22 apr 2010

Neomelodici/2: se i «cantastorie» esaltano la camorra.

La canzone di Nello Liberti "O Capoclan". Il brano descrive la mentalità di alcune persone che riconoscono nel capoclan un mito e una guida morale. Questa canzone è già stata rimossa da Youtube per le proteste di alcuni utenti. Vogliamo forse impedire a un cittadino di esporre la propria opinione, calpestando l'articolo 21 della Costituzione? E poi, siamo davvero sicuri che Liberti condivida il contenuto della canzone? Esistono migliaia di canzoni a tema malavitoso nelle quali l'autore interpreta un personaggio dal quale prende le distanze. Milva ha cantato per anni le canzoni della Mala Milanese. Adriano Celentano, in "Una storia come queste", fa la parte di un assassino che ha ucciso la moglie. John Lennon cantava "La felicità è una pistola calda". Johnny Cash, in "Folsom Prison Blues", esordiva con "Ho ucciso un uomo a Reno / Solo per guardarlo morire". Significa che Milva, Celentano, Lennon e Cash sono dei criminali? Per non parlare dei contenuti di certi testi di Eminem, che poi se ne va a cantare a Sanremo con la benedizione di Raffaella Carrà. Vogliamo dire che Marlon Brando e Al Pacino sono mafiosi perché hanno recitato nel "Padrino"? Perché tutto quest'accanimento su un cantante neomelodico, che tra l'altro lavora come marittimo facendosi il mazzo così sulle navi, e che se fosse un camorrista di sicuro non avrebbe bisogno di lavorare?

Questo è il commento di Zompevola il 06 marzo 2010 quando ha ripostato il video di 'O capoclan di Nello Liberti (testi di A. Alfieri e N. Nocerino). Innanzitutto, dato il grossolano errore su Milva e sulle Canzoni della Mala, occorre un preambolo: queste sono cantate in origine dalla Vanoni a Milano e da Gabriella Ferri a Roma. Con tutto il rispetto per Alfieri e Nocerino, le Canzoni della Mala sono ideate tra gli altri da Giorgio Strehler (insignito della Legion d'Onore) e da Dario Fo (Premio Nobel per la Letteratura), non gli ultimi scalcagnati arrivati. Milva c'entra pochissimo con le citate canzoni.

La seconda precisazione consiste nel fatto che Strehler pensò di dare un certo alone di mistero a queste cantate popolari (aiutato dall'enfasi della Vanoni), la qual cosa diede anche una certa popolarità a quest'ultima ed anche dubbi sulla sua reale identità: è facile anche identificare un motivo pubblicitario alla base di tutto ciò.

Detto questo è fin troppo ovvio che non è assolutamente scontata la condivisione del testo che si interpreta in video od in musica: ma la differenza è proprio questa. Purtroppo quanto descritto nella canzone cantata da Liberti non sembra una mera descrizione ed una mera interpretazione di una realtà comunque esistente e di una realtà che comunque l'interprete potrebbe non giustificare e non vivrebbe mai e poi mai (come nel testo di Una storia come questa). Sembra decisamente un'esaltazione ed una giustificazione della camorra: insomma sembra quasi che il pover'uomo in fondo in fondo sia un buon padre di famiglia una via di mezzo tra il Dalai Lama e Robin Hood. Come si dice nel commento: una guida morale. Spero che si noti la differenza tra l'interpretazione e l'individuazione di un camorrista come guida morale. L'articolo 21 della Costituzione, nel secondo caso, non c'entra un tubo.

Voglio ben sperare che Liberti, quanto gli autori siano in disaccordo con questo modo di vivere assolutamente illegale, e che le intenzioni fossero diverse dall'esaltare la camorra.

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