08 mar 2011

Pubblicità sessiste? Non è il peggiore dei mali!

In questi giorni, complice anche la giornata internazionale della donna, è ritornata d'attualità la tematica delle pubblicità che sfruttano il corpo femminile per attrarre l'attenzione. 

Il punto di partenza è la campagna mediatica che da qualche tempo sta conducendo Strisica: prima contro la stampa estera, poi contro, tra gli altri, la Repubblica, da sempre ostile al premier. Un caso? Cito Greggio: sarà vero, sarà falso, Sarah Ferguson? ... E che caso!!


Quando vedete queste pubblicità, pensate che il loro scopo è attrarre l'attenzione. E pensate che chi si scandalizza per queste pubblicità attiva solo un meccanismo virale contribuendo a reclamizzare maggiormente tali provocazioni. Sì esattamente come Manuela Arcuri e lo strategggismo sentimentale e come Ruby che parla di signoraggio bancario mezza spogliata

Chi produce questo tipo di pubblicità si fa due conti in tasca e  vede che spendendo X euro per raggiungere mille persone, a parità di spesa, può raggiungerne dieci milioni se fa una pubblicità virale che poi viene fatta girare assolutamente gratis con la condivisione, con i media nazionali che ne parlano, con giornali ed utenti che si scandalizzano.

Diciamoci la verità, fa comodo anche a molte star-starlette-mezzetacche che abbiano un minimo di fisico fare un calendario o servizi provocanti per guadagnarsi la pagnotta. Anche perchè queste mezzetacche principalmente sanno prevalentemente mettere le tette in mostra e fare l'occhio languido e nulla più.

Non è il caso di Michelle Hunzinker, che ad onor del vero s'è fatta valere in Italia, in Svizzera ed in Germania non certo per il fisico ma per la sua bravura e simpatia, ma che a sua volta è balzata agli onori delle cronache all'inizio della sua carriera proprio con il tipo di pubblicità che ora critica. Non mi pare di averlo sentito a Striscia e, per completezza d'informazione, penso sia bene ricordarlo. Se fossi Sallusti sbraiterei immediatamente come fa con chiunque attacchi il suo capo. Ma per fortuna non sono Sallusti, con buonapace dei miei famigliari.

Invece mi limito a notare come le pubblicità citate da Striscia, spesso e volentieri, siano pubblicità di intimo ... è ovvio che serve una donna in intimo per pubblicizzarlo. Lapalissiano. 
  
In realtà, il reale sfruttamento non quello pubblicitario, non quello principale almeno: dimentichiamo lo sfruttamento che porta le donne sulla strada; quelle che fa sì che alcune bestie possano picchiare la moglie o costringerla ad una vita di umiliazioni; quello che porta le donne ad essere violentate; quello che porta le donne a subire orrende mutilazioni genitali.
Degno di biasimo fu Bruno Vespa che cominciò a delirare nel vedere il decoltè di Silvia Avallone, e se non erro anche Striscia riprese lo spiacevole evento.


Auguri a tutte le donne, ma di più alle donne che soffrono.

 
Forse può interessarvi il post di Andrea su Informare è dovere.

2 commenti:

  1. Mi dispiace, Andrea, non sono d'accordo. I fenomeni che elenchi sono correlati, perfino la violenza, secondo Napolitano, è in qualche modo legata alla perenne immagine di donna seducente e disponibile. Vero, per l'intimo pare logico usare come modella una donna sexy, ma per l'antivirus dell'AVG no! Sono migliaia e migliaia i prodotti e i servizi che non hanno niente a che fare con l'erotismo ma ne usano il richiamo. L'uomo che guarda questi spot o cartelloni è spinto ad assumere il ruolo di guardone, la donna che guarda ad immedesimarsi con le modelle, e il messaggio che passa è che è questo a cui la donna deve aspirare! Che bel valore! Ti invito a dare uno sguardo al gruppo di uomini e donne FB che ho fondato, a destra della pagina c'è un breve documento introduttivo. Ciao ciao

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  2. Ti consiglio di ripostare il disaccordo verso Andrea con un commento all’articolo linkato in calce al post, perché altrimenti dubito che sappia che sei in disaccordo con lui.

    Io sono Sandro, autore del post che commenti e del blog: per parte mia, non contesto quello che dici, ma provo a far passare un’altra prospettiva oltre la tua: sì lo sfruttamento del corpo femminile, la donna oggetto e tante belle parole; ma d’altro canto ci sono anche donne che non sapendo fare altro (le mezzetacche citate nel post) pensano che una buona strada per farsi valere sia mettere le tette in mostra. E per lo più lo fanno per ottenere successo e soldi facili facili. E i produttori ne approfittano per ammortizzare le spese con la pubblicità virale (gratis). Non importa che ne parli bene o male, basta che se ne parli.

    Mica sono tutte Serena Dandini, Luciana Littizzetto o Paola Cortellesi o la de Filippi (anche se le sue trasmissioni non mi piacciono), che pure hanno fatto strada ma non certo perché hanno messo tette in mostra. La stessa Michelle Hunzinker ha dimostrato di saper condurre. Aggiungerei Vanessa Incontrada, Barbara de Rossi e Valeria Golino. Tutte donne che sono apprezzate perché son brave non perché hanno le tette al vento. La strada del merito è percorribile, solo che è più difficile.

    Hanno voglia a dire che le veline sanno ballare (suggerirei che son pagate per fare quello): non appena hanno provato a dare loro qualcosa da leggere la scena diventava da film di terza categoria, con dialoghi surreali e spontaneità -40, marcando ancor di più la differenza tra chi sa condurre e sa parlare in pubblico, e chi sta lì perché ha un bel fisico.

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