02 apr 2012

Giorgio Chinaglia: morto il famoso latitante.

Tutti adesso compiangono Giorgio Chinaglia. Esattamente come non hanno fatto per Dulbecco.

Come tutti i nomi che fanno notizia adesso è l'ora dei coccorilli edulcorati. Calcisticamente parlando nulla da dire. I numeri parlano per lui. Uno dei migliori attaccanti italiani.

Umanamente comprendo che possa dispiacere, ma occorre dare le informazioni correttamente e soprattutto in modo completo. Mi rendo conto che chiamare le cose col loro nome non è arte per tutti.

Dopo il ritiro dal calcio son cominciati i guai giudiziari: indagato per riciclaggio, destinatario di due ordini d'arresto: il  primo per estorsione ed aggiotaggio, il secondo per la scalata alla Lazio. Multato per la scalata alla Lazio in quanto «condotte manipolative poste in essere in relazione ai titoli della S.S. Lazio».



Dichiara Oddi, suo ex compagno di squadra alla Lazio, rilascia una dichiarazione che è tutto un programma e che dimostra come la mentalità relativamente ai reati sia distorta.
Ci sentivamo tutte le settimane, era molto rammaricato che non poteva tornare in Italia per discolparsi, aveva capito che aveva sbagliato e voleva tornare per discolparsi. Ma se davvero aveva sbagliato, l'ha fatto solo per amore della Lazio e non come qualcuno diceva per i soldi. Ne aveva guadagnati tanti e ne ha sperperati altrettanti solo per generosità. Ripeto, se ha sbagliato l'ha fatto solo per amore della Lazio.
Non è tornato, ha preferito rimanere latitante che affrontare le conseguenze dei propri errori. Commettere reati per amore non è meno grave che farlo per soldi. Altrimenti ammazzo l'amante della mia fidanzata e la passo liscia. Avrebbe dovuto affrontare il carcere, le conseguenze dei suoi presunti errori commessi, e dopo avrebbe potuto tornare a testa alta.

La presunta contiguità camorristica ed il presunto utilizzo di ogni mezzo per raggiungere il potere, viene da morto definita sventatezza ed istintività; la latitanza diventa un'improvvisa voglia di non andarlo a prendere in nome di non si sa bene quale aura divina. Come fa Sport Mediaset, per esempio.
Meno negli affari, dove è stato coinvolto in situazioni assai poco chiare che lo hanno portato addirittura a essere accusato di contiguità con la camorra e condannato per riciclaggio. Ufficialmente, era latitante, Chinaglia. Ma nessuno, proprio nessuno, aveva voglia di andarselo a prendere e di fargli pagare colpe che tutti sapevano essere molto figlie del suo istinto, della sua perenne sventatezza, la stessa che - sottoforma di coraggio, di potenza, di mancanza totale di paura - gli aveva permesso di essere "Long John", l'ariete spaccaporte e spaccaportieri che poteva vincere da solo qualsiasi partita. Era un uomo di cuore, Giorgio Chinaglia, e non sorprende che alla fine, forse per troppo uso, sia stato proprio quello a dirgli basta.
Mai letta tanta retorica in un unico articolo nel commentare la commissione di reati. Vediamo come commentava Sport Mediaset le  disavventure giudiziarie di Chinaglia. Siamo al giorno 8 agosto 2009, ordinanza di custodia cautelare nei suoi confronti. Ufficialmente è latitante. Sport Mediaset si limita a raccontare la notizia. Così tanto per citarne un passo:
Chinaglia, servendosi dell'appoggio economico e non solo della famiglia dei Casalesi, nota nel mondo della camorra campana, avrebbe dovuto occuparsi di "riciclare e ripulire" il denaro della famiglia stessa. Denaro che sarebbe poi stato investito per acquistare una quota rilevante del pacchetto azionaro dellaLazio
In nessuna parte dell'articolo c'è la nauseabonda retorica riservataci per la sua morte. Uno stile asciutto e diretto ci informa di quello che è successo e delle accuse. E il cuore? E l'amore per la Lazio? 


Oppure qualche giorno prima un articolo, sempre di Sport Mediaset, dal titolo eloquente: "Così la criminalità entra nel calcio". E' una citazione del rapporto Ocse, ma Sport Mediaset decide di dare rilevanza al tema citando questa frase nel titolo. L'Ocse non ne parla direttamente, ma pare proprio che il riferimento sia al tentativo di Chinaglia di appropriarsi della Lazio nel 2006. Anche qui nulla di nulla sull'amore di Chinaglia per la Lazio. Praticamente le notizie che lo riguardavano, e mi riferisco a molta stampa nazionale, erano buone per coprire qualche buco in cronaca e renderla interessante in tempi di vacche magre.

Non so se Chinaglia sia colpevole o innocente, se abbia sbagliato per amore o per soldi, o meglio io lo immagino, ma penso che sarebbe stato più giusto che a dirlo fosse il processo.  Io da parte mia dico solo che dubito che i magistrati si divertano a perseguitare personaggi famosi per hobby. Ognuno di voi, sapendo di quanto gli è capitato si faccia la propria legittima idea, ma sarebbe stato coerente vedere i giornali titolare sulla morte di Chinaglia il latitante, oltre che di Chinaglia il giocatore che fu. 


Sarebbe stato coerente, come pure taluni hanno fatto, raccontare tutto di Chinaglia, dal lato sportivo al lato giudiziario, piuttosto che dare sfogo alla retorica più vomitevole. Almeno per non essere falsi.

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