08 lug 2010

La vera riforma della giustizia.

Che i tempi della giustizia in Italia siano abnormi lo si sa, ma sono i rimedi che mancano. D'altronde il paradosso Alfano-processo breve nessuno l'ha fatto notare: il processo che dura massimo sei anni, pena l'estinzione (che equivale a dire devi farti fare una TAC entro 15 giorni altrimenti sei guarito), secondo Alfano avrebbe riguardato l'1% dei processi. Allora a che serve fare una riforma per un numero così esiguo di processi? Mai saputo (e per ora ancora non promulgata).

Le cause sono le più disparate: per esempio un signore di Ostuni, recentemente, è finito sotto processo per aver rubato 90 centesimi (prima udienza il 18 novembre 2010). Oggettivamente il reato commesso potrebbe ben essere considerato irrilevante, e sarebbe bene concentrarsi su reati ben più pericolosi socialmente.


Oppure le controversie potrebbero risolversi in modo civile senza arrivare ad un processo: come il caso di un parroco che avrebbe rigato il furgoncino di un fruttivendolo, regolarmente autorizzato, perché non sopportava che vendesse dinanzi al sagrato: colto in flagrante si sarebbe detto disponibile a risarcire il danno, ma il fruttivendolo non intenderebbe ritirare la querela.
 

In teoria, in ambito penale, anche l'articolo 462 c.p. falsificazione o alterazione dei biglietti delle imprese di pubblico trasporto potrebbe essere depenalizzato. Per un biglietto di 1 euro in teoria potrebbero instaurarsi tre gradi di giudizio per un soggetto che sarà tendenzialmente irreperibile, se non è identificato dalla polizia e dà generalità false ai controllori. In questo caso viene nominato l'avvocato d'ufficio, pagato dallo Stato cioè da TUTTI NOI, e i giudici dovranno dedicare tempo a un poveraccio che non ha un euro per i biglietti della metrpolitana.

Gli esempi che potrei riportare in ambito condominiale sono i più disparati: dall'odore insistente di cucinato ai ticchettii delle scarpe ad ogni ora. Alzare un po' il limite di tolleranza per le bagattelle (non certo per il falso in bilancio) sarebbe cosa buona e giusta.

Un altro problema assolutamente influente è il divieto di reformatio in peius del giudizio di primo grado: in pratica se a Tizio danno 10 anni in primo grado, in appello la pena sarà per forza inferiore o, nel peggiore dei casi, uguale. Stando così le cose in Italia praticamente tutte le sentenze di primo grado verranno appellate.

Basterebbe eliminare questo divieto per ridurre enormemente il carico di lavoro dei giudici e dei PM. Ma, contestualmente, si potrebbe anche aumentare il numero del personale. Vi invito a leggere il post di Byo Blu sui veri numeri della giustizia, al fine di non farvi ingannare quando vi parlano di questi temi. 


Ho estrapolato da quel post alcuni dati (e screen shot) che sul tema ci riguardano: in Italia abbiamo 11 magistrati professionisti per ogni 100.000 abitanti. Meno di noi ne hanno solo l'Irlanda (3,1), l'Inghilterra (7), la Spagna (10,1) e la Norvegia che però ne ha più o meno tanti quanti noi (10,9). Più su il top lo tocchiamo con Monaco, che arriva ad averne ben 54,5 magistrati per 100 mila abitanti.  Smentiti tutti coloro che sostengono che abbiamo troppi magistrati.







Analogamente avviene per il personale non giudicante (cancellieri, segretari, uscieri): 46 ogni 100.000 abitanti contro i 70 della Germania, i 93 della Spagna, i 135 della Slovenia e i 161  della Croazia. Non spendiamo, quindi, troppo per i processi: lo 0,26 % del PIL contro lo 0,86% della Bosnia.






Prendo spunto, poi, dal blog Diritto 2.0 per parlare anche del servizio Polis Web: consente l'accesso telematico alla Cancelleria civile, che permette agli avvocati una consultazione diretta dei propri fascicoli, evitando di recarsi fisicamente presso la Cancelleria per ottenere informazioni riguardanti i procedimenti in corso. Riuscire a lavorare direttamente dal proprio studio riduce anche la necessità di spostamenti da e verso la cancelleria dei tribunali, anche con notevoli positive ripercussioni sulla viabilità oltre che sui tempi della giustizia.


Per rendere tutto ciò fattibile occorrerebbe obbligare avvocati e tribunali a dotarsi di posta elettronica certificata tramite cui creare i fascicoli digitali, tramite cui effettuare le notifiche digitali delle citazioni: il che consentirebbe di risparmiare tempo, la notifica sarebbe pressochè immediata invece di aspettare tempi biblici, si risparmia anche carta e denaro (le Poste si fanno pagare per notificare le citazioni).

Altro passaggio: perché non incentivare sta benedetta banda larga e costringere giudici e avvocati ad uitilizzare la videoconferenza e così portare avanti le udienze?

Sarebbe un cambio radicale, ma tempi e costi sarebbero abbattuti se non altro perché tutta una massa di persone potrebbe ben evitare di muoversi da casa o dallo studio professionale per andare in tribunale: nella stessa mattinata lo stesso avvocato potrebbe presenziare ad udienze presso il tribunale di Santa Maria Capua Vetere, di Napoli, di Nola e di Salerno, cosa assolutamente non fattibile se fisicamente dovesse raggiungere i vari tribunali.

Per rendere l'idea: il tribunale di Milano che utilizza le notifiche/comunicazioni on line, risparmia 12 mila ore di lavoro all'anno di lavoro in cancelleria. Per i decreti ingiuntivi (3 mila al mese a Milano) sono necessari 12 giorni se on line 112 su supporto cartaceo.

Abbattere i costi e tutelare la riservatezza significa anche attrezzarsi in modo tale da evitare che si perdano atti dai fascicoli, ridurre il tempo delle notifiche, far accedere a determinati atti riservati on line solo chi è autorizzato.



Vi ricordo che la Finlandia è il primo paese al mondo ad aver considerato necessario GARANTIRE COME DIRITTO 1 mbps  ad ogni finlandese in quanto servizio universale, ed entro il 2015 arriveranno a 100 mbps. Qua abbiamo per ora rinunciato ad investire 800 milioni euro per la banda larga a causa della crisi. Proprio per la presenza della crisi, che sarebbe necessario fare questo investimento.

3 commenti:

  1. Idee innovative, che sicuramente anche prese singolarmente riuscirebbero a ridurre tempi e costi, ma qui siamo sicuro che c'è gente interessata del tutto a farlo? Speriamo che i tempi cambino, perchè ora come ora non c'è proprio verso... E io che sono originario di Leopardi, paesino tra le due torri (Torre del Greco e Torre Annunziata) so bene cosa vuol dire fare i conti con problematiche del genere, visto lo scempio del palazzo di giustizia di Torre Annunziata... Ma vallo a spiegare a chi pensa a tutt'altro.

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  2. Ah Sandro, in merito alle offese di Barbato ad una donna del PdL, invitata a fare pompini al pemier, che diceva Tyler ieri sul mio blog, a Radio24 ieri c'era proprio la "ministra" che diceva di aver subito quelle ingiurie... Quindi la notizia è fondata, non ho ancora letto i giornali, quindi non so se oramai è di dominio pubblico al 100%

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  3. Rospo anche io non penso che ora come ora ci siano persone che siano veramente interessate a conoscere queste proposte, almeno per le persone che potrebbero tramutare queste proposte in legge.

    Però penso anche che ci si debba comunque provare a farle, a diffonderle il più possibile. Se vogliamo fare in modo che una cosa migliori oltre ad aspettare che i tempi cambino possiamo provare a farli cambiare noi.

    Per quanto riguarda la rissa in parlamento e le presunte ingiurie esternate da Barbato, su Repubblica edizione cartacea e su Repubblica.it, Messaggero.it, Fatto Quotidiano.it, Il Giornale.it, non mi sembra di aver letto nulla di tutto questo.

    Ma per amore di verità in un articolo del Corsera.it del 7 luglio viene riportata una dichiarazione della Santamarini (non della Meloni) secondo cui Barbato le avrebbe dato della «camorrista, ladra e mafiosa» invitandola anche a non sedersi in Parlamento per dedicarsi a «coccolare il presidente Berlusconi». Non mi risultano essere tuttavia riportati testimoni di queste affermazioni.

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