12 mar 2011

L'apocalisse nel Sol Levante.

Il terremoto in Giappone mi mette enorme tristezza come mi accade per ogni cataclisma della natura che coinvolga anche esseri umani. E mille pensieri mi vengono in mente.


In primo luogo l'assurda locuzione che si ripete ogni qualvolta eventi simili accadono: per fortuna non ci sono italiani tra i morti ma ce ne sono tra i dispersi. Ebbene, per quanto io voglia comprendere che si dia prevalenza agli italiani per cercare anche di informare e tranquillizzare - ove possibile - le famiglie che sono lontane e magari impossibilitate a comunicare facilmente con i loro cari in Giappone, ma perché per fortuna? Se muore un giapponese è meno importante che se muore un italiano? E se fosse un turco, o un somalo o un brasiliano? Sarebbero meno importanti? No: e allora, di grazia, per favore mettete un po' d'attenzione in quello che fate. Basterebbe dire: non ci sono italiani tra i morti, ma ce ne sono tra i dispersi. Come dice Giobbe Covatta: basta poco, che ce vo'!!

Penso, poi, che il terremoto è stato fortissimo (uno dei più forti negli ultimi 140 anni): eppure non è stato il terremoto a creare i danni maggiori, ma lo tsunami. Non riesco a smettere di pensare che in Italia, secondo Legambiente, sono stati costruiti 402 mila edifici abusivi nel decennio 1999-2009. Pensate che questi edifici rispettino le norme antisismiche come in Giappone? No. Eppure ogni tanto qualche genio pensa ai condoni e qualche altro genio (giusto per non sfociare nelle offese) pensa di  costruire fregandosene bellamente delle norme antisismiche. Tanto mica anche in Italia ci sono i terremoti? Secondo l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) in Italia un terremoto ha buone probabilità di creare danni elevatissimi, se non proprio una catastrofe.

Certo in Italia non ci sarà il pericolo tsunami, perché il mar Tirreno è un laghetto rispetto agli oceani, ed anche il Mediterraneo non è 'sto granché. Eppure non riesco a non pensare al fatto che è stato il terremoto a danneggiare la centrale nucleare in Giappone. Adesso c'è il rischio di fughe. Evacueranno le persone nel raggio di 10 km. 

Vorrei chiedere ai governanti giapponesi: come v'è saltato in mente di costruire centrali nucleari in una zona così sismica? Come potete pensare, e vale per tutti i favorevoli al nucleare, che tale tipo di energia sia il futuro? Non spiegatelo a me, ma a tutte quelle persone che, in Giappone dovranno essere evacuate a causa delle fughe.

3 commenti:

  1. Chi l'ha detto che in Italia non c'è il pericolo tsunami? Nel terremoto di Messina ci fu eccome...
    Riguardo alla prima, interessante osservazione, sarebbe bello se si ragionasse così, senza il bisogno di dire "per fortuna", ma la verità è un'altra: giusto o sbagliato che sia, più un qualcosa è distante da noi (culturalmente, fisicamente, o in qualunque altro modo) e meno ce ne importa; ad esempio, pniamo che cada una bomba su una scuola in iraq e muoiano cento bambini, la risonanza qui da noi è pari a come se fossero morti cento conigli, e non parlo solo di risonanza mediatica, ma anche di quella nella coscienza della gente. Quindi, ci interessano di più le cose con le quali siamo più a contatto.
    Sarò cinico ma io vedo che il mondo funziona così, ci importa di più delle cose che noi riteniamo più importanti, e le altre (siano cose, persone o anche idee, il concetto si può applicare a molti ragionamenti) le consideriamo di serie B.

    RispondiElimina
  2. Al di là di quello tsunami, correttamente da te indicato, non ve ne sono stati altri: se consideriamo l'Indonesia, invece, è stata molto più colpita in tempi recenti: nel 2004; nel 2006 (Giava) ed in ultimo nel 2010. E questo se non consideriamo lo tsunami del 1883 a seguito dell'eruzione del vulcano Krakatoa con onde di 40 metri.

    Lo stesso Giappone fu già colpito da tsunami nel 1993.

    Peraltro mi risulta che si stima che il 90% dei terremoti mondiali avviene nella cintura di fuoco (quindi in pratica nell'oceano pacifico e nell'oceano indiano), dove è più probabile che si verifichino terremoti estremamente forti (che possono ben provocare tsunami), rispetto al Mediterraneo.

    Aggiungo solo una cosa: le enormi distanze oceaniche, decisamente maggiori rispetto a quelle del Mediterraneo, favoriscono, da un lato una lenta attenuazione della forza, ma anche una maggiore propagazione dell'onda, che quindi colpirà zone più ampie.

    RispondiElimina
  3. Il resto della tua osservazione lo concordo perfettamente.

    RispondiElimina

Pubblicherò tutti i commenti che non insultino me o altri, nemmeno se le persone che insultate mi stanno antipatiche.

Piuttosto se volete la mia eterna riconoscenza .... condividete, please.

Backlinks su Pensare è gratis.

StatsCrop