18 lug 2009

Caso Sandri: in primo grado 6 anni a Spaccarotella

La sentenza sull’omicidio di Gabriele Sandri ha dato vita, come diverse volte accade, ad uno strascico di polemiche.

I famigliari delle vittime commentando la sentenza spesse volte si sentono insoddisfatti della giustizia, vivendo il loro dramma vorrebbero sempre giustizia come se questa potesse porre rimedio al loro lutto. Così i giornalisti chiedono diverse volte: Siete soddisfatti della sentenza?

Quello che diverse volte vedo (e che ho visto anche in questo caso) assomiglia di più ad un desiderio di vendetta non ad un desiderio di giustizia. Questa reazione, assai sgradevole pur nella comprensione che si vive un dramma, dimostra assai poco rispetto per la categoria dei giudici e dei tribunali; oltre che nei confronti delle forze dell’ordine ed anche dei morti.

La giustezza di una pena spesse volte viene confusa con una pena severa (o comunque non proporzionata): non è sempre così. La pena giusta, se esiste, non è né alta né bassa, ma dev'essere proporzionata. Se proprio dobbiamo parlare di giustizia, dobbiamo farlo fino in fondo: dovrebbero protestare tutti i ladri di destrezza, in quanto il furto aggravato ha nel massimo una pena di 10 anni di reclusione, mentre le lesioni personali gravissime hanno una pena nel massimo di 12 anni di reclusione. È giustizia questa? No: la tutela della salute è più importante della tutela del patrimonio. Peccato che il codice Rocco, ancorché abbia una parte generale all’avanguardia ed ancora valida (per esempio il principio della personalità della pena od il principio di legalità), ha una parte speciale che prevede proprio l’opposto: tutela del patrimonio quanto meno uguale alla tutela della salute. È giusto insultare, turpiloquiare e creare bagarre nei confronti dei carabinieri e degli avvocati difensori per manifestare disaccordo? È giusto presentarsi, come ha fatto il gruppo di tifosi dell’Arezzo “La Fossa”, con la scritta ACAB (All cops are bastard)?

Sfugge a molti la differenza tra dolo eventuale e colpa cosciente, ed effettivamente è una differenza labile e molto tecnica. Anche in questo caso, forse, una modifica va fatta legislativamente. E chissà se le valutazioni fatte dalla giuria popolare della Corte d’Assise sono tecnicistiche e specifiche o meno. Sfugge ai più il vero senso di solidarietà, che io intendo come fratellanza e vicendevole aiuto. Non aggressione verbale e turpiloquio, ma conforto nel momento del bisogno. Sfugge ai più la differenza tra verità assoluta e verità giudiziaria (o verosimiglianza).

Non so se la sentenza sia giusta o sbagliata, se gli anni giusti siano 6 o 12 o 24. So per certo solo questo: che quando si prende la mira non è detto che si voglia uccidere (dolo), ma anzi mirare può anche servire per NON uccidere e solo, magari, per ferire, o per sparare alle gomme (come ci ricorda sapientemente Cristiano Sandri cinque testimoni hanno visto Spaccarotella mirare per diversi secondi).

So per certo che prendere la mira da 70 metri (se fosse comprovato giudizialmente), verso una macchina in movimento e mentre passano le auto nelle carreggiate, francamente è un terno al lotto forse anche per i tiratori scelti; e se non fosse comprovato questo, in ogni caso un atteggiamento colposo non è smentito dalla difesa (l’autodifesa di Spaccarotella sostiene che il colpo è partito mentre correva).

So per certo che commentare le sentenze (peraltro di primo grado) con aria di verità assoluta, è un vizio che molti dovrebbero togliersi.
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