22 feb 2013

Lo Stato, il gioco d'azzardo e le mafie.


La Direzione Nazionale Antimafia ha diffuso una stima allarmante: tra le 379 mila new slot e le 40 mila videolottery autorizzate, ce ne sarebbero almeno 200 mila illegali. Clandestine perché scollegate dalla rete telematica, o perché contengono schede manomesse, o perché importate dall’ estero senza essere registrate. 

L’interesse delle mafie per le slot machine è cresciuto parallelamente a quello degli italiani: difatti solo nel 2012 la Guardia di Finanza ha sequestrato 2600 slot machine illegali, i Monopoli per irregolarità varie ne hanno spente altre 1400. 

I clan inizialmente si accontentavano di estorcere ai noleggiatori una sostanziosa percentuale degli incassi. Poi sono passati alla gestione diretta delle slot nei territori da loro controllati infiltrandosi con prestanome e società di comodo tra i 4 mila noleggiatori iscritti all’ albo. Sulle macchinette sono stati fondati imperi commerciali malavitosi.

Una delle ragioni che spinsero il governo italiano ad ampliare l’offerta di gioco legale era l’idea così si potesse arginare quello clandestino. Ma la misura è risultata parzialmente vana, perché il mercato è cresciuto talmente tanto da scatenare gli appetiti delle mafie. Le proposte per irrobustire la vigilanza non mancano.  

Fuggendo alla pressione fiscale e utilizzando la rete delle scommesse illegali, gli allibratori abusivi offrono agli utenti clandestini vincite di gran lunga più vantaggiose rispetto ai canali legali, che più degli altri, pagano il prezzo della crisi.  In pratica sono agenzie senza scrupoli al servizio della criminalità. 

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