modo più oggettivo e trasparente possibile.

Tuttavia qui la questione cessa di essere meramente “economica” per diventare ben più importante. E cioè: è possibile fornire una rappresentazione completamente oggettiva della realtà?

Per quanto ne so io, no: ogni notizia, per essere divulgata, ha bisogno di un “soggetto” che la diffonda, attraverso i vari canali ad oggi conosciuti. Ma è proprio qua l’inghippo: questo “soggetto”, che si intende quindi essere capace di intendere e di volere, e munito di coscienza propria, tenderà a dare la notizia secondo lo stile, il linguaggio e le parole che, secondo lui, sono le più appropriate.

Cominciamo quindi col dire che tutti coloro che hanno orientamenti politici marcati, convincimenti istintuali, preconcetti, idee vere o fasulle in merito ad un certo argomento, tenderanno (consapevolmente o meno) ad imprimere la loro impronta all’interno del loro “articolo”.
Una stessa notizia, quindi, può essere data in molti modi diversi, e può suscitare nel “fruitore” delle idee differenti a seconda di come gli viene proposta.

Per ora mi fermo qui, e come al solito attendo un tuo commento. Ciò che mi interessa trasmettere è il seguente concetto: quando leggete o apprendete un’informazione, tenete sempre conto che vi trovate all’interno di un sistema molto complesso.

Caro Lele,
il concetto cardine che mi sembra emerga dalla tua lettera è un’ulteriore sfaccettatura del tema dell’editore puro, emerso ad Anno Zero e peraltro ripreso anche nella nostra prima lettera: tale concetto, vorrei segnalare, può essere esteso ad ogni soggetto che effettua informazione, sia esso un soggetto che la esercita su carta stampata, in televisione, on line. Chi si informa presso un giornale o un telegiornale legato a doppio filo ad una determinata parte politica o economica, deve poter conoscere quale linea editoriale viene seguita; chi fornisce i fondi per pubblicare il giornale e per pagare i giornalisti, e tutto questo quasi prima ancora di sapere cosa scrivono i giornalisti (o quali notizie forniscono i conduttori del TG). Non a caso è obbligatorio che gli editori dei giornali siano pubblici.

Assodato questo concetto base, vedo con piacere che sei “disilluso” sul tema dell’oggettività della verità: anche io credo che è assai improbabile che possa esistere la verità oggettiva. Al massimo, quand’anche ci si sforzasse di essere obbiettivi ed equidistanti, possiamo arrivare alla verosimiglianza, concetto un po’ diverso: è verosimile ciò che è credibile, ed è sintomo di libertà di informazione. La verità oggettiva è delle dittature, mentre la verosimiglianza è delle democrazie.

Fin quando ci sarà qualcuno che darà la propria impronta derivante dal proprio orientamento politico, o comunque dalle proprie convinzioni in generale, ci sarà libertà di informare. Così come DEVE esserci la libertà da parte del fruitore di formarsi un’idea: il fine della libertà informativa attiva (cioè di chi liberamente informa) è proprio quello di suscitare un dibattito e la formazione di un’idea. Ma anche dal lato dell’informazione passiva, cioè di chi vuole informarsi, c’è la libertà di scegliere di quale mezzo fruire per informarsi. Guai se non ci fossero voci fuori dal coro, o se non ci fossero contraltari.

Ma tutto quanto detto - tuttavia - è diverso dalle notizie “filtrate” - come le definisci tu - o dalla distorsione della verità. Possiamo dire che, da un lato, non può esistere la verità oggettiva, anzi è auspicabile che esista un’informazione che sia verosimigliante, e questo in quanto sintomo di libertà; ma d’altro canto non si deve incorrere nell’alibi che, nascondendosi dietro la libertà informativa, si possa dire liberamente tutto ed il contrario di tutto affermando per esempio falsità: tra il verosimile ed il falso c’è differenza. La Cassazione, per esempio, ha emesso una sentenza (negli anni 80) nota come la c.d. sentenza decalogo, sostenendo, tra le altre cose, esattamente l’impossibilità di riprodurre oggettivamente la verità, imponendo - tuttavia - al giornalista il dovere di controllare secondo la normale diligenza le informazioni di cui è in possesso e le notizie che diffonde.

Concludo riprendendo il tuo concetto di informazione come "sistema complesso", sostenendo che è tale, perché al suo interno possono trovarsi diverse voci che possono completarsi tra loro e dare l’informazione completa all’utente (cosa che talvolta manca: basti pensare a quante volte si sente il conduttore del TG annunciare un servizio descrivendolo ed ascoltare il servizio che ripete gli stessi medesimi concetti già detti). Quanto più, quindi, un qualsiasi organo di informazione fornisce completezza di notizie al suo interno, tanto più l’informazione è credibile; e quanto maggiormente sarà credibile, tanto più saranno verosimiglianti il complesso di notizie fornite.

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